scritto da Nino Maiorino - 11 Febbraio 2024 07:09

Anno 2023: il più caldo di sempre

Non era necessario che lo certificassero i siti che controllano il clima, ce ne eravamo accorti già noi.

Il 2023 è stato l’anno record: oltre ad essere stato il più caldo della storia della umanità, con quasi 1,5 gradi Celsius di aumento della temperatura media globale rispetto al periodo pre-industriale, cioè quello compreso tra il 1850 e il 1900, è stato anche l’anno con l’estate boreale più calda dall’inizio delle rilevazioni, cominciate nel 1880.

Dentro questa folle estate, abbiamo anche vissuto la settimana, dal 3 al 7 luglio, e il giorno più caldi di sempre.

Il 7 luglio la terra ha raggiunto i 17,24 gradi di media; prima di quest’anno, il record era stato registrato nel 2016, con 16,92 gradi.

Infine abbiamo vissuto anche il giorno in cui la temperatura ha superato per la prima volta di 2 gradi Celsius della media del periodo: è successo il 17 novembre, con uno scarto di +2,07 gradi.

E il 2024 non sembra essere da meno.

Secondo le previsioni del Met-Office, il servizio meteorologico britannico, l’anno in corso potrebbe sfondare per la prima volta il muro degli 1,5 gradi di aumento della temperatura media.

Il sito “A Fuoco”, al quale ci ispiriamo, ha l’obiettivo di trovare un modo di rispondere alle obiezioni più comuni che vengono poste.

Gli Stati che oggi sono indicati come maggiormente responsabili della crisi climatica, come Cina e India, sono quelli che devono fare di più e più in fretta.

Nei confronti dei 198 Stati partecipanti alla Conferenza sui cambiamenti climatici ci viene in aiuto un articolo fondamentale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc, United Nations Framework Convention on Climate Change).

È l’articolo 3.1 e recita: «Le Parti devono proteggere il sistema climatico a beneficio della presente e delle future generazioni, su una base di equità e in rapporto alle loro comuni ma differenziate responsabilità e alle rispettive capacità. Pertanto, i Paesi sviluppati che sono Parti della Convenzione, devono prendere l’iniziativa nella lotta contro i cambiamenti climatici e i relativi effetti negativi».

 Per fare chiarezza è fondamentale dare un’occhiata al seguente video, (https://www.youtube.com/watch?v=vFQq0opJ0Qc), tratto da uno studio intitolato “La responsabilità storica dei cambiamenti climatici è al centro del dibattito sulla giustizia climatica”, realizzato da Carbon Brief, sito web diretto dal giornalista Leo Hickman, che si occupa di clima da un punto di vista scientifico per supportare l’adozione di politiche all’altezza della situazione.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, nel 1850, l’umanità ha “sparato” in atmosfera circa 2.500 miliardi di tonnellate di CO₂; è così che siamo arrivati all’aumento della temperatura media globale che stiamo subendo oggi.

La responsabilità è di tutti noi, ovviamente in maniera differenziata tra noi cittadini che subiamo le conseguenze degli sconvolgimenti climatici e chi, avendone il potere, non solo non ha fatto nulla per migliorare la situazione, ma addirittura ha agito contro.

Una considerazione riguarda le responsabilità di paesi come la Cina e l’India.

Bisogna tener presenti molti elementi per farsi un’idea della complessità della situazione senza banalizzarla ma anche senza arrendersi all’idea che sia tutto troppo complicato.

Prima di tutto tenere conto che la temperatura odierna non è lo specchio delle emissioni contemporanee, ma è la conseguenza del comportamento di vent’anni prima.

E per rispettare la soglia degli 1,5 gradi “caldamente” suggerita dalla comunità scientifica ci restano da gestire circa 500 miliardi di tonnellate di CO₂.

Questo è il famoso carbon budget, cioè l’ammontare massimo di emissioni globali di CO2 per limitare a un certo livello il riscaldamento globale.

Il budget indica quanta CO2 può ancora essere emessa per limitare ulteriori pesanti danni per ambiente.

Secondo le previsioni attuali rischiamo di esaurire il budget in pochi anni; meno di sei, se vogliamo avere i due terzi di probabilità di centrare l’obiettivo, mentre le probabilità scendono al 50 per cento se vogliamo “stare larghi” e darci un altro decennio per l’azione, a partire dal 2022.

Insomma non ci rendiamo ancora conto che ormai siamo ai limiti delle possibilità di ridurre l’inquinamento da CO2: proseguendo con l’attuale ritmo tra pochi anni potremmo avere un’aria irrespirabile, una temperatura superiore a quella attuale andando incontro ad un riscaldamento globale ancora meno controllabile.

Ecco le ragioni per le quali noi nel nostro piccolo, ciascun paese a livello legislativo e di governo, e le varie organizzazioni super-nazionali (UE, USA, ecc.), abbiamo grandi responsabilità per non lasciare ai nostri figli e nipoti un clima sempre meno governabile.

Ed è necessario fare scelte giuste anche quando si va a votare per la elezione dei governanti: se si sa che un certo candidato è poco sensibile al problema della tutela dell’ambiente, meglio dare il voto ad altri.

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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