8 settembre 1943 e quel “Siamo fottuti” di Badoglio all’annuncio dell’armistizio

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“Recatomi in mattinata al Viminale per conferire su argomenti di ordinaria amministrazione con il Maresciallo Badoglio, questi m’informò della visita fatta dal Generale americano Taylor durante la notte e della partenza del Generale Rossi, insieme con costui, allo scopo di rappresentare al Quartiere generale alleato come la vedevano le nostre autorità militari. C’era dunque logicamente da supporre che il Generale Rossi avrebbe avuto tutto il tempo necessario per prendere nuovi e precisi accordi col Quartiere generale alleato, e, conseguentemente, che le nostre autorità militari avrebbero anche avuto il tempo di predisporre le corrispondenti misure. Me ne tornai a Palazzo Chigi, e poiché da più di un mese non mi era stato possibile di fare una passeggiata a piedi, rinviai tutti i miei appuntamenti del pomeriggio a dopo le ore 18, per potermi recare a Palazzo Chigi dopo aver fatto un giro per Villa Borghese”

Così scrisse Raffaele Guariglia, ambasciatore napoletano e ministro degli Esteri di Badoglio, proprietario di quella Villa Guariglia a Raito di Vietri sul Mare che ospiterà re Vittorio Emanuele III dopo il trasferimento della capitale e del governo a Salerno, racconta nella sua opera biografica “Ricordi: 1922-1946”, rammentando quello che accadde nella giornata dell’8 settembre 1943.

Guariglia era stato nominato ministro degli Esteri con la costituzione del primo governo Badoglio il 26 luglio, alla caduta di Benito Mussolini. Quel mercoledì mattina dell’8 settembre sembrava una giornata come altre ai governati italiani. Erano convinti, infatti, che si sarebbe riusciti a ritardare di qualche giorno la dichiarazione di armistizio concordata con i governi anglo-americani. L’armistizio, in verità, era stato già firmato e si trattava soltanto di decidere il giorno in cui annunciarlo. Gli Alleati avevano invece fretta di concludere ed era stata già decisa la data, tenuta nascosta agli italiani: l’8 settembre, il generale Ike Eisenhower avrebbe annunciato l’armistizio.

Guariglia continua nel suo racconto: “Giunsi al mio ufficio proprio mentre scoccavano le ore 18, ma non avevo avuto nemmeno il tempo di sedermi al mio tavolo quando vennero a dirmi che dovevo recarmi d’urgenza al Quirinale, dove era stata convocata una riunione con il Re e con il Maresciallo Badoglio. Sorpreso ed inquieto, andai prima a vedere il Generale Puntoni, Aiutante di campo generale di S. M. il Re, per chiedergli cosa fosse accaduto, ma egli non sapeva nulla. Insieme allora ci recammo nel salone a destra del grande cortile, dove il Re riceveva i Ministri per la firma, e dove si erano tenute dal luglio in poi le riunioni per discutere le questioni derivanti dalla nostra situazione militare e politica. Appena giunti trovammo nell’anticamera il Maresciallo Badoglio. Corsi da lui, ansioso di notizie. Egli mi rispose testualmente: “Siamo f….ti”. In quel momento si aprirono le porte della sala dove ci aspettava il Re, entrammo, e lo stesso Maresciallo ci mise al corrente dell’accaduto”.

Intorno alle 19,30 il maresciallo Pietro Badoglio entrò nella sede dell’EIAR, la radio di stato italiana. Al posto dell’uniforme indossava un abito grigio e un cappello floscio. In pochi minuti registrò un breve messaggio. Verso le 19,40, il presentatore Giovan Battista Arista annunciò il maresciallo e poco dopo la sua voce registrata lesse il proclama con cui il Regno d’Italia annunciava la resa.

Salerno quel giorno era stata colpita dall’ennesimo bombardamento.  Da molte settimane subiva continue incursioni aeree ed era ormai ridotta a un cumulo di rovine. La notte tra l’8 ed il 9 settembre, iniziò un’operazione di sbarco di  enormi dimensioni nel golfo di Salerno, passata alla storia come “Operazione Avalanche”, comandata dal generale Clark, che interessò un vasto territorio, da Agropoli a Minori.

 

Le prime notizie sull’avvio delle operazioni di sbarco ebbero inizio poco dopo l’imbrunire, verso le 20,30, dell’8 settembre 1943. Grosse formazioni di aerei cominciarono a sorvolare Salerno, non più nella direzione di Napoli, ma direttamente sulla città, per poi virare e ritornare verso oriente. Si cominciarono a sentire deflagrazioni di bombe e cannonate, razzi di ogni colore e abbaglianti, si levavano sul mare.

Nonostante la resistenza tedesca 55mila uomini delle truppe anglo-americane sbarcarono a Salerno dove entrarono pacificamente la mattina del 10 settembre, accolte calorosamente dalla popolazione. Fu immediatamente istituito un governo militare della città.

Subito dopo lo sbarco gli Alleati occuparono tutti gli immobili atti allo scopo che trovarono sul loro cammino, specialmente i grossi capannoni industriali situati tra Paestum, Battipaglia e Pontecagnano. Ma l’Armata Alleata non aveva solo bisogno di depositi, bensì anche di luoghi confortevoli dove ospitare gli ufficiali ed i loro soldati. Per ospitare gli ufficiali furono requisiti la maggior parte degli alberghi, specie quelli della Costiera Amalfitana, situati nelle località più suggestive come Positano, Amalfi e Ravello.

Con  la  formazione del Governo Badoglio a Salerno, tra il 10 e l’11 febbraio 1944, furono occupate poi  importanti  sedi  cittadine  per  insediare  i  ministeri. In particolare le sedi individuate furono: Palazzo Comunale: sede della presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero  degli  Interni,  del  Ministero  dell’Educazione  Nazionale (Sala della Giunta), dell’ Ufficio del Presidente del Consiglio dei Ministri (Ufficio del Sindaco), per le riunioni del Consiglio dei Ministri (Salone dei Marmi); Palazzo delle Poste: sede del sottosegretariato Poste e Telegrafi; Palazzo  Natella:  sede  del  Ministero dell’Agricoltura, del  Ministero dei Lavori Pubblici, del Ministero della Guerra e della Marina; Palazzo Barone: sede del Ministero degli Esteri; Palazzo di Giustizia: sede del Ministero di Grazia e Giustizia e della Suprema Corte di Cassazione; Palazzo delle Corporazioni (attuale Camera e Commercio): sede del Ministero delle Finanze; Edificio Scolastico Vietri sul Mare: sede del Ministero dell’Industria e Commercio; Villa Formosa Cava dei Tirreni: sede Ministero della Aeronautica.

Nei mesi in cui Salerno fu capitale, il re Vittorio Emanuele III alloggiò a Villa Guariglia e di lì, raccontano le cronache locali, era solito scendere a Marina d’Albori per pescare. In seguito i reali si trasferirono a Palazzo Episcopio del Duca di Sangro a Ravello.

In quel tempo così breve, in cui la città aveva svolto il ruolo di capitale, prese forma un governo che fu il primo supporto del nuovo Stato italiano e l’inizio della storia della nostra rinascita come popolo.

 

 

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