18 anni fa la strage di Nassiriya

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Erano le ore 10:40 a Nassiriya (le 8.40 in Italia) del 12 novembre 2003. Carabinieri e militari dell’esercito di stanza alla base Maestrale erano già operativi da qualche ora quando un camion cisterna pieno di esplosivo guidato da 2 kamikaze esplose davanti all’ingresso della base italiana. L’attentato provocò 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Tra gli italiani 12 carabinieri, 5 militari e 2 civili, oltre a un regista e un operatore della troupe che stavano girando un documentario sull’attività del contingente italiano in Iraq. Il carabiniere di guardia, Andrea Filippa – anch’egli tra le vittime – riuscì a uccidere i due attentatori impedendo al camion di entrare nella base, evitando che il conto delle vittime fosse più alto. 

La base Maestrale era una delle due sedi dell’operazione Antica Babilonia, la missione di pace in Iraq avviata qualche mese prima con 3 mila uomini, tra cui 400 carabinieri. Gli uomini che sono andati lì, degli eroi, erano coscienti del pericolo e di quello che poteva accadere.

Oggi si ricorda l’anniversario di quel tragico episodio, una vicenda tra le più tristi e drammatiche per il nostro Paese che fu colpito al cuore.

Il contingente italiano aveva il compito di garantire la sicurezza e appoggiare la ricostruzione post bellica nella provincia del Dhi Qar di cui Nassiriya è capoluogo. Una missione di peacekeeping: mantenimento dell’ordine pubblico, addestramento delle forze di polizia del posto, gestione dell’aeroporto e aiuti da portare alla popolazione. Da settimane i servizi di sicurezza e le intelligence avevano fatto filtrare la notizia di possibili attentati contro i contingenti stranieri  stanziati in Iraq, c’era preoccupazione già da tempo. Si potevano immaginare attacchi, ma non di quella portata.

Non è retorica se si afferma che sarebbe giusto ricordarsi non solo una volta l’anno, ma tutti i giorni della strage di Nassiriya..

Nassiriya è stato l’11 settembre italiano e il cratere che si formò nel punto dell’esplosione il nostro “ground zero”. Un inferno di polvere, fuoco e sangue in cui persero la vita i carabinieri Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Andrea Filippa, Giuseppe Coletta, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone. Con loro morirono i militari dell’Esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferrero e Pietro Petrucci, che scortavano la troupe di Stefano Rolla e il cooperatore Marco Beci, anch’essi tra le vittime.

La missione in Iraq non era come le altre. ben diversa dalle precedenti missioni portate a termine a Sarajevo o in Kosovo. Li c’era Al Qaida. Probabilmente fu sottovalutato.

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