PILLOLE DI STORIA NOCERINA La cacciata del Sindaco

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Una foto del Municipio di Nocera Inferiore, all'epoca in cui nella piazza vi era la vecchia fontana

Riprendiamo la lettura delle pillole di Storia Nocerina, dal libro scritto da Angelo Verrillo, edito a cura del Comune dalla Biblioteca cittadina, il cui precedente capitolo è stato pubblicato il 4 gennaio di quest’anno.

Questo ulteriore capitolo è particolarmente interessante, tant’è che lo stesso autore si sofferma molto sulla figura di Giuseppe Vicidomini, che tra le altre cose è stato fondatore della Camera del Lavoro dell’agro nocerino-sarnese, ma pure Sindaco della città.

Ma facciamo parlare l’autore del libro, che riporta la storia di questo personaggio nel capitolo 6, dal titolo “La cacciata del Sindaco”. 

Fatti e date – 1922 – ‘La cacciata del Sindaco” – di Angelo Verrillo

Mi è stato fatto notare che, nel ricordare il 1902, mi sono soffermato su G. Vicidomini in modo alquanto sintetico. Pur riconoscendo il fondamento dell’osservazione, debbo precisare che sto cercando, nella narrazione dei fatti, di attenermi il più possibile alla successione cronologica degli stessi. Infatti, nel 1902 il nostro personaggio era un giovanotto di 23 anni che aveva da poco iniziato il percorso politico che lo porterà a diventare, a mio modesto avviso, il più importante personaggio della sinistra nocerina, nella prima metà del secolo scorso.

Dopo la Camera del Lavoro, Vicidomini fondò e diresse anche la prima Sezione Socialista nella nostra Città, guidò gli scioperi dei pastai e mugnai del 1906 e diede vita anche al primo giornale di sinistra a Nocera: “La Favilla”, testata progressista presente anche in molte altre zone d’Italia.

Infine, nel 1912 per incarico del Partito Socialista, si allontanò da Nocera per dirigere in fasi diverse le Camere del Lavoro di Mirandola, Ancona e Ferrara. Proprio a quel periodo, fonti non documentate fanno risalire un suo rapporto di amicizia con Benito Mussolini.

Come dirigente sindacale, si occupò anche dei contadini e fu il primo a intuire lucidamente come l’intermediazione commerciale riuscisse a privarli di una fetta consistente del ricavato del loro lavoro. Per tentare di ridurre i passaggi dal produttore al consumatore, nel 1909 si recò anche a Londra per stipulare contratti direttamente con gli importatori inglesi delle nostre derrate agricole.

Per questo motivo, viene spesso definito “rappresentante di commercio”.

Dopo quanto esposto, si comprende meglio come Giuseppe Vicidomini riuscì ad accumulare una tale mole di consensi ed un prestigio tale da portarlo a diventare il primo Sindaco Socialista della nostra città.

Giuseppe Vicidomini divenne Sindaco di Nocera nel mese di novembre del 1920. In quel periodo, la violenza delle squadre fasciste era già cominciata: nel 1919 a Milano fu devastata la sede de “l’Avanti” e da quel momento divennero sempre più frequenti gli assalti armati alle Camere del Lavoro e alle Case del popolo.

Nel 1920 fu distrutta la Camera del Lavoro di Bologna e l’anno dopo anche quella di Nocera fu violentemente occupata e devastata. Nella nostra città i fascisti occuparono anche un Circolo Ricreativo a Casolla perché frequentato da elementi sovversivi.

Ben presto, anche i Prefetti cominciarono a fare intense pressioni sui sindaci socialisti perché rassegnassero le dimissioni. Pur opponendo una stregua resistenza, Vicidomini fu costretto a cedere e rassegnò le dimissioni nel mese di ottobre del 1922.

Subito dopo la Marcia su Roma, si allontanò da Nocera ed entrò in clandestinità. Fu condannato in contumacia a due anni di confino ma venne poi scagionato in accoglimento di un suo ricorso avverso alla pena inflitta.
Nel corso degli anni, ho maturato la convinzione che, da quel momento Vicidomini assunse un atteggiamento che definirei di “antifascismo silenzioso” e che quella scelta fu per lui, oltre che estremamente dolorosa, anche obbligatoria. Pesava, infatti, sulle sue spalle la responsabilità di una famiglia che comprendeva gli anziani genitori, la moglie e ben otto figli: non poteva permettersi di abbandonarli, nel caso molto probabile fosse finito in galera o al confino.
Negli anni trenta, il Podestà di Nocera diede a Vicidomini l’incarico di tenere dei corsi di formazione per i giovani sulla storia della città. Anche senza averne documentazione, presumo che a conferirgli quell’incarico possa essere stato Attilio Barbarulo (anche per aiutarlo economicamente) ma, l’iniziativa non ebbe seguito perché vi si opposero le autorità fasciste.
Alla fine della guerra, il 19 settembre 1944, essendo l’ultimo Sindaco democraticamente eletto, le truppe alleate lo richiamarono sul Comune con l’incarico di Sindaco Straordinario: mantenne tale carica fino al 17 gennaio 1946, quando fu sostituito da un Commissario Prefettizio.

In effetti, Vicidomini subì per la seconda volta una inaudita violenza. Con la differenza che, in questa occasione, la violenza non arrivò dai fascisti o dal Prefetto ma, dal fuoco amico di presunti “ambienti di sinistra” sotto la forma della calunnia. Tali cattiverie furono anche facilitate dal presunto, ricordato e passato rapporto di amicizia con l’ormai ex Duce.
In realtà, al Sindaco si addebitava non solo il reato di non essersi fatto ammazzare ma, anche, di non essersi fatto neppure qualche anno in galera o al confino in qualche isola sperduta.
Dopo di allora, di Vicidomini, che all’epoca aveva 65 anni, non si ritrovano ulteriori, pubbliche testimonianze. (7 – continua)

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