NUTRIRE IL SÉ I messaggi dei media

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Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

I messaggi dei media, la pubblicità e la cultura occidentale propongono e impongono figure filiformi come grissini e spingono oggi ad identificare l’immagine interiore di una persona con il suo aspetto fisico sentenziando: tu sei il tuo aspetto fisico, quello che mangi, la tua capacità di controllare e decidere il tuo peso!

L’apparenza fisica è diventata dunque un valore assoluto e si traduce in un principio fondamentale: il controllo delle forme corporee è un fattore determinante del controllo della pubblica opinione.

Ma ci si può fidare della percezione della nostra immagine corporea se essa è lo specchio, quasi esclusivo, della nostra esperienza emotiva? Ciò che noi vediamo è reale o è il risultato di quello che interpretiamo di noi stessi?

La percezione domina gli altri sensi. Viviamo in una società da un alto fondamentalmente individualista che però propaganda  dall’altro l’uguaglianza e la standardizzazione attraverso un ideale di figura fisica. L’illusione dell’indipendenza, anche dal cibo, il mito dell’autonomia contraddice il fatto che nessun essere umano si genera da sé  e può sopravvivere senza una relazione con l’altro.

Nei disordini dell’alimentazione si entra in un vero e proprio stato mentale di paralisi psicologica e corporea dove i pensieri e le preoccupazioni relative alla propria alimentazione, al peso e alle forme corporee occupano tutti gli spazi mentali disponibili. Il loro controllo e l’essere in grado di contenere la paura di perderlo diventano la priorità dell’esistenza. Il rifiuto dell’incontro con l’altro sesso, in particolare nell’anoressia, è un modo per evitare quella zona di turbolenza emotiva che mette l’adolescente alla prova e lo impegna nella gestione delle sue emozioni.

La difficoltà a riconoscere, modulare e gestire il vissuto emotivo finisce per essere la debolezza da rimuovere, non da affrontare. In questo stato mentale la mente si focalizza su altro e anche la distorsione della propria immagine corporea, in particolare,  raggiunge livelli elevati.

Si acuisce, cioè, la netta separazione del sé reale dalla realtà circostante e ciò contribuisce a determinare ulteriori conseguenze negative. Si amplifica il disprezzo o l’esaltazione  per il proprio corpo, si giustifica la necessità e l’urgenza di una dieta “vedendosi” più pesante o addirittura grassi o di integratori per modellare il proprio corpo, si peggiora la sfiducia negli altri perché si ritiene di essere costantemente giudicati o minacciati nelle proprie scelte, si rinforza la convinzione che ci si può fidare solo della propria percezione, peraltro distorta, nessuno deve intrudere nella propria vita.

In realtà, nulla si può fare contro natura e il percorso di evoluzione sembra stia implodendo e ritornando alle origini, in un rapporto certamente più sofisticato culturalmente. L’impressione è che la pura biologia, il corpo ancestrale e la memoria biologica presente in ognuno di noi  dopo un periodo di adattamento stiano passando alla fase della ribellione e della riconquista delle funzioni.

La presunzione di annichilire il corpo con il pensiero, o avere il pieno comando su di esso,  è un percorso supponente, arrogante e chiaramente alle corde. Più si cerca il controllo, più si è destinati a vivere l’esperienza di perderlo! Come interpretare il disturbo dell’alimentazione? L’eterno dibattito fra esperti continua e si arricchisce periodicamente di nuove ipotesi e soluzioni che tentano di trovare un argine  alla diffusione di questa malattia dalla quale non si vuole guarire.

Lee sostiene infatti  che il disturbo alimentare è in definitiva una strategia di sopravvivenza: “…un mezzo universale per esprimere un disagio nelle relazioni affettive, esprime una profonda sofferenza ed impotenza per le ostilità interfamiliari, un mezzo per salvaguardare un potere interpersonale che non si ritiene di essere in grado di esprimere nei differenti contesti e ambiti della vita come lo sviluppo di una propria identità, le eccessive pressioni delle prove della vita, i cambiamenti fisici e psicologici della pubertà, della maturità, i conflitti tra i genitori, ecc.”.

Come a dire: “……e se non riesco a misurami con la vita, almeno posso decidere la misura del mio giro vita!”

 

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