NUTRIRE IL SÉ Cibo per la mente: nutrire il cervello

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Peso, Alimentazione, Corpo, Emozioni (PACE)

Nel corso degli ultimi anni le diverse culture scientifiche si stanno confrontando con attenzione sul tema dell’intimo rapporto che esiste fra cervello e cibo, ed in particolare sul legame fra cibo, biochimica e funzioni delle endorfine (le molecole delle emozioni), equilibrio del sistema nervoso autonomo e  flussi energetici vitali presenti nell’organismo umano.

Nonostante la ricerca in questo campo  sia molto attiva e la letteratura in materia molto ricca, il ruolo dell’alimentazione e della nutrizione umana nel funzionamento cognitivo dell’essere umano viene considerata ancora marginale o del tutto trascurato in particolare dagli psichiatri e psicoterapeuti che hanno qualche difficoltà a digerire una nuova fisiologia del “sistema unificato corpo-cervello”[1].

Richard Mackarness è stato un medico-psichiatra ed un uomo con un pensiero originale che ha introdotto in Gran Bretagna il concetto di “Ecologia Clinica”. Egli, sulla base della sua esperienza clinica stabilì che alcune intolleranze alimentari potevano essere  all’origine di gravi disturbi psichici.

In un suo famoso libro pubblicato nel 1976 [2] ha descritto alcuni casi in cui in alcuni pazienti  è stata ottenuta la risoluzione di sintomi psicotici   gravi senza uso di farmaci, con la semplice esclusione dalla dieta di particolari alimenti!

L’autorevole rivista scientifica  “The Lancet” nel 1979 commentò i  risultati ottenuti con questo approccio con le seguenti parole: “E’ oramai chiaro e dimostrato scientificamente che alcuni alimenti possono produrre sintomi eclatanti in individui suscettibili e molti pazienti con sintomi fastidiosi e finora ritenuti intrattabili possono ora essere aiutati”.

In realtà basta pensare alla grave, ma rara, reazione di shock anafilattico che si può manifestare in alcune persone in concomitanza con l’ingestione di particolari alimenti! Ma questo è un terreno molto accidentato dal punto di vista scientifico e vorrei evitare di spendere tutto il capitolo in una analisi critica dell’enorme e variegato mercato dei test per le intolleranze alimentari, gestito spesso da ciarlatani della medicina o pseudo medicina che lucrano interessi milionari.

Per la salute, la performance e qualche chilo in meno siamo disposti a credere tutto e a tutti. Ci tranquillizza essere rassicurati dal fatto che qualsiasi nostro problema, lungi dal doversi impegnare in una modifica consapevole e duratura dei nostri comportamenti e delle nostre convinzioni, è facilmente risolvibile attraverso la semplice esclusione di qualche alimento o integrando la dieta con quel prodotto miracoloso!

Nel mio ambulatorio quasi tutti i giorni mi trovo a confrontarmi con prescrizioni e risultati  di test eseguiti per la diagnosi di probabili e fantomatiche intolleranze alimentari.

A parte alcune modalità di esecuzione che entrano decisamente nel campo della magia, in genere gli alimenti incriminati sono sempre gli stessi, con qualche esclusione molto particolare e personalizzata! In realtà queste persone, schiave da tempo di uno shopping dietetico compulsivo e costoso, hanno bisogno di un pretesto, di una conferma clinica sulla necessità di dover escludere alcuni alimenti ai quali attribuiscono la causa di pseudo “allergie”,  disturbi vari, pruriti o pseudo dermatiti, cefalee, emicranie, gonfiori e dolori addominali. Il fine ultimo  è una certificazione per essere autorizzati a mettere in atto la soluzione classica: una dieta.

Ad oggi, non esiste nessuna evidenza  scientifica seria che attesti la validità di questi test! Devo però constatare che negli ultimi anni stiamo osservando un aumento  esponenziale  del numero di persone che lamentano  disturbi aspecifici o veri e propri sintomi clinici (in particolare cognitivi e digestivi) legati al consumo di cereali, farine e derivati  contenenti glutine.

La diagnosi di celiachia, l’intolleranza al glutine, riguarda ormai l’1% della popolazione mondiale e rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema che si manifesta, dal punto di vista della gravità, sotto varie forme e fa molto riflettere sulla chiara relazione fra malattie e manipolazione del cibo che viene consumato.

La dieta dell’uomo si è evoluta attraverso milioni di anni passando dalla vegetariana stretta, a quella a base di carne ed onnivora. Gli amidi e gli zuccheri, nutrienti di base della nostra alimentazione, sono un’introduzione molto recente che risale a circa diecimila anni fa contro  due o tre milioni di anni di alimentazione basata sul consumo di radici, bacche, frutta e proteine animali.

La nostra attuale dieta, con carboidrati e cibi altamente raffinati e processati nonché contaminata da prodotti chimici sintetici, è una innovazione così recente, che non c’è stato tempo per studiarne gli effetti sull’uomo a lungo termine e probabilmente gli effetti cominciano a farsi vedere adesso! Il glutine è una proteina che si trova principalmente nel frumento, orzo, segale, avena, kamut e se l’organismo non lo tollera reagisce al suo contatto come farebbe verso una tossina. Oltre ai danni che esso causa alle pareti dell’intestino, le persone intolleranti avvertono sintomi cognitivi importanti come  stanchezza e confusione mentale.

La nostra relazione con il cibo però è ben più complessa di una possibile reazione allergica e va oltre gli aspetti e gli effetti nutrizionali e fisiologici del cibo stesso. Essa riguarda il piacere sensoriale e intellettuale che sono intimamente legati ed elaborati dal buon funzionamento della mente. Gli alimenti che ingeriamo forniscono tutte le sostanze che rinnovano costantemente il nostro organismo e sono responsabili dell’equilibrio mentale e fisiologico.

 

Bibliografia essenziale

  1. Pert CB, Dreher HE et al. “The Psychosomatic network; foundations of mind-body medicine” In Alternative Therapies in Health and Medicine, 4, n.4, pp.30-41. 1998
  2. Makarness R “Not all in the mind” Pan, London. 1976
  3. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  4. de Jager CA, Oulhaj A, Jacoby R, Refsum H Smith AD “Cognitive and clinical outcomes of homocysteine-lowering B-vitamin treatment in mild cognitive impairment: a randomized controlled trial” J.Geriatr.Psychiatry, n.27(6), pp.592-600. 2012
  5. Erikson KI, Miller DL, Roeklein KA “The Aging Hippocampus. Interaction between Exercise, Depression, and BDNF” Department of Psychology, University of Pittsburgh, PA, USA. 2013
  6. Neal DB “Super cibi per la mente” Edizioni Sonda. 2013
  7. Ruocco R, Alleri P “Il “peso” del corpo. Conoscere, affrontare e vincere i disturbi dell’alimentazione” Manuale di auto-aiuto. Ed. Franco Angeli. 2006
  8. Stoll AL, Severus WE et al. “Omega-3 fatty-acids in bipolar disorder: a preliminary doubl-binde,placebo-controlled trial”, in Archives of General Psychiatry, vol. 56, pp.407-412. 1999
  9. Stoll AL “The Omega-3 Connection: the Groundbreaking Omega-3 Antidepression Diet and Brain Program” Simon & Schuster, New York. 2001
  10. Mortensen EL, Michaelsen KF et al. “The association between duration of breastfeeding and adult intelligence” In Journal of the American Medical Association, vol.287, pp. 2365-71. 2002
  11. Stankiewicz JM, Brass S:D “Role of iron in neurotoxicity: a cause for concern in the elderly?” Opin. Clin. Nutr. Metab. Care, n.12,pp. 22-29. 2009

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