LIBRI & LIBRI Napolitudine – Dialoghi sulla vita, la felicità e la smania ‘e turnà

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Capita di trovare, come per caso, libri che raccontano pezzi inaspettati. Me lo hanno regalato, al mio compleanno. Non ci credo ai regali di compleanno. Oggi, nel turbine del consumismo sembrano fatti apposta per rispondere all’immediato.

Come succede con le cose leggere che poi ti prendono senza che manco te ne accorgi l’ho fatto fluire.

Gianluca Siani si incontra, a Roma, con Luciano De Crescenzo. Il prima e il poi della Napoli leggera, leggermente (Siani) intellettuale (De Crescenzo) che, nelle fuliggine che respiriamo, ci vuole e fa bene. Non c fa penza tropp.

I due si incontrano e iniziano a parlare di mettere in scena un’opera – “Così parlo Bellavista” – che uno, Siani, considera un capolavoro della napoletanità, e l’altro, De Crescenzo, un’opera sufficiente.

All’improvviso mentre parlano nella cornice della piazzetta di Monti, Roma chest ten i bell che da sempre casa e voce a tutti quanti pure a chi sta fuori casa, si imbattono in una scolaresca di Napoli in gita a Roma.df

I protagonisti, Alfonsino, napoletano doc, e Pierfederico, milanese e napoletano d’adozione, si fanno subito riconoscere perché sono le due teste calde della classe. Uno secchione milanese che la sa sempre lunga e l’altro mezzo scugnizzo geloso, in una maniera viscerale, della sua Napoli.

Questo, in sostanza, è “Napolitudine” (complimenti già per aver dato vita al vocabolo), lavoro lieve e scorrevole scritto a quattro mano da Siani e De Crescenzo. Attraverso le battute del giovane comico e le massime di “Cosi’ parlo Bellavista” il libro ripercorre alcuni tratti caratteristici di quello che significa, in parole povere, essere napoletani. Nei vicoli della tradizione e del pensiero classico, tra una canzone e un pensiero di filosofia, per finire poi alle tante contraddizioni della società contemporanea: ma che senso ha condividere una foto o un momento bello – si chiede De Crescenzo – se la persona con cui condivido sta lontana e non sta accanto a me? È la logica dei social network, prova a spiegargli Siani.

“Napolitudine” fa emergere quella innata e unica tendenza che forse solo i napoletani hanno, come tra l’altro gli italiani, di sentirsi più napoletani che mai solo se lontani dalla propria città. In questo periodo in cui ci siamo quasi abituati (e non è un bene purtroppo) al caos dell’urlo imperante ritrovare la radice dell’ottimismo napoletano nella concezione della vita che viene fuori da De Crescenzo e Siani è nu poc nu toccasana. Un antidoto, insomma, se la vogliamo dire tutta quanta.

“Napolitudine” è il canto, sempre uguale e sempre accor accor, di chi ama la propria citta, nonostante le sue immense contraddizioni e il racconto della smania e turnà. Un sentimento ben diverso dalla saudade brasiliana e che significa, semplicemente, che stai a casa, profondamente, solo se stai a casa.

Libri così, per fortuna, ne capitano. Danno il Senso che, per fortuna, non solo le cose pesanti sanno essere pensanti. Un respiro di leggerezza, una veduta da Posillipo al Sole che, come sempre (e chi c’è stato sa di cosa parlo) apre, un attimo, o’ cor.

Alzandoci un attimo dalla pesantezza di questi giorni (siamo pur sempre alla vigilia di un fondamentale appuntamento elettorale per le sorti dell’Europa) “Napolitdine” è un libro che scorre, come un fiume in piena, e col sorriso, sempre, ogni volta che giri pagina, nun ce sta nient a fa.

Un qualcosa di semplice che mo’, overament, Ce vo’.

 

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