scritto da Paolo Landi - 25 Marzo 2024 12:02

L’ANGOLO DELL’ANIMA Le paure e le fragilità degli adulti

La pandemia e l’avvento di Internet hanno raccolto e mostrato tutte le contraddizioni, le povertà educative e le fragilità degli adulti

Negli ultimi anni gli adulti sembrano mossi e impauriti sempre di più dalla necessità di fare qualcosa, di sentirsi autorevoli, di dormire sonni tranquilli. La pandemia e l’avvento di Internet hanno raccolto e mostrato tutte le contraddizioni, le povertà educative e le fragilità degli adulti, i quali cercano di nascondersi dietro “gli effetti del lockdown” e delle cattive abitudini trasmesse ai più piccoli dai social network. Questi due eventi sociali senza dubbio hanno avuto effetti sulla salute psicofisica di tutta la popolazione; tuttavia, non possono essere usati come paraocchi per non vedere che la sofferenza psicosociale di bambini, adolescenti e adulti esisteva ben prima, così come non dovrebbero nascondere le grandi delusioni, dipendenti anche dal mondo adulto, che gli adolescenti si trovano a dover elaborare quando sono chiamati a costruire un proprio progetto di vita realizzabile.

Il superamento del modello familiare basato sull’autorità e poi di quello centrato sulla relazione e sull’affettività, come spiega lo psicoterapeuta Matteo Lancini, ha lasciato spazio ad un adulto e ad una famiglia “postnarcisista”, ovvero una famiglia in cui i comportamenti, la mente, l’affettività dei figli è pensata solo in funzione di come funziona o di ciò che vorrebbe l’adulto. Il fulcro di questo tipo di famiglia è proprio la fragilità degli adulti che vorrebbero trovare nei figli una conferma di sé e che, anche cercando di soddisfare le esigenze e le richieste dei più piccoli, non riescono a sentire e tollerare i fallimenti, i blocchi e la sofferenza che riguardano la crescita e la costruzione di un’identità nascente.Nella società postnarcisistica, l’adulto tende a sentirsi impotente e a relazionarsi all’altro come se volesse sempre individuare una causa della sofferenza e proporre la sua completa eliminazione in base a come lui ha affrontato quello stesso problema. Quest’impostazione relazionale più che ascolto della propria sofferenza ed esperienza per comprendere quella altrui, finisce per oscurare una reale identificazione con l’altro che non è solo empatia, sintonizzazione, ma riconoscere l’altro dov’è da un punto di vista emotivo, evolutivo e sociale. In altri termini, davvero un adulto, un insegnante crede di poter comprendere i figli e gli alunni continuando a ripetere che ai suoi tempi si stava meglio senza gli smartphone? L’adulto che ancora crede questo è un adulto che ha paura di pensare e far sentire che al centro ci sono le nuove generazioni e che queste devono essere riconosciute come capaci di usare le risorse che gli vengono offerte e che servono per costruire un futuro quasi impossibile da immaginare.

Tale fragilità si esprime, ad esempio, anche nel totale scollamento e nel conflitto tra scuola e famiglia  che è un indizio non tanto di un generica degenerazione dell’istituzione scolastica o familiare, ma di una “dimenticanza” del vero significato della comunità educante, ossia una comunità sociale (familiare, scolastica, sportiva, lavorativa…) in cui il più debole è un’opportunità per arricchire tutto il gruppo e non il bambino o la bambina che non permette di “completare il programma”.

Un’altra paura degli adulti, quella di non essere riconosciuti nell’autorevolezza del proprio ruolo, li porta a rispondere ai comportamenti scorretti dei bambini e degli adolescenti con provvedimenti, privazioni, punizioni senza trasmettere il senso di quel gesto: l’adulto vorrebbe che ogni sua decisione fosse autorevole e in grado di imporre regole, a prescindere dal significato e dal vissuto dell’altro. L’unica conseguenza di tale imposizione è un allontanamento momentaneo del problema e un temporaneo addomesticamento dei figli o degli alunni. La paura di una perdita di autorevolezza si collega alla fragilità più grande che, nonostante i tentativi di nasconderla, pervade il funzionamento degli adulti: la nascita di un figlio, la relazione sentimentale con un’altra persona sono alimentate da un voler ricevere più che da un’offerta di condivisione. Il figlio, la persona che si ama sono oggetti che devono pagare un risarcimento e soddisfare le proprie sofferenze. A tale fragilità l’adulto dovrebbe rispondere con un riconoscimento e un’offerta dell’eredità affettiva che può lasciare alle nuove generazioni.

 

 

Bibliografia

Lancini M. (2023). Sii te stesso a modo mio, Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

Direttore La città della luna- cooperativa sociale. Psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale dr.paololandi@gmail.com www.paololandipsicologo.it 3939366150

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