scritto da Paolo Landi - 20 Settembre 2022 09:46

L’ANGOLO DELL’ANIMA Disturbo Antisociale di Personalità

L'ANGOLO DELL'ANIMA Disturbo Antisociale di Personalità

Il disturbo antisociale di personalità si caratterizza per un atteggiamento di disprezzo, inosservanza e violazione dei diritti altrui. L’inganno e la manipolazione sono le modalità comportamentali privilegiate di questo tipo di personalità.

In molti casi, i comportamenti ostili e aggressivi possono comparire già durante l’infanzia e l’adolescenza. L’infanzia è di solito caratterizzata da piccoli furti, menzogne e scontri con chi rappresenta l’autorità. L’adolescenza è segnata generalmente da episodi di abuso di sostanze (marjuana, cocaina, eroina), gesti violenti nei confronti di persone e/o animali. Le persone con disturbo antisociale di personalità commettono atti illeciti, fraudolenti, tendenti allo sfruttamento e sconsiderati per profitto personale o per piacere e senza rimorso

Il disturbo antisociale di personalità è più comune tra gli uomini che tra le donne e c’è una forte componente ereditabile. La prevalenza tende a diminuire con l’età, il che suggerisce che i pazienti possano imparare nel tempo a cambiare il loro comportamento disadattivo. Gli individui con questo disturbo non riescono a conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale , sono frequentemente disonesti e manipolativi per profitto o per piacere personale e possono prendere decisioni sotto l’impulso del momento, senza riflettere e senza considerare le conseguenze per sé e per gli altri.

Tendono a essere irritabili e aggressivi mostrano una noncuranza sconsiderata della sicurezza propria o degli altri tendono anche a essere spesso estremamente irresponsabili  e mostrano scarso rimorso per le conseguenze delle proprie azioni.

Si evince che, le persone che rispondono ai criteri del disturbo antisociale di personalità presentino scarso senso di colpa.

La colpa è un’emozione fortemente legata alla sfera dello scambio sociale e manifesta implicazioni morali, in quanto l’attenzione della persona si focalizza in modo specifico su un atto compiuto valutato come trasgressivo, su una valutazione delle ripercussioni che tale comportamento potrà avere sugli altri, sulle eventuali modalità con le quali riparare ai danni arrecati.

In chiave evolutiva, la colpa è stata selezionata per mantenere l’ordine sociale e la coesione del gruppo: nella cultura dove siamo immersi ci sono coordinate sociali e morali per muoversi adeguatamente all’interno del gruppo sociale, per cui il colpevole di aver trasgredito tali norme ne rischia l’esclusione.

La tendenza delle persone con disturbo antisociale di personalità a non curarsi dei bisogni dell’altro, l’atteggiamento di totale indifferenza e l’assenza di rimorso pregiudicano gravemente la nascita di relazioni personali sincere con queste persone. Gli unici rapporti sviluppati sono basati sullo sfruttamento dell’altro finalizzato al raggiungimento dei propri scopi.

Questi pazienti mancano di empatia verso gli altri e possono essere sprezzanti o indifferenti ai sentimenti, ai diritti, e alla sofferenza degli altri. Anche se talvolta, piuttosto che avere un deficit di empatia potrebbero avere scopi antisociali e quindi far uso dell’empatia per scopi immorali: lo scarso peso attribuito alla sofferenza degli altri, al pari dello scarso senso morale, sembra nascere dalla limitata importanza attribuita al rispetto degli scopi morali e al peso rilevante attribuito a scopi esplicitamente antisociali, come dominanza, vendetta.

Allo stesso tempo, molto spesso evidenziano un’accresciuta emozionalità positiva. Questo deficit nell’esperienza emozionale potrebbe addirittura essere alla base del successo spesso ottenuto dagli antisociali nel manipolare e mentire agli altri.

Così l’emozione soggettivamente esperita dall’antisociale trapela meno dall’espressione simulata dell’emozione rispetto ad altri individui, e tutto questo potrebbe rendere questi individui più convincenti e persuasivi agli occhi degli altri.

Per quanto riguarda le caratteristiche cognitive, sembrerebbe che gli schemi di base di sé, degli altri e del mondo siano piuttosto rigidi e inflessibili per questi individui.

L’antisociale vede se stesso come forte e autonomo da solo, mentre gli altri sono visti come sfruttatori e da sfruttare, deboli, vulnerabili e da predare Inoltre, i pazienti con disturbo antisociale di personalità tendono ad avere un’alta opinione di se stessi e possono essere molto supponenti, sicuri di sé, o arroganti. Essi possono essere affascinanti, volubili, e verbalmente superficiali nelle loro azioni per ottenere ciò che vogliono.

Direttore La città della luna- cooperativa sociale. Psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale dr.paololandi@gmail.com www.paololandipsicologo.it 3939366150

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