ALIMENTAZIONE & PSICOLOGIA Il trattamento funzionale di un caso clinico di obesità grave

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M., uomo di 45 anni, era un paziente affetto da obesità grave: 120 Kg per 160 cm di altezza, BMI (indice di massa corporeo) 46,8.

Alla prima visita le condizioni cliniche che manifestava erano: ipertensione, dislipidemia, dispnea, apnee notturne, diabete, fame emotiva.

Sul piano psicologico presentava una difficoltà a riconoscere, gestire, modulare ed esprimere le proprie emozioni (alessitimia).

La situazione sopra descritta si traduceva in analisi del sangue compromesse e in un vissuto affettivo, emotivo e relazionale che non gli consentiva di vivere la propria vita in modo funzionale.

Conviveva da anni con un disturbo dell’alimentazione e del peso che condizionava negativamente tutti gli ambiti della propria vita. Il disturbo alimentare con cui M. si identificava(obesità grave) lo avevo reso il limite di se` stesso: da tempo non si riconosceva più e la qualità di vita era peggiorata in maniera considerevole.

La terapia cognitivo comportamentale (cognitive behavioral therapy) applicata ha insegnato al paziente a non confondere più i sentimenti con il cibo e ad acquisire un atteggiamento mentale rinnovato.

Gradualmente,M. èriuscito a trasformare un vissuto di impotenza, rassegnazione ed ineluttabilità in abilità quali pazienza, tolleranza ed auto-indulgenza.

La perdita dei chili di troppo ha rappresentato la vittoria del paziente contro un nemico subdolo, frutto di tanti condizionamenti (interni ed esterni).

E’ diventato nel tempo amico di se`stesso, imparando a volersi bene e a rientrare in contatto con una logica armonica della vita.

Grazie a un supporto tecnico e a una guida costante, M.e`riuscito ad attribuire i giusti significati alle esperienze che vive, lasciando da parte un`impostazione giudicante, bilanciando il cambiamento con l`accettazione.

Come risultato, il paziente è diventato esperto nella gestione del suo problema di obesità

Essenziale in questo senso è stata la modifica della propria idea di “dieta”che ha permesso di eliminare tutti quei pensieri disfunzionali responsabili di uno stato di paralisi psicologica e corporea.Lo sviluppo di uno stato di consapevolezza e di autonomia funzionale ha creato le condizioni per la liberazione da tante zavorre mentali.

Oggi il paziente è indubbiamente più sereno e vive una vita qualitativamente migliore grazie a un lavoro di riabilitazione che ha messo al centro del percorso di guarigione l’individuo (M.), l’unico responsabile del proprio percorso di crescita psichica.

La chiave di volta per la rinascita e per la riappropriazione di una vita degna di essere vissuta è stata la relazione con il terapeuta che ha consentito di ridefinire i valori corretti del Bene e della giustizia riparativa.

Tali qualità dell’essere hanno un ruolo centrale in quanto colorano di nuove tinte la Vita che spesso, inconsapevolmente, trasformiamo in una prigione aberrante.

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