scritto da Redazione Ulisseonline - 07 Marzo 2026 09:35

Cava de’ Tirreni, ELEZIONI COMUNALI 2026 Armando Lamberti lancia la sfida al centrosinistra: “La città vive di ricordi: ora serve coraggio. Cava deve tornare a sognare un Nuovo Rinascimento”

Il candidato sindaco Lamberti analizza senza sconti la crisi del centrosinistra, attribuendo la spaccatura alla «mancanza di un metodo» e all’assenza di un percorso condiviso per la scelta del candidato unitario. Rivendica il proprio cammino politico più che decennale e apre alla possibilità di un progetto comune solo se fondato su visione, contenuti e criteri chiari. In caso di corsa solitaria, propone agli elettori un modello di città che “vola alto”: cultura come sviluppo, rigenerazione urbana, valorizzazione dei contenitori storici e una macchina amministrativa riorganizzata per dare vita a un “Nuovo Rinascimento” cittadino

il prof. Armando Lamberti (foto di Aldo Fiorillo)

Ordinario di Diritto costituzionale e pubblico nel Dipartimento di Scienze Giuridiche (Scuola di Giurisprudenza) dell’Università degli Studi di Salerno, cavese, 70 anni. Stiamo parlando di Armando Lamberti, da sempre impegnato nella Chiesa cattolica e nel volontariato, attualmente consigliere comunale uscente e candidato a sindaco di Cava de’ Tirreni alle prossime elezioni comunali di maggio. Lamberti è un professionista, un accademico prestato da tempo alla politica. Nel 2013 è stato candidato alle elezioni politiche con “Scelta Civica”, risultando il primo dei non eletti nella circoscrizione Campania-2. È stato candidato Sindaco di Cava de’ Tirreni nel 2015, riscuotendo il 15,33% dei voti al primo turno, alla testa di una coalizione civica. Fondatore del movimento civico “Cava ci Appartiene”, dopo quattro anni di opposizione, nel 2019 è stato nominato Vicesindaco di Cava de’ Tirreni. Dopo essere stato Assessore, è attualmente Consigliere Delegato alla Cultura, alle Politiche per la Tutela della Salute e agli Affari Legali.

 

 

«Il centrosinistra implode perché è mancato un metodo»

 

Il centrosinistra che vinse le ultime elezioni comunali nel 2020 è ormai imploso. Lei si candida autonomamente a sindaco, Eugenio Canora fa altrettanto con il sostegno della consigliera comunale Mena Avagliano di Rifondazione Comunista, il Pd è spaccato con due diversi, possibili candidati a sindaco, una parte sostiene Giancarlo Accarino mentre l’altra componente propone Luigi Senatore. A suo avviso quali le cause di queste divisioni così profonde?

Mi sia consentito, anzitutto, di operare una doverosa premessa: accolgo ben volentieri l’invito a rispondere a queste domande, non senza però manifestare un certo disagio, tenuto conto della complessità del tema. Entrare nel merito di problematiche interne alle forze politiche del centrosinistra, infatti, non è delicato e non appartiene al mio stile di fare politica, ma, considerata la particolare importanza della consultazione elettorale e la sua imminenza, mi rendo conto che chi si proponga, come me, di guidare la Città deve avvertire la responsabilità di fornire un contributo alla riflessione, per cercare, se possibile, di arrivare ad una soluzione condivisa che possa consentire al centrosinistra (o ad una parte di esso) di contrastare efficacemente la possibile vittoria del centrodestra. Quindi, tutte le valutazioni che mi permetto di fare sono animate da queste intenzioni e non intendono assolutamente esprimere giudizi di valore sulle persone coinvolte, limitandosi ad operare considerazioni di ordine strettamente politico. Spero tanto, perciò, che le mie precisazioni evitino inutili fraintendimenti e dannose strumentalizzazioni.

Certamente le divisioni nel centrosinistra partono, per così dire, da molto lontano. È bene ricordare, sin dal principio, che l’Amministrazione Servalli ha conosciuto, in questi ultimi cinque anni, un progressivo logoramento della maggioranza che l’ha sostenuta, con una crescente frammentazione e non poche tensioni. Non è un caso che siano state indispensabili le mie dimissioni da Assessore, e il mio conseguente reingresso in Consiglio Comunale, per garantire il tredicesimo voto, in seno alla maggioranza uscente, per evitare lo scioglimento anticipato del Consiglio medesimo. Già questo dato rappresenterebbe una conferma del fatto che non basta vincere le elezioni per poter governare. Oltretutto, è questa, una tendenza che ha caratterizzato anche precedenti esperienze amministrative, dalle conclusioni anticipate dei mandati dell’avv. Messina (centrodestra) e del prof. Gravagnuolo (centrosinistra) alle tante difficoltà che hanno caratterizzato l’Amministrazione del prof. Galdi (Sindaco che, ricordiamo, ha più volte modificato la composizione della Giunta). Tutto ciò fa emergere la complessità della politica locale, soprattutto quando non ci sono valori, visioni e progetti adeguatamente condivisi. Questo è, a ben vedere, il limite dei cartelli elettorali, al di là dei programmi. Certamente, poi, non si può sottacere una responsabilità politica nel non aver saputo costruire per tempo un percorso che, attraverso l’adozione di un metodo e di criteri condivisi, conducesse all’individuazione del possibile candidato unitario (prendendo le mosse, ovviamente, soprattutto dai contenuti programmatici). In ragione di quanto detto, quanto sta accadendo all’interno del Partito Democratico e di tutto il centrosinistra è, evidentemente, il frutto della mancanza di un metodo.

 

 

«Non scelgo tra Accarino e Senatore: prima vengono visione e criteri»

 

Tra Accarino e Senatore lei chi sceglierebbe. O meglio, riformulo la domanda. Uno di questi due candidati costituirebbe per lei una ragione valida per ritirare la sua candidatura a sindaco, insomma per convergere in un progetto unitario?

Se mi è consentito rispondere con una boutade, il gioco della “torre” non mi ha mai appassionato. E, quindi, non butterei nessuno dei due dalla “torre”, in quanto entrambi i possibili candidati sono cari amici e persone stimabili. Battute a parte, non opererei la scelta, proprio in coerenza con quanto ho detto prima. Per me, come ho più volte ribadito a chi mi me lo abbia chiesto, diventa pregiudiziale definire il metodo e i criteri, conoscere il progetto e la visione di Città proposti da ciascuno. Conseguentemente, non avendo alcuno di questi elementi, non sono affatto in grado di operare una scelta. E mi permetto, in ogni caso, con molta umiltà ma con ferma sincerità, di aggiungere una considerazione del tutto personale, che pure potrà sortire, ne sono sicuro, qualche malumore (ma, per l’appunto, com’è mio costume, preferisco essere onesto ed esprimere del tutto il mio pensiero): le candidature devono nascere sempre da percorsi condivisi con le forze politiche alle quali ci si rivolge per avere sostegno, e non possono certo nascere all’ultimo momento. Il che, mi sembra, non è avvenuto in nessuno dei due casi. D’altronde, vorrei ricordare che, quando mi sono candidato come Sindaco nel 2015 (ricevendo poi 4721 voti, pari a quasi il 16% dei suffragi), ero partito da lontano, fondando molti mesi prima un movimento civico, “Cava ci Appartiene“, con il quale ho presentato e diffuso un articolato programma politico – ispirato ad una precisa visione di Città – e ho svolto un percorso di impegno politico che solo successivamente ha portato, in maniera naturale, alla candidatura. E voglio aggiungere che, in questi dieci anni, sia nel ruolo di consigliere di opposizione (dal 2015 al 2019) sia in seno alla maggioranza (dal 2019 ad oggi), questo percorso politico si è consolidato con grande senso di responsabilità, i cui positivi risultati sono di tutta evidenza.

 

 

«Una terza via è possibile, ma solo con regole condivise»

 

A suo avviso, la spaccatura potrebbe essere superata da una mediazione rappresentata da un terzo possibile candidato a sindaco? Se sì, lei ha qualche nome da suggerire, che potrebbe anche risultare rappresentativo della sua posizione?

L’esercizio del buon senso (o la diligenza del buon padre di famiglia, per parafrasare il codice civile) imporrebbe senz’altro una “terza via”, per ricomporre le divisioni. Ciò richiederebbe, però, seppure in tempi brevissimi, l’adozione di un metodo e di criteri comuni, che possano consentire facilmente l’individuazione di una personalità condivisa da un largo schieramento di partiti e movimenti adeguatamente rappresentativi (e che non siano espressione solo di meri simboli). Certamente non c’è bisogno di ricorrere a Diogene e alla sua lampada per arrivare ad individuare questa personalità, visto che la Città si nutre della presenza di autorevoli personalità. Sarebbe sufficiente uno sguardo prospettico, aperto, senza pregiudiziali.

 

 

«Parliamo di contenuti: infrastrutture, centro storico, cultura, territorio»

 

Se ci sarà la definitiva spaccatura del Pd è assai probabile che il gruppo minoritario di Narbone presenterà una lista autonoma con un proprio candidato sindaco che difficilmente sarà Luigi Senatore, il quale, almeno per ora, ha posto come condizione l’unità politica del Pd e del Campo largo. Ecco, in questa ottica lei rivaluterebbe la sua posizione di candidarsi e con quali condizioni?

Ancora una volta, ribadisco il punto decisivo: muovere da un confronto sulle proposte programmatiche e sulle visioni di Città, definire un metodo condiviso per delineare le scelte di programma comuni, pervenire all’individuazione di una candidatura. I tempi per farlo sono stretti. Se queste condizioni – onerose ma indispensabili – sono soddisfatte, senza pregiudiziali rispetto ai risultati amministrativi ottenuti, è possibile aprire un ragionamento diverso. Ma occorre, ripeto, un percorso completamente diverso da quello che pare essere stato seguito sinora. E cominciare a parlare seriamente di temi: delle politiche di investimento infrastrutturale, della valorizzazione del centro storico, della cura del territorio e delle frazioni, della ripresa del percorso di trasformazione urbanistica, del necessario rilancio delle politiche culturali (riprendendo organicamente il Progetto Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale e la candidatura della nostra Città a Capitale Italiana della Cultura).

 

 

«Cava deve tornare a volare alto: cultura è sviluppo»

 

Com’è probabile, non ci sarà nessuna ricomposizione politica così andrete tutti divisi e non so quanto contenti. In questa prospettiva, il candidato sindaco Armando Lamberti cosa propone agli elettori cavesi?

È da tanto, forse troppo, tempo che Cava de’ Tirreni vive di ricordi di un passato importante: è ora di guardare ad un futuro ricco di occasioni per una rinascita culturale, economica e produttiva. Certamente, la “cura” del territorio, nella concretezza del quotidiano, è condizione primaria e imprescindibile per una Città che voglia riprendere ad amare sé stessa. Così come occorre riprendere il filo dei grandi progetti di trasformazione urbanistica (che pure, ricordo, hanno contraddistinto l’Amministrazione uscente), anche con investimenti nel green e sostenibili.

La Città possiede tanti contenitori storici e di valore, come villa Rende, palazzo Buongiorno, il cui vincolo è stato recentemente ampliato, la Manifattura – quest’ultima ancora da recuperare al patrimonio della città –, e altre aree di grande interesse strategico per la Città (area ex-Capitol e area ex-Cstp), tutti beni che, se ben utilizzati, possono diventare strumento fondamentale di rilancio della Città. E si pone, a tal fine, il problema della gestione e della valorizzazione di questi contenitori – ivi inclusi quei siti industriali dismessi, che occorre riqualificare –, che deve essere affrontato in modo strutturale, attraverso strumenti innovativi ed efficaci. Ma questo è strettamente connesso al progetto Cava de’ Tirreni “Città Parco Culturale”.

Mi piace ricordare che la Città custodisce un patrimonio ancora in larga parte inesplorato: un centro storico che, con la sua teoria ininterrotta di portici, non trova eguali; il borgo porticato che conserva intatto la sua suggestione; un paesaggio verde che resiste, generoso e integro; una storia remota e stratificata; un folclore vivo e identitario; un’Abbazia millenaria che continua a irradiare cultura; chiese che accolgono opere d’arte di raro pregio; una comunità operosa, profondamente legata alla propria terra. Tale ricchezza, se ricondotta entro un disegno alto e lungimirante, può divenire fattore decisivo di rinascita. Ho sempre detto che “cultura è sviluppo”. E lo credo fermamente. Dobbiamo riprendere, per così dire, i sentieri interrotti del percorso che stavamo tracciando con entusiasmo, e che alcune difficoltà amministrative hanno rallentato: dal progetto Cava de’ Tirreni “Città Parco Culturale” alla candidatura di Cava de’ Tirreni a Capitale Italiana della Cultura, dal coordinamento con le politiche regionali (con un impegno istituzionale affinché siano predisposti, anche in Campania, i Piani integrati di sviluppo culturale), passando per gli investimenti in residenze d’artista e incubatori culturali.

Insomma, dobbiamo avere il coraggio, nonostante le difficoltà economico-finanziarie dell’Ente legate ai vincoli del Piano di riequilibrio, di “volare alto”, di proporre agli elettori una visione, un progetto di Città, proiettato nel futuro: una Città sostenibile, in cui si realizzi un’armonia tra cultura, benessere, sviluppo, cura del territorio, per una migliore qualità della vita dei nostri giovani. Ecco, permettetemi una “battuta”: come la nostra Carta costituzionale fu definita dal grande Piero Calamandrei “una Costituzione presbite”, così dobbiamo sforzarci di abbandonare la “miopia” della politica di “piccolo cabotaggio” e dei cartelli elettorali, per accogliere un progetto “presbite”, che guardi lontano e che delinei una visione di futuro della nostra Città.

Per raggiungere questi obiettivi, la capacità di ascolto e di dialogo con tutte le componenti della nostra comunità deve essere l’elemento caratterizzante della nuova amministrazione, che dovrà essere in grado di intercettare e valorizzare tutte le proposte che provengono dal territorio stesso, e in particolare dai giovani. Ma l’indirizzo politico può (e deve) tradursi in procedimenti e atti amministrativi solo se si provvede ad una efficace riorganizzazione della macchina amministrativa, il che richiede un dialogo e un coinvolgimento dello stesso personale dell’Ente.

Insomma, bisogna restituire ai cittadini il diritto di sognare un Nuovo Rinascimento politico-sociale-culturale ed economico. E, ovviamente, bisogna lavorare tutti insieme perché questo sogno si realizzi nell’arco della stessa consiliatura.

E mi rivolgo, dunque, ai nostri concittadini: se è vero che tutti invochiamo la buona politica, queste elezioni rappresentano – mi si consenta di dirlo – l’occasione per dare un futuro alla speranza e per dare fiducia a chi, in questi dieci anni di vita politico-amministrativa (prima all’opposizione, poi in seno alla maggioranza dell’Amministrazione Servalli), ha dimostrato, con il movimento civico “Cava ci Appartiene”, senso delle istituzioni, responsabilità e competenza. Ecco, chi vi parla non intende far altro che mettere a disposizione della comunità l’esperienza maturata, cercando di interpretare e dare senso a quel diffuso desiderio di esercizio della buona politica, che dovrebbe portare naturalmente a fornire le risposte alle “attese della povera gente” (come amava ripetere Giorgio La Pira) seguendo l’insegnamento di Alcide De Gasperi: “politica vuol dire realizzare”.

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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