Orrori… Willy e Maria Paola

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Gli ultimi quindici giorni di questo mese sono stati caratterizzati da due storie tragiche, gli orrendi e incomprensibili delitti di Willy a Colleferro e Maria Paola a Caivano.

Due crimini che sembrano relegare anche la nostra società agli ultimi posti della civiltà e della tolleranza, caratterizzandola per la disumanità che affligge tanta gente, fatta di razzismo, di violenza e sopraffazione, di arroganza e stupidità, di mancanza di cultura e di sensibilità; in una sola parola mancanza di valori veri, visto che gli assassini si sono ispirati ad altri “valori”, la violenza, il bullismo, il mito del macho, e, nel caso di Colleferro,  la supremazia sugli altri solo grazie alla violenza sui più deboli.

Il mondo è sempre stato caratterizzato dalla violenza del più forte verso il debole, l’indifeso, il diverso, il presunto colpevole, spesso trasformatosi in eccidi di massa; non c’è bisogno di andare lontano, basta ricordare la storia dello scorso secolo, i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau voluti da Hitler, oppure i  Gulag  di Stalin, nei quali vennero sterminati milioni di esseri umani solo perché diversi, o di idee e religioni diverse, o presunti colpevoli a prescindere.

Le due ultime vittime delle quali voglio parlare sono Willy Monteiro Duarte, il giovane Capoverdiano, italiano a tutti gli effetti, il quale è stato “massacrato”, è il caso di ribadirlo, da almeno due “gorilli” nel senso peggiore della parola, avendo rispetto per la razza animale, in una accesa discussione tra coetanei nella notte del tra sabato 5 e domenica 6 settembre a Colleferro, senza peraltro che i due gorilli fossero direttamente coinvolti, ma solo perché chiamati in soccorso da un loro amico, anch’egli gorilla, discussione iniziata senza che Willy fosse inizialmente protagonista, nella quale era subentrato solo per prendere le difese verbali di un amico.

Il povero ragazzo è rimasto vittima della violenza per circa mezz’ora, e alla fine, essendo ancora vivo, uno dei due fratelli Bianco lo ha finito con un mortale calcio al torace, una mossa che insegnano nelle palestre di MMA (Mixed Martial Arts – Arti Marziali Miste) nelle quali si apprendono arti marziali, tra le quali questa che utilizza tutte le tecniche di combattimento, nella quale sono consentite tutte le mosse, comprese quelle che provocano la morte dell’avversario; questa tecnica è stata importata qualche decennio addietro dagli Usa, ma non è un’attività sportiva, tant’è che in Italia non vengono disputati tornei.

Quello che è accaduto tutti ormai lo sanno, perché tutti i media ne hanno ampiamente illustrato i dettagli, e nella evoluzione delle indagini i principali responsabili, i due fratelli Bianchi, e gli altri due picchiatori Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, sono stati inizialmente incriminati per omicidio preterintenzionale, crimine poi mutato in omicidio volontario, ed è possibile che anche un quinto elemento venga incriminato.

Ma l’orrore cresce nell’apprendere che c’è un anonimo navigatore della rete web il quale il 18 settembre ha scritto come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzé siete degli eroi”.

Sembra che la polizia postale di Latina e di Roma l’abbiano individuato e siano sulle sue tracce

I due fratelli Bianchi, nonostante risultino formalmente nullatenenti, avevano un tenore di vita molto alto, di soldi in tasca ne avevano parecchi, avevano un Suv di valore, probabilmente si dedicavano anche al commercio di droga, sembra che fossero a servizio di strozzini e si occupavano di “convincere” i ritardatari a non tirare troppo la corda; insomma, quando si trattava di menare le mani, comandati o no, sembra che non si siano mai tirati indietro; ma il fatto di risultare ufficialmente nullatenenti, li ha favoriti perché i due hanno anche avuto il reddito di cittadinanza, percependo indebitamente circa 30.mila euro che ora debbono rimborsare; il problema è che, sebbene fossero ben conosciuti da tutto il paese, nessuno si è mai interessato di sapere l’origine della loro vita danarosa, meno che mai la Guardia di Finanza: c’è voluta l’ultima loro bravata per far muovere i finanzieri, peccato che ci abbia rimesso la vita il povero Willy.

Ora i due gorilli gradassi e violenti, abituati ad agire in gruppo mostrando in ogni occasione muscoli e tatuaggi a più non posso, dicono di aver paura e vogliono rimanere in isolamento nel carcere romano dove sono confinati, perché, nonostante la loro baldanza e tracotanza quando si esibivano nelle bravate contro persone normali, ora temono che una diversa “giustizia”, quella dei luoghi di detenzione, possa colpirli pesantemente, come spesso avviene ai danni di assassini che hanno commesso crimini particolarmente efferati, omicidi, stupri, pedofilia e simili: nessuno civilmente si augura che ai due assassini venga applicata una “giustizia” del genere, ma è umanamente comprensibile che ci sia chi possa desiderarla, nei confronti di questi due conigli.

Ma c’è un’altra storia di violenza e sopraffazione che ha scosso le coscienze delle persone, l’omicidio della ventiduenne Maria Paola Gaglione, di Caivano, dell’oramai noto Parco Verde, dove sembra che la legge sia da tempo stata cacciata, tristemente noto non solo per spaccio di droga alla luce del sole, ma anche per le tante violenze delle quali sono state innocenti vittime bambine e bambini, prima abusati e poi ammazzati; molti sono morti dopo un volo dai  terrazzi di copertura dei palazzoni, e sembra che in quel parco tutti sapessero cosa avveniva ai bambini, ma ognuno si è “fatto i fatti suoi” per dirlo nel gergo che in Campania viene ben compreso.

Argutamente lo scrittore Maurizio De Giovanni ha scritto “Quando succedono fatti di cronaca come quello di Caivano ci si indigna, poi si va avanti. E in alcuni posti ci sono livelli di dispersione scolastica altissimi: sono ragazzi a cui lo Stato ha rinunciato”.

In un palazzone a pochi metri di distanza da quello dove è avvenuto qualche anno fa l’assassinio della piccola Fortuna Loffredo, abusata e poi scaraventata giù da Raimondo Caputo, in arte Tatò (sembra che facesse parte di una rete di pedofili che agivano anche all’interno dello stesso parco), abita la famiglia di Maria Paola Gaglione, una ventiduenne che studiava per diventare estetista, che aveva avuto la disavventura di innamorarsi di Cira Migliore, una transgender, ragazza che non si sentiva a suo agio nel corpo di donna ed aveva intrapreso il percorso per transitare nel genere opposto, intenzionato a diventare maschio, e aveva già iniziato il non facile percorso ; scelte che oggi sono all’ordine del giorno, che ormai tutte le persone di buon senso e che hanno un minimo di cultura non fanno alcuna fatica a comprendere, e anche la TV da anni tratta il problema che non sembra scandalizzare più di tanto.

Ma il Parco verde di Caivano questo problema sembra avulso dalla realtà sociale attuale, è rimasto all’antica, pedofilia e assassini di bambini sono accettati, tollerati e coperti, la transessualità è ancora un tabù, e Cira non era accettata da nessuno, anche la sua famiglia aveva avuto molti problemi a comprenderla, ma alla fine la madre aveva capito e l’aiutava a superare gli ostacoli.

Anche Maria Paola l’aveva accettato, e aiutava Cira a diventare Ciro, e se ne era pure innamorata, e da qualche tempo erano andati a convivere altrove, fortemente ostacolata dalla famiglia di lei e, con molta determinazione, dal fratello trentenne Michele Gaglione, il quale non tralasciava occasione per minacciarli e usare violenza.

Fino a quando nelle ore serali di venerdì 11 settembre scorso con il suo scooter ha rintracciato il motorino con a bordo i due giovani, e lo ha speronato: Maria Paola è stata scaraventata contro un palo ed è deceduta quasi sul colpo, Cira/o è stato sbalzato ma ha riportato solo leggere ferite.

Un tragedia che ha le sue radici nella intolleranza, vissuta in un contesto violento nel quale il diverso non solo non viene accettato, ma lo si ostacola in tutti i modi, fino a usargli violenza non solo verbale, emarginandolo in una categoria di persone che non sono più degne di vivere, che è preferibile scompaiano e se non lo fanno volontariamente è preferibile sopprimerle.

Tant’è che la famiglia di Maria Paola aveva minacciato la figlia e Cira, meglio morti, avrebbero detto, e Michele, fomentato dai familiari, ha eseguito la sentenza, sia pure solo a metà.

E torniamo ai concetti iniziali della intolleranza verso il diverso, che portò durante l’ultimo conflitto mondiale ai campi di sterminio tedeschi e russi.

Nella realtà nulla si modifica, se non i dettagli: Hitler e Stalin inventarono i campi di sterminio, la nostra società pratica gli stessi delitti cercando di mimetizzarli come incidenti.

“Nihil sub sole novum – nulla di nuovo sotto il sole”, dal libro dell’Ecclesiaste, purtroppo.

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