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Opinioni

Cava de’ Tirreni, “Il dolce dei morti”: una tradizione cavese da salvare

Un semplice dolce che veniva donato come “consolo” ai familiari dei defunti, un gesto di vicinanza e conforto per il dolore della perdita

Cava de’ Tirreni, “Il dolce dei morti”: una tradizione cavese da salvare

La città di Cava de’ Tirreni vanta, com’è noto, una ricca e antica tradizione dolciaria che contribuisce, a buon diritto, a impreziosire il patrimonio immateriale della comunità metelliana. Numerose sono le specialità che ne evocano la memoria e ne rappresentano l’identità e l’immaginario collettivo, come l’iconico confettone. Tra queste, tuttavia, ce n’è una che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta e valorizzata, affinché la sua storia e la sua ricetta possano essere tramandate alle future generazioni.

Tra le creazioni dei maestri pasticcieri cavesi si segnala un dolce discreto eppure delizioso, che nella sua semplicità continua ad accompagnare il dopo pasto di molti cittadini, il cosiddetto “dolce dei morti”, che, proprio in questi giorni, a ridosso della commemorazione dei defunti del 2 novembre, torna nelle vetrine delle pasticcerie metelliane.

Si tratta di un semplice e morbidissimo pan di Spagna dalla forma rettangolare, sormontato da una glassa di zucchero generalmente bianca. L’origine del suo nome, inoltre, custodisce una storia particolarmente significativa.

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“La denominazione di dolce dei morti in realtà si deve al fatto che veniva donato come ‘consolo’ ai familiari dei defunti, durante le visite di cordoglio, come avveniva per lo zucchero e il caffè.”

A raccontarcelo è il maestro pasticciere Giuseppe Lamberti, titolare della storica pasticceria cavese “Lamberti”, fondata nel 1963, figlio e nipote d’arte, tra i pochissimi a produrre ancora questo dolce.

“Il pan di Spagna – continua Lamberti – “è sobrio e discreto, non sporca e non fa rumore ed è per questo motivo che era considerato più idoneo ad un’occasione delicata ed intima come il lutto.”

La sua particolare consistenza, capace di mantenerlo morbido per diversi giorni, lo rendeva adatto a essere offerto anche a distanza di tempo, con lo scopo di lenire il dolore della perdita. Venuta meno la sua originaria funzione “consolatoria”, nel corso degli anni il dolce è stato sempre più associato alla commemorazione dei defunti del 2 novembre, tanto che oggi è possibile trovarlo nelle pasticcerie soprattutto in prossimità di questa ricorrenza.

Dietro questa particolare ricetta, che rischia ormai di scomparire, si cela ancora il ricordo di una società che sapeva essere comunità, dove occasioni intime come il dolore divenivano momenti di partecipazione, vicinanza e solidarietà.

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Foto di Gabriella Avagliano

Gabriella Avagliano

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal…

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