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Fukushima, il conto del nucleare continua a crescere: 23.400 miliardi di yen per gestire le conseguenze del disastro

A pesare sui conti sono soprattutto i risarcimenti, le operazioni di decontaminazione, la gestione delle acque contaminate e il complesso processo di smantellamento dei reattori

Fukushima, il conto del nucleare continua a crescere: 23.400 miliardi di yen per gestire le conseguenze del disastro

A oltre quindici anni dal disastro dell’11 marzo 2011, la centrale nucleare di Fukushima Daiichi continua a rappresentare una delle più gravi e costose emergenze industriali e ambientali della storia contemporanea. Secondo le stime ufficiali giapponesi, il fabbisogno economico complessivo per affrontare le conseguenze dell’incidente ammonta a circa 23.400 miliardi di yen, mentre circa 13.900 miliardi risultano già erogati alla fine dell’anno fiscale 2025.

La stima complessiva comprende quattro principali voci di spesa: 9.200 miliardi di yen per gli indennizzi alle vittime e alle attività economiche danneggiate, 8.000 miliardi per lo smantellamento della centrale, 4.000 miliardi per la decontaminazione e 2.200 miliardi per le strutture di stoccaggio temporaneo dei materiali contaminati.

A pesare sui conti sono soprattutto i risarcimenti, le operazioni di decontaminazione, la gestione delle acque contaminate e il complesso processo di smantellamento dei reattori. Quest’ultimo rimane particolarmente difficile, soprattutto per la rimozione del combustibile nucleare fuso, un’operazione che presenta ancora notevoli incognite tecniche ed economiche.

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E i costi potrebbero non fermarsi qui. Le stime ufficiali restano infatti soggette a possibili revisioni, anche alla luce delle difficoltà operative, delle esigenze tecnologiche e degli oneri finanziari legati alla gestione dell’emergenza. Il recupero delle risorse anticipate dallo Stato giapponese potrebbe protrarsi fino al 2065. Una scadenza finanziaria che, tuttavia, non coincide necessariamente con il completamento dello smantellamento e della bonifica della centrale.

Un altro elemento significativo riguarda la distribuzione del conto economico: una parte consistente degli oneri è ricaduta e continua a ricadere sulle risorse pubbliche e sui consumatori di energia. Il disastro dimostra quindi come le conseguenze di un grave incidente nucleare possano estendersi ben oltre l’azienda che gestisce l’impianto, coinvolgendo contribuenti, cittadini e generazioni future.

Il caso Fukushima riporta al centro del dibattito energetico una questione fondamentale: il costo reale dell’energia nucleare non può essere valutato considerando soltanto il prezzo di produzione dell’elettricità. Occorre includere l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla costruzione alla gestione dei rifiuti radioattivi, dallo smantellamento alla sicurezza, fino agli eventuali costi economici, ambientali e sociali derivanti da incidenti gravi.

Una lezione che riguarda direttamente anche l’Italia, dove il confronto sul possibile ritorno al nucleare dovrebbe basarsi su valutazioni economiche complete e trasparenti, capaci di considerare non soltanto i benefici attesi, ma anche i rischi, le responsabilità e i costi di lungo periodo.

Fukushima ricorda che l’energia nucleare non presenta soltanto un costo di produzione: comporta anche responsabilità economiche e ambientali che possono attraversare intere generazioni.

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Foto di Francesco Angrisani

Francesco Angrisani

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso…

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