Uno “spicchio” di Conca dei Marini a Minori: la tradizione delle palme artigianali che non deve morire

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E’ quasi un gemellaggio ideale tra Minori e Conca dei Marini, bellissimo ed antico borgo marinaro della Repubblica Amalfitana.

Le tracce della tradizione conchese vivono ancora grazie alla volontà di Anna Taddeo che ha coinvolto il marito Claudio Milo e il figlio Vincenzo nel trasmettere l’antica arte della creazione delle palme. Infatti, prendono avvio oggi gli incontri con l’antica arte delle palme artigianali destinato a coloro che vogliono imparare ad “intrecciare le palme” che si terranno tutti i lunedì dalle 18.00 alle 20.00 fino al 15 aprile.

L’iniziativa è voluta dall’Azione Cattolica di Minori (Via Maggiore Garofalo). L’idea degli incontri è nata ci dice Anna: “per non far morire una tradizione che ha forti radici nel popolo conchese ma che è stata apprezzata in Costa d’ Amalfi e soprattutto a Napoli, ed rivolta non solo agli aderenti all’Azione Cattolica ma è indirizzata in particolare ai giovani che vorranno apprendere quest’antica arte”.

A Conca dei Marini era costume che la Domenica delle Palme i fedeli portassero in chiesa le Palme da benedire. Una tradizione che i conchesi, hanno nel loro dna e che è stata portata avanti e trasmessa da generazione in generazione dalla famigli Carbone, E’ rimasto ancora forte nel borgo la memoria di Raffaela e Mario Carbone e la loro “magia” nell’intreccio delle palme . Era uso che nella Domenica delle Palme i conchesi si recassero in chiesa, portando con sé foglie di palme intrecciate, nelle varie forme: pesce di palma, spiga di grano, l’uccello, la foglia di quercia, la pagnotta, l’ostensorio detto anche “crisma”, il caratteristico panierino (panarello).

Ci dice Claudio Milo: “Sono pochi quelli che  conoscono ancora quest’arte antica, io l’ho appresa vedendo il nonno Gioacchino Carbone e le donne che lavoravano le palme nella sua casa e mi è rimasto impressa nella memoria il loro modo di intrecciarle” e prosegue: “Le nostre palme erano così famose anche al di fuori dell’Italia tanto che un di questa intrecciata da mia madre Raffaela Carbone, insieme a mia zia Rosa è conservata al Louvre di Parigi…”.

Ci rendiamo conto dell’abilità manuale di Claudio vendendo la creazione di un cestino (detto “panarello”), Le sue mani si muovono con abilità e sicurezza, le foglie acquistano vita nuova prendendo la forme che ”l’artigiano” improvvisato vuole. Egli riferisce che con tali foglie si potevano creare piccole croci che i conchesi appuntavano sul bavero della giacca.. Oggi l’allestimento delle palme fatte secondo l’antica tradizione artigianale, tanto simile al ricamo, è quasi scomparsa, la tengono in vita i pochi nostalgici che non vogliono che questa tipica arte locale scompaia.

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