Scala, Lectio Magistralis di padre Fortunato su “La modernità di San Francesco”

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Nel cuore pulsante di Scala, il paese più antico della Costiera Amalfitana, la maestosa Cattedrale di San Lorenzo risalente all’ XI secolo, si è tenuta con grande successo, ieri pomeriggio, la lectio magistralis di padre Enzo Fortunato dal titolo “La modernità di San Francesco”.

San Francesco, amato da credenti e non, da gente semplice e da intellettuali di ogni tempo, attrae perché attraverso il suo rigido e profondo legame con le parole di Gesù abbracciò totalmente il Vangelo, ha spiegato il direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi che, con la ben nota capacità oratoria e una voce calda e ben modulata, ha condotto l’uditorio in un viaggio a ritroso nel tempo fino all’epoca del poverello di Assisi per mostrare l’incredibile modernità del suo messaggio.

Una conferenza ricca di particolari, la sua, che ha spaziato attraverso lo studio della vita del fondatore dell’Ordine che da lui ha preso il nome. Francesco, uomo di grande carisma, si spoglia delle ricche vesti per indossare un semplice saio e mettersi al servizio del suo prossimo, senza distinzioni. Il suo è un linguaggio semplice che arriva a tutti. Smette l’uso del latino e utilizza la parlata vulgare, quella della vita quotidiana. In tal modo il suo messaggio ha la potenza di essere comprensibile in maniera universale.

“ll lebbroso non è solo il malato di pelle – ha affermato padre Enzo al pubblico di fedeli che ha gremito il Duomo – Quante malattie dell’aninimo, quante delusioni e dolore nella nostra vita! Ma non dobbiamo allontanarci da chi ha delle ferite, bensì accostarci e tendere la mano. Francesco non ha paura di affiancarsi all’altro, chiunque esso sia. Questa è la sua più alta espressione di modernità. Francesco ci consegna tre parole: libertà, apertura, inclusività. Parole che non pronuncia mai, ma che mette in pratica. Lui non esclude nessuno dalla sua vita, anzi, gli va incontro”.

L’incontro è terminato con la lettura di padre Enzo di uno stralcio di una poesia di Alda Merini intitolata “Francesco Canto di una creatura”: «Felice colui / che mi ha rivestito di un saio / che è diventato un pavimento di rose. / Non ho mai sentito / l’asperità di questo tessuto, / ma odorava di fresco, / odorava di mattino, / odorava di resurrezione. / Le mie spalle sono diventate deboli ma forti: / sono diventato un contadino di fede. / Aravo solo la terra di Dio, la sua volontà».

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