Salerno, Aurelio Tommasetti: «La scuola non può usare slogan politici. Servono serietà educativa e rispetto della lingua italiana»
L’ex rettore critica lo striscione dell’Istituto Montalcini: l’integrazione si costruisce con strumenti didattici, non con messaggi divisivi, e nel rispetto delle indicazioni del Ministero sull’uso della lingua
Aurelio Tommasetti, ex rettore dell’Università di Salerno, interviene sul caso dello striscione «Qui nessun* è stranier*» esposto all’Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini e rilanciato sui canali social della scuola. Una scelta che, secondo il professore, apre una questione non solo comunicativa ma istituzionale, toccando il ruolo della scuola pubblica nel dibattito sull’integrazione.
Tommasetti sottolinea che il tema dell’inclusione «merita strumenti educativi, non slogan che sembrano fatti per la contrapposizione politica». Il riferimento è anche all’uso dell’asterisco, già sconsigliato dal Ministero dell’Istruzione nelle comunicazioni ufficiali. Per l’ex rettore, chi guida una scuola pubblica «ha una responsabilità educativa e istituzionale» e dovrebbe contribuire a spiegare il senso delle misure adottate dal ministro Valditara, invece di alimentare «l’idea che si vogliano far sentire estranei gli studenti stranieri».
La critica, precisa Tommasetti, non riguarda gli alunni ma gli adulti che hanno scelto di diffondere quel messaggio. L’integrazione, afferma, passa dalla conoscenza della lingua italiana e dal sostegno didattico necessario a garantire pari opportunità: «Il punto non è il passaporto: è la conoscenza dell’italiano. Un ragazzo deve poter comprendere le lezioni, studiare e crescere insieme agli altri». Limitarsi a uno striscione, aggiunge, «non offre gli strumenti di cui ha bisogno chi vive difficoltà linguistiche».
Il professore richiama anche la linea ministeriale contro le cosiddette “classi ghetto”, ribadendo che accogliere significa creare condizioni reali di integrazione, non solo dichiararla. Da qui l’appello al rispetto istituzionale e alla funzione della scuola pubblica: «Le scelte del Ministero possono essere discusse, ma con rigore. L’autonomia scolastica richiede responsabilità anche nella comunicazione».
Tommasetti conclude ricordando che la scuola deve essere un presidio di educazione civica e linguistica: «Da un’istituzione educativa ci aspettiamo questo: meno slogan, più strumenti per dare a tutti le stesse opportunità».







