Cava, scoppia il caso “impresentabili”: parla Anna Padovano Sorrentino
Nella relazione dell’Antimafia compaiono due candidati cavesi ritenuti “impresentabili”. Tra loro Anna Padovano Sorrentino, che rivendica la scelta di aver rinunciato alla prescrizione per affrontare il processo “con trasparenza e senso delle Istituzioni”
Nella città metelliana è esplosa ieri sera la notizia che, nella relazione annuale della Commissione Bicamerale Antimafia sulle candidature alle prossime elezioni comunali del 24 e 25 maggio, figurano due aspiranti consiglieri comunali cavesi inseriti nell’elenco degli “impresentabili”. Secondo quanto emerge dal documento, uno è rinviato a giudizio per turbata libertà degli incanti, mentre l’altro risulta coinvolto in un procedimento per più condotte riconducibili alla bancarotta fraudolenta. Una rivelazione che ha immediatamente agitato il clima politico cittadino.
Nel frattempo, il CoBeCo – Comitato per i Beni Comuni – ha diffuso un comunicato in cui esprime “sconcerto” per la presenza di due nominativi cavesi nell’elenco dell’Antimafia. Il Comitato ricorda di aver incontrato nei giorni scorsi i candidati sindaco per discutere di beni comuni, alienazioni del patrimonio e recupero dell’ex Manifattura, chiedendo contestualmente la sottoscrizione del codice etico degli amministratori pubblici. Dal confronto era emerso che Petrone e Accarino avevano scelto di non firmare il codice, mentre Canora e Giordano lo avevano sottoscritto. Alla luce della relazione dell’Antimafia, osserva il CoBeCo, questa scelta “appare quanto meno inquietante”.
Tra i candidati coinvolti nella vicenda figura la dottoressa Anna Padovano Sorrentino, consigliere comunale uscente, che ha diffuso una dichiarazione articolata per chiarire la propria posizione e respingere ogni tentativo di strumentalizzazione.
Padovano Sorrentino sottolinea innanzitutto di aver rinunciato volontariamente alla prescrizione, pur potendone beneficiare, scegliendo invece di affrontare il processo “fino alla piena definizione nel merito”, convinta – afferma – della sua “assoluta estraneità ai fatti contestati”. Ricorda che il procedimento risale al 2017 e che già nel 2020 si era ricandidata “con la consapevolezza di poter dimostrare la correttezza dei propri comportamenti e di svolgere un lavoro serio e qualificato per la città”.
La scelta di non avvalersi della prescrizione, aggiunge, è stata compiuta “in trasparenza e con profondo senso delle Istituzioni”, lo stesso che – rivendica – ha guidato il suo operato nei sei anni di attività amministrativa. Ribadisce inoltre che nel sistema italiano vige il principio della presunzione di non colpevolezza, che dovrebbe tutelare ogni cittadino “da giudizi e pregiudizi fondati sulla sola pendenza di un procedimento”, soprattutto quando una persona decide liberamente di affrontare il processo per dimostrare nel merito la propria innocenza.







