Cava, opposizione sul piede di guerra: “L’Amministrazione chieda scusa per aver mortificato la città”

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foto Gabriele Durante

Nervi tesi tra maggioranza e opposizione dopo l’arresto dell’ex vicesindaco di Cava, Enrico Polichetti. “Anziché accusare le forze di minoranza di sciacallaggio dovrebbero cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa per aver mortificato  Cava e i Cavesi, facendo vivere alla Città una delle pagine più brutte”. 

All’indomani della richiesta di dimissioni del sindaco, Vincenzo Servalli, rimbalzate sul muro di gomma della maggioranza, l’opposizione metelliana ritorna a far sentire la sua voce e rigetta le accuse di sciacallaggio politico al mittente.

“La vicenda giudiziaria sicuramente coinvolge l’attuale Amministrazione sul piano politico, al di là degli aspetti giudiziari che rimangono di competenza esclusiva della magistratura – precisa un comunicato stampa – Le forze di maggioranza hanno assunto le sembianze del difensore di fiducia, omettendo di considerare il fallimento politico della giunta Servalli che ha sistematicamente tradito le aspettative degli elettori, collezionando una serie di fallimenti coronati con l’arresto dell’ex vicesindaco, che in tempi non lontani  veniva pubblicamente osannato dal Sindaco come il migliore degli assessori!”. 

L’affondo, poi, dell’opposizione segue nelle seguenti parole: “Giammai le forze di minoranza hanno inteso auspicare un commissariamento, bensì hanno invocato le immediate dimissioni al fine di scongiurare l’ipotesi dello stesso. Chi parla di sciacallaggio dimentica che attualmente un consigliere di maggioranza, ancora presidente di una commissione consiliare, è stata rinviata a giudizio per gravi responsabilità penali  connesse ad un asta pubblica avente ad oggetto l’alienazione di un immobile comunale”.

Infine, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia tornano sulla richiesta di dimissioni e precisano che la vicenda confligge con i principi etici della buona amministrazione e pertanto, impone una profonda riflessione sulla necessità di rassegnare le dimissioni rimettendo il mandato agli elettori.

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