Cava de’ Tirreni, Poste centrali: un servizio da terzo mondo

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foto d'archivio

Sarebbe opportuno che Poste Italiane cedesse al miglior offerente alcuni suoi uffici, come ad esempio quello delle Poste centrali di Cava, visto come “non” funzionano

So bene che l’autore di un articolo è direttamente responsabile di quello che scrive, ma tengo a ribadire che di quello che scrivo sulle Poste centrali di Cava me ne assumo diretta responsabilità.

Preciso anche che tutto quello che andrò a dire è la sacrosanta verità perché constatato da me direttamente, unitamente alla effettiva danneggiata, che mi aveva chiesto di essere accompagnata.

Per tutela della cosiddetta “privacy” chiamerò la interessata Giovannina, la quale ha avuto la disavventura di voler regalare a un nipotino, in occasione della prima comunione, un Buono Postale, che probabilmente le Poste farebbero meglio a chiamare “Cattivo Postale”.

Un calvario durato circa un mese perché, non avvezzo a questo tipo di investimento (è la prima volta che mi è capitato, probabilmente sarà anche l’ultima), mi sono fatto una bella cultura in proposito, e mai avrei immaginato che per sottoscrivere un Buono Postale in favore di un minore occorresse fare una lunga trafila, alla fine della quale, se si è riusciti a superare tutti gli ostacoli, burocratici, informatici, interpretativi da parte degli addetti di sportello, e via dicendo, dopo tanto peregrinare forse riuscirai ad avere l’agognato pezzo di carta.

Una delle cose che ho appreso è che se si vuole donare a un minore un B.P. lo si può fare solo se esso è registrato, diversamente non è possibile. Quindi se un minore non ha già un rapporto in essere con Poste Italiane non potrà mai diventare intestatario di  un B.P.

Inoltre perché a un minore possa essere intestato un B.P. è necessario che il sottoscrittore presenti la carta di identità originale dello stesso; quindi non è possibile farlo in maniera che il dono sia una sorpresa.

Ma queste sono solo le prime incongruenze, seguite da tante altre, come, ad esempio, la necessità che il donatore sia anch’esso registrato, se non lo è deve farlo, ma per farlo deve accendere un rapporto con Poste, oppure la registrazione diventa una specie di labirinto nel quale non è facile districarsi, tra carte di identità, codici fiscali e via dicendo, il tutto aggravato dalle interpretazioni e dai consigli che gli addetti allo sportello ritengono di doverti dare.

Fatta questa premessa, è necessario prenotare l’operazione o tramite l’App di Poste Italiane, altro labirinto nel quale è difficile orientarsi, oppure chiedendo l’aiuto di un consulente finanziario il quale magari ti dà un appuntamento telefonico finalizzato a farti sottoscrivere un investimento.

Ho seguito, per brevità, questa strada, e sembrava aver risolto il problema, appuntamento in un giorno e ora pomeridiana prestabilita.

Tutto ok, allora? per nulla.

In quel giorno ed a quella tale ora, inutili le bussate ai citofoni, le decine di telefonate fatte ai vari numeri telefonici; nonostante la prenotazione abbiamo dovuto fare la fila all’esterno, e tutti sanno quanto sia lungo e problematico fare la fila alle poste centrali di Via Sorrentino, con la calura d’estate e il freddo d’inverno, con la gente che si accalca dinanzi all’ingresso, e nessuno delle poste ha mai deciso di installare un regola-file all’esterno, nonostante i suggerimenti.

Finalmente è venuto il nostro turno, siamo entrati, ma la consulente finanziaria non c’era: assenza momentanea per motivi di servizio.

Senza perderci d’animo siamo andati allo sportello illudendoci di poter finalmente sottoscrivere il benedetto B.P.

Impossibile, i buoni cartacei erano terminati da qualche giorno e l’archivio provinciale non li aveva ancora forniti! Né era possibile farlo dematerializzato, per un minore non è consentito.

A questo punto, dopo tutte le precedenti peripezie, sono andato su tutte le furie, ma in maniera educata ho chiesto alla sportellista di parlare col Direttore dell’ufficio: “non c’è, viene solo di mattina” è stata la risposta; ho chiesto di parlare con il Vice o col sostituto, ma a Cava non esiste né l’uno né l’altro.

Mogio-mogio non ho potuto fare altro che “piegarmela a libretto”, come si usa dire, e andarmene “all’Inferno” dove certamente avrà pensato di mandarmi la scostante addetta allo sportello.

Sembra un’avventura Kafkiana, se non l’avessi vissuta in prima persona probabilmente non ci avrei creduto.

Queste sono le Poste centrali metelliane, e certamente non sono le sole, qui a Cava c’e n’è anche qualche altra nei dintorni di Viale Marconi, ma con la differenza che le poste centrali di Via Sorrentino hanno un ampio salone che non giustifica le lunghe file all’esterno, l’altro ha un localuccio striminzito che giocoforza obbliga gli utenti a rimanere per strada.

Potrei parlare ancora a lungo sui disservizi, taluni derivanti da una procedura informatica molto carente, segno che gli analisti e i programmatori della stessa non brillano per acume, come, ad esempio, il blocco derivante da un numero di telefono sbagliato, che gli operatori di sportello non possono modificare: se, ad esempio, nel sistema è registrato un telefono che l’utente non ha più, allo sportello non può essere modificato o cancellato, e questo blocca tutto.

Vi assicuro che non è con ironia che ho trattato l’argomento, ma con molto disappunto e tristezza per lo stato di trascuratezza di questa amministrazione nei confronti degli utenti postali, la maggior parte dei quali non può sottrarsi dal subire tali soprusi perché il servizio postale è uno di quelli essenziali per la maggior parte dei cittadini.

Con una considerazione finale: ma se Poste italiane hanno deciso di sostituirsi alle Banche, è con queste disfunzioni che vogliono raggiungere l’obbiettivo?

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