Cava, ci ha lasciato Patriza Reso. Il ricordo di Luigi Gravagnuolo

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Una madre formidabile, prima di tutto una madre. Patrizia Reso, raffinata intellettuale cavese e protagonista della vita politica e culturale della città, è stata una madre esemplare. Ci ha lasciati oggi ed il primo pensiero non può che andare ai suoi splendidi figli Claudio, Simone, Silvia e Donatella. Simone, sposato con Claudia, le ha dato anche una nipotina, Lavinia.  A loro ed a Lucio Senatore, suo marito e carissimo amico, vanno le condoglianze mie personali, del direttore responsabile e di tutta la redazione di Ulisse on line, che qui si associa ad esse.

Ma torniamo alla Patrizia  ‘pubblica’. E’ stata lei per prima,  unitamente a Giustina Laurenzi, dieci anni fa a riscoprire la figura di Elvira Notari, prima donna regista del cinema italiano, vissuta agli inizi del ‘900 tra Salerno e Cava de’ Tirreni, dove lasciò questa terra. Forse questo è stato il suo contributo più rilevante al recupero della nostra memoria. Ma non vanno trascurati i suoi studi annalistici sulla storia locale, dagli antifascisti cavesi che operarono durante il ventennio, alle lotte delle donne, alle vicende del terremoto. Ecco un elenco, pur non esaustivo ma senz’altro illustrativo della sua versatile curiosità intellettuale, delle sue opere: Fotografie a colori e in bianco e nero. Ritratti al femminile di quotidiana solitudine (1997), Bambini…nel mondo (2006), La storia ignorata. Partigiani e deportati cavesi (2009), Elvira Coda Notari. Tracce metelliane di una pioniera del cinema (2011), Senza ritorno. Balvano ’44. Le vittime del treno della speranza (2013), Il fascismo e Cava. Città di confino (2017).

Pur candidatasi al Consiglio Comunale ed ottenendo discreti consensi non ha mai occupato lo scranno consiliare. Eppure ha dato alla città un contributo fattivo decisamente più rilevante di tanti consiglieri. Non aveva bisogno di galloni per mettersi a disposizione della città. Il Premio Mamma Lucia alle donne coraggio, il Forum dei popoli comunitari ed extracomunitari, le associazioni per l’acqua pubblica e a difesa dei beni comuni, i gruppi femministi, l’ANPI della cui sezione cavese  è stata presidente fino a ieri, l’Associazione dei giornalisti Cava-Costiera, il Centro Studi di Storia Locale hanno potuto avvalersi della sua appassionata militanza. Per non dire dei suoi incontri con Settimia Spizzichino, dell’impegno per la rimembranza del generale Sabato Martelli Castaldi, della sua partecipazione alle lotte operaie e democratiche, all’impegno delle donne, all’immigrazione con le sue controverse problematiche.

Era una donna di spirito, sapeva ironizzare su se stessa. Lo scorso agosto eravamo insieme a Palinuro. A cena ci raccontò quanto le era capitato al mattino. In spiaggia era stata avvicinata da una signora, che intendeva dirle qualcosa. Ma lei non aveva indossato le protesi acustiche. Ormai quasi sorda, non capiva. Perciò le si era accostata e le aveva detto che non sentiva le sue parole, a causa della marcata ipo-acusia.  Allora la donna, un po’ agitata, le aveva spiegato quanto voleva dirle, gesticolando ed indicandole un punto lontano. Patrizia la fece contenta, la ringraziò dell’informazione e si congedò. Poi ci disse: “Non ho visto nulla, ma non ho avuto il coraggio di dirle sono anche semi cieca!”.

Immaginate la risata generale. E bevemmo alla sua salute.

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