Cava de’ Tirreni, siamo irrilevanti in Provincia: il fallimento di una classe politica
Le elezioni provinciali confermano la marginalità di Cava de’ Tirreni negli equilibri politici salernitani. Al di là dei limiti del voto di secondo livello, emerge una debolezza strutturale della rappresentanza locale, frutto di anni di scelte politiche inefficaci e di una classe dirigente incapace di incidere oltre i confini cittadini
I risultati delle ultime elezioni provinciali certificano una realtà ormai consolidata: Cava de’ Tirreni non ha alcun peso nel panorama politico della provincia di Salerno. Un dato che va oltre il singolo appuntamento elettorale e che si ripete da almeno un decennio, segnalando una progressiva perdita di centralità della città nei luoghi decisionali sovracomunali.
È noto che le elezioni provinciali siano di secondo livello e che non coinvolgano direttamente i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali. Un sistema introdotto con la legge Delrio, nato con l’intento di superare le Province e che invece ha prodotto un assetto istituzionale debole, poco trasparente e scarsamente rappresentativo. Le dinamiche di voto sono spesso determinate da accordi politici e logiche di apparato più che da una reale espressione dei territori.
Eppure, proprio questo meccanismo rende ancora più evidente la fragilità della politica cavese. Se il consenso si costruisce all’interno dei rapporti tra amministratori, l’assenza di Cava dal Consiglio provinciale indica una mancanza di credibilità, di relazioni e di capacità di incidere nei contesti politici più ampi. È un limite che si traduce in un danno concreto per la città, destinata a contare sempre meno nella distribuzione delle risorse e nelle scelte strategiche per il territorio.
Le responsabilità chiamano in causa innanzitutto l’attuale maggioranza di centrosinistra e il sindaco Vincenzo Servalli, la cui azione politica appare isolata e priva di peso a livello provinciale. Ma il giudizio non può fermarsi al governo cittadino: anche l’opposizione, da anni, non è riuscita a esprimere una proposta autorevole e una leadership capace di superare i confini locali.
Il quadro che emerge è quello di una classe politica complessivamente debole, incapace di fare sistema e di costruire una visione che collochi Cava de’ Tirreni all’interno di una strategia territoriale più ampia. Una condizione che dovrebbe interrogare anche i partiti e i potenziali candidati alle prossime elezioni comunali, chiamati a misurarsi con una sfida che va ben oltre la gestione dell’ordinario.
Resta infine una domanda di fondo, che riguarda l’intera comunità: quanto questa marginalità è anche il riflesso di una scarsa partecipazione civica e di una diffusa rassegnazione? È un interrogativo scomodo, ma necessario, se si vuole immaginare un futuro politico diverso per la città.








Quale sarebbe questo diverso futuro politico per la nostra città.? Io credo che da oltre 30 anni , quando ci hanno tolto la fermata del rapido di mattina e sera, per Roma, la Sezione distaccata del Tribunale, la sede dell’Inps ecc. Cava de’Tirreni amata dai paesi vicini è diventata città dormitorio, perchè manca a Cava de’Tirreni una figura politica carismatica che possa riportare i cavesi al voto ?