Cava de’ Tirreni, il campo largo di Giuseppe Benevento e la politica come arte del possibile
Il "campo largo" metelliano nasce per necessità numerica, ma deve fare i conti con la richiesta di discontinuità dei Cinque Stelle. Tra macerie amministrative e il rischio di alleanze incoerenti, la coalizione può risultare competitiva solo puntando su una guida tecnica di alto profilo e su un netto taglio con le responsabilità del passato
L’intervista all’ingegnere Giuseppe Benevento richiama alla mente la celebre massima di Bismarck: “la politica è l’arte del possibile”. Per i Cinque Stelle metelliani, dopo anni di durissime critiche all’Amministrazione Servalli, è giunto il momento del realismo. La “dura legge dei numeri” impone un’intesa con il centrosinistra, un amaro calice di cicuta che il Movimento sembra pronto a bere in nome della concretezza.
Tuttavia, il percorso è pieno di insidie. Benevento è stato chiaro: serve discontinuità, sia nei metodi che nelle persone. Ma qui sorge il dilemma: come si costruisce un “campo largo” se gran parte dei potenziali alleati è stata parte integrante del sistema che si vuole cambiare?
D’altro canto, ha ragione Benevento quando afferma che «l’Amministrazione Servalli oramai è alle spalle». Verissimo, ma attenzione. Il rischio non è quello di cadere nel paradosso del “buttare il bambino con l’acqua sporca”, bensì di conservare l’acqua sporca buttando via il bambino. Servalli e la sua amministrazione uscente non sono stati un incidente della storia cittadina. Sono, infatti, il frutto avvelenato di una maggioranza fatta anche di assessori e partiti che hanno condiviso responsabilità politiche precise. Muoversi tra queste macerie richiede un metro di giudizio rigoroso: chi va “potato” e chi può essere salvato? Esiste, però, un criterio oggettivo per stabilire lo stato di compromissione dei vari protagonisti di questa sciagurata esperienza amministrativa che ora, dopo oltre dieci anni, sta per concludersi?
A leggere l’intervista, però, emerge anche un altro dato: il centrosinistra è ancora lontano dal trovare la quadra. E il nostro ha ben presente il rischio di «una nuova armata Brancaleone che poi avrà difficoltà nel governare una città complessa in un momento storico difficile». Nel contempo, non vanno sottovalutate alcune spinte centrifughe rispetto ad una proposta condivisa dall’intero centrosinistra.
Per il resto, che dire? In larghissima misura, quello che afferma l’ingegnere Benevento lo sottoscriviamo. Detto ciò, la situazione disastrosa in cui versa il centrosinistra metelliano potrebbe paradossalmente accelerare i tempi. Quando si tocca il fondo, l’aggregazione diventa l’unica via per la sopravvivenza politica. La chiave di volta sarà il candidato sindaco: dovrà essere una figura credibile, autorevole e tecnicamente all’altezza di una sfida amministrativa senza precedenti. In ragione soprattutto della delicata situazione in cui versa in primo luogo l’Ente Comune.
In conclusione, partendo da una posizione di svantaggio, il centrosinistra può solo risalire, ma deve farlo con una proposta che non sembri un semplice riciclo del passato.







