Cava de’ Tirreni, Enrico Bastolla scoperchia il sistema del sindaco Servalli: il re è nudo
L’intervista di Enrico Bastolla è un j’accuse durissimo contro dieci anni di potere personale, poltrone e disastri amministrativi. Altro che città trasformata: Cava esce impoverita e stravolta, mentre la discontinuità diventa l’unica linea di demarcazione tra politica credibile e fallimento annunciato
L’intervista pubblicata oggi dal nostro giornale a Enrico Bastolla è un j’accuse a tutto campo, e come mai nessun politico ha finora fatto, nei riguardi del sindaco Servalli & C.
Il nostro lo fa senza livore ma con una precisione chirurgica. Ricorda fatti e misfatti del nostro primo cittadino nei dieci anni e passa del suo sciagurato governo municipale. D’altro canto, Bastolla fu la prima vittima politica di Servalli. Gli aveva conteso la candidatura alle primarie, poi da assessore ragionava con la sua testa e lavorava bene. Non era un cortigiano come gli altri, insomma. Anzi, era tra i pochi che andava in perfetta sintonia con i dipendenti comunali che con lui collaboravano con entusiasmo. Il suo punto di forza? Una persona rispettosa e educata, sempre pronto al dialogo e al confronto.
Per Servalli rappresentava un contraltare, una persona dalla schiena dritta. Era politicamente un pericolo. Non era né servile né un adulatore. E neanche uno dei tanti menestrelli di corte. Andava messo all’angolo, contrastato, mortificato. Alla fine, come spiega Bastolla nell’intervista, non ci furono più le condizioni per restare in amministrazione.
«Ci rendemmo conto -racconta Bastolla- che l’esperienza era già terminata, i buoni propositi del 2015 si erano già volatilizzati, era diventata un’Amministrazione che curava solo come mantenere la poltrona, i provvedimenti che venivano portati in giunta non erano per niente condivisi e/o partecipati (metodo Servalli), o con me o contro di me, ed avevo visto l’appiattimento totale del Pd con questo metodo, traemmo la conclusione di dimettermi» .
E Bastolla snocciola tutti i disastri di Servalli e dei suoi. Questo il suo elenco: «Mediateca, ex palazzetto dello sport, ex manifattura tabacchi, svendita totale del patrimonio immobiliare, politiche sociali allo sbando, iniziative a tutela delle attività produttive per le nostre partite iva o per attrarre nuove attività sul nostro territorio e poi il gran buco di bilancio che ci ha portato ad approvare il piano di riequilibrio, per mancanza di vigilanza soprattutto del Sindaco, che ha portato ai livelli massimi le entrate e i diritti per l’Ente». Altro che le narrazioni fiabesche di Servalli, che favoleggia di una città trasformata. Con il suo governo, al contrario, Cava è stata “stravisata”. E con i cittadini cavesi impoveriti e dissanguati dal Comune, nel contempo disastrato nella sua struttura, e dalla sua longa manus, la Metellia.
Bastolla sul banco degli imputati non pone solo il Sindaco, ma l’intera maggioranza (e relativi partiti del centrosinistra), la cui unica preoccupazione già dalla prima consiliatura era quella di restare «unita a tutti i costi, mantenere le poltrone e cercare di andare avanti».
Fa specie adesso che ora Bastolla, come leader cittadino di una forza moderata qual è Casa Riformista, voglia concorrere alla nuova proposta di governo sempre del centrosinistra per il post-Servalli. Bastolla, però, come si suol dire, viene dal morto. Da qui, i suoi paletti che non riguardano solo i punti programmatici. Il nostro chiede un candidato sindaco capace, ma soprattutto pretende discontinuità rispetto a Servalli. E precisa: «Questo cosa vuol dire che chi è stato in giunta con Servalli, fianco a fianco, è inimmaginabile che possa far parte della futura amministrazione dell’area civica o di centro-sinistra». Poi, ancora: «Superare e mettere nel cassetto il metodo “Servalli”, un uomo solo al comando, responsabilità grave dei partiti che gli hanno consentito di fare questo. Ma posso capire. Ci sono stati altri interessi che non sono stati quelli per la città».
Più chiaro di così non si può!
Tirando le somme di questa intervista davvero scoppiettante, anzi, per certi versi addirittura incendiaria, il centrosinistra troverà non poche difficoltà a mettersi insieme e a tirar fuori una proposta convincente e nello stesso tempo unitaria. Con queste premesse, d’altro canto legittime e più che doverose oltre che necessarie, non è da escludere che il centrosinistra imploda politicamente. D’altronde, senza discontinuità il centrosinistra dove vuole andare? O cambia o soccombe. E anche indecorosamente. Tertium non datur.
In ultimo, va sottolineato il passaggio finale dell’intervista rilasciata da Enrico Bastolla. E’ quella in cui avverte anche il centrodestra e il suo candidato sindaco Giordano: «Vincere per poi non garantire stabilità è inutile e si rischia di compromettere definitivamente il rapporto con i cittadini».
E invita Giordano a quella stessa discontinuità che lui pretende dal centrosinistra rispetto a Servalli. Lo fa, infatti, invitandolo ad applicare il principio della discontinuità rispetto a «quella classe dirigente che prima non ha fatto governare in maniera stabile Messina e Galdi».
Giordano, insomma, è avvertito, ma riteniamo che egli ne abbia contezza da tempo.
In conclusione, la parola d’ordine oggi è discontinuità. Rispetto al passato. Nei riguardi della cattiva politica. Quella delle poltrone e degli incarichi a sbafo non certo per tutelare gli interessi della comunità metelliana.
L’auspicio è che questo vocabolo diventi davvero la cartina di tornasole della buona politica per gli anni a venire. E che non finisca, al contrario, tra gli impegni tristemente mancati, come la svolta buona promessa nel 2025 dal candidato sindaco Vincenzo Servalli. La svolta ci fu, ma tutt’altro che buona, bensì sciagurata e disastrosa per la nostra città.







