Cava de’ Tirreni, elezioni comunali: centrosinistra in stallo… Giancarlo Accarino unica via d’uscita
Il Pd cavese fatica a trovare una linea e un candidato, mentre il centrodestra ha già scelto Giordano. La società civile resta ai margini, ma l’eventuale sfida tra due professionisti — Accarino e Giordano — segnerebbe un salto di qualità per la città
Negli ultimi giorni abbiamo raccontato le difficoltà interne al Pd metelliano e il rinvio dell’incontro con i partiti del campo largo per la scelta del candidato sindaco. Con l’appuntamento fissato per venerdì prossimo, entro il fine settimana dovrebbe finalmente delinearsi un quadro più nitido nello schieramento del centrosinistra.
Riteniamo che, prima o poi, la scelta ricadrà su Giancarlo Accarino. È l’unica soluzione realmente praticabile. Non solo è quella capace di mettere d’accordo tutti, o quasi, ma anche l’unica che oggi può competere con la proposta del centrodestra. Proprio per questo non è affatto improbabile immaginare che, a breve, i partiti del centrosinistra possano ritrovarsi a dover bussare alla porta di Accarino per chiedergli di guidarli come candidato sindaco alle prossime comunali.
Questo suggerisce il semplice buonsenso.
È altrettanto vero, però, che i partiti di oggi sono spesso entità fluide, e il Pd cavese da tempo si mostra particolarmente vaporoso ed evanescente. Questo in termini politici. Molto concreto e vorace, invece, è il Pd per quanto riguarda la caccia a poltrone e vantaggi. Per questo, sappiamo bene che il suo giovane segretario cittadino, Carmine Senatore, si trova in una situazione complicata: non sa come uscire dalle fratture interne, dai veti incrociati e, soprattutto, dalle minacce di scissione.
Forse, per trovare la quadra, il nuovo segretario dovrà assumersi la responsabilità di imporre — democraticamente, s’intende — una linea politica chiara. In altre parole, nelle prossime ore la scelta dovrà farla lui. È una questione di coraggio e di responsabilità, qualità che competono a chi è chiamato a guidare una comunità politica. Altrimenti, ci si fa da parte. Vero è che in politica è sempre auspicabile il dialogo e porsi quanto più possibile nelle condizioni di comprendere le ragioni degli altri, ma non certo sottostare alle minacce e ai ricatti.
Siamo convinti, in questa ottica, che, una volta presa una decisione in modo trasparente e democratico, non accadrà nulla di drammatico. In ogni caso, anche se dovesse accadere l’irreparabile, una scelta va comunque compiuta. La nostra impressione, per quanto a sinistra il tafazzismo sia una costante storica, è che non avverrà nulla di irrimediabile. D’altra parte, in questo Pd cavese c’è talmente poca sinistra che nessuno ci sembra davvero incline al cupio dissolvi.
Poi che dire? Se il desiderio di autodistruzione politica finirà per prevalere, a trarre vantaggio sarà di sicuro il candidato del centrodestra Giordano, ma lo stesso Accarino si libererà di una zavorra non indifferente. Di questo ne è la riprova la foto da allegra brigata postata oggi sui social dai giovani democrat non convinti della candidatura di Accarino. E’ questa una sfida da guasconi. Allo stesso tempo, è la cartina di tornasole di quanto per questi giovani rampanti del Pd sia doloroso lasciare i privilegi e il potere delle poltrone occupate per undici anni.
Testimonia, però, anche la loro debolezza e la paura di dover scendere dal treno del potere e degli agi. Sono da comprendere. Qualcuno di loro ha addirittura presieduto per più di dieci anni una ricca partecipata del Comune senza mai sottoporsi al voto dei cavesi. Anzi, gli elettori metelliani non lo conoscono né di nome né di aspetto. E questo è uno degli elementi più patologici, ma non il solo, della cattiva politica, della cortigianeria e del clientelismo di cui si è fatto portatore il più sciagurato dei sindaci metelliani: Vincenzo Servalli.
A prescindere da quello che accadrà nelle prossime ore, è tuttavia inevitabile fare qualche ulteriore considerazione. Se, per cominciare, il centrosinistra fatica così tanto oggi a scegliere il candidato a sindaco, è facile immaginare quali difficoltà potrebbe incontrare domani, qualora fosse chiamato a governare la città. Un’ipotesi che, per quanto oggi appaia remota, non può essere esclusa del tutto.
Il vero nodo resta quello di garantire alla città un governo credibile, affidabile e competente. Eppure, questo obiettivo non sembra rientrare — almeno per ora — tra le priorità della politica cittadina, né a sinistra né a destra.
Nel frattempo, la società civile cavese è praticamente scomparsa dallo scenario politico. Non è riuscita a ritagliarsi un ruolo autonomo e incisivo, né a costruire un’aggregazione trasversale e inclusiva. È mancata una visione strategica, ma soprattutto un leader capace di unire invece di dividere. Pazienza: le esperienze maturate negli ultimi anni potranno comunque rivelarsi utili in futuro.
Per fortuna, a destra c’è Raffaele Giordano, che guiderà la coalizione come candidato sindaco, mentre a sinistra — come auspicavamo — dovrebbe esserci Giancarlo Accarino. Entrambi rappresentano, seppur in forme diverse, la società civile e il mondo delle professioni: figure di prestigio che si mettono a disposizione della politica.
Non è poco. Si tratta di un evidente salto di qualità rispetto agli ultimi anni. Né Giordano né Accarino hanno qualcosa da chiedere alla politica; al contrario, hanno molto da offrire alla città.
Oddio, poi bisognerà vedere come verrà governata una città stremata e delusa da questi ultimi anni di mala gestio, come verrà messa in condizione di operare una struttura comunale devastata da Servalli & C., e in generale, in ragione delle ristrettezze finanziarie, come si riuscirà a friggere il pesce con l’acqua.
Ad ogni modo, per tutto questo c’è tempo.
Per ora fermiamoci qui. Attendiamo i prossimi sviluppi che lo scenario politico cittadino ci riserverà.





