La nuova legge elettorale: capilista bloccati, pluricandidature e corsie preferenziali

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Come sarà la nuova legge elettorale? Innanzi tutto, la chiamano alla tedesca, ma in realtà sarà molto italiana per salvaguardare i partiti e i loro prescelti da mandare in parlamento.

Quel che è certo è che il sistema è proporzionale, vale a dire che i seggi vengono distribuiti in ragione della quantità dei voti ottenuti, e ci sarà una soglia di sbarramento per i piccoli partiti  al 5%, ovvero chi avrà anche un voto in meno non otterrà alcun seggio, con l’eccezione, però, delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. La soglia di sbarramento è la stessa sia alla Camera che al Senato.

E fin qui è tutto chiaro e anche più che accettabile.

Questo sistema tedesco all’italiana, infatti, avrà, come anticipavamo, più di una differenza dal sistema adottato in Germania.

La prima differenza, è che i candidati nei collegi vengono eletti in modo proporzionale e non in modo maggioritario come in Germania. In altre parole, il collegio non viene vinto e rappresentato in parlamento da chi ha ottenuto più voti. Così succede in Germania ma non sarà così in Italia, dove, invece, i parlamentari vengono eletti con una distribuzione proporzionale favorendo di fatto quelli della lista bloccata determinata dai partiti.

In pratica, ci saranno 303 collegi per la Camera e 150 per il Senato, mentre le circoscrizioni proporzionali saranno 27,  che coincidono con le Regioni, tranne le più popolose divise in più circoscrizioni (2 in Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, 3 in Lombardia). Al Senato le circoscrizioni corrisponderanno con le Regioni e saranno ulteriormente divise in 150 collegi uninominali. I partiti presentano dei listini bloccati di 2-4 nomi in ciascuna circoscrizione e un candidato in ciascuno dei 303 collegi uninominali.

L’elettore può dare un solo voto per ciascuna scheda e quindi non c’è la possibilità di voto disgiunto come in Germania. In questo sistema elettorale «tedesco italianizzato» sarà dunque possibile porre una sola «X» sulla scheda che trascinerà il voto per il candidato e, viceversa, quello della lista collegata. Le schede ovviamente saranno due, una per la Camera e una per il Senato.

Viene confermata inoltre la ripartizione tra una quota di 50% seggi uninominali e 50% proporzionale con liste bloccate.

Questo significa che si contano i voti in tutta Italia e si stabilisce, in base alla percentuale, quanti seggi spettano a ciascun partito a livello nazionale e poi a livello circoscrizionale.

Per la precisione, vengono calcolati i seggi spettanti ai singoli partiti, calcolo che viene fatto a livello nazionale per la Camera e a livello regionale/circoscrizionale al Senato. Questa differenza è necessaria perché secondo la Costituzione il Senato deve essere eletto su base regionale. Ciò provocherà delle differenze, che dovrebbero essere assai contenute, nel riparto dei seggi assegnate ai vari partiti tra le due assemblee parlamentari.

Attenzione però: in ogni circoscrizione i partiti fanno una classifica dei propri candidati secondo il seguente criterio: primo il capolista del listino bloccato; seguito dai candidati che hanno vinto dei rispettivi collegi sulla base del maggior numero di suffragi ottenuti. Da questa classifica si estraggono in ordine gli eletti di ciascun partito.

Cerchiamo di essere più chiari. A quanto pare, su richiesta del Pd, l’assegnazione dei seggi a livello circoscrizionale parte dai numeri 1 dei listini proporzionali (tre-quattro candidati al massimo) che l’elettore troverà sulla colonna destra della scheda. In altre parole, tornano in qualche modo i capilista bloccati previsti nell’Italicum. Ad ogni modo, solo dopo questa prima scelta scatteranno i seggi per i vincitori dei collegi uninominali in quella stessa circoscrizione e, ove ci fosse la necessità aritmetica, verrebbero infine ripescati anche i numeri 2 e numeri 3 dei listini proporzionali. Unica eccezione al capolista “garantito” è se in un collegio uninominale un candidato prende più del 50% dei voti: in quel caso quel candidato “supera” il capolista di circoscrizione, che viene eletto solo come secondo.

Un altro elemento significativo di questo sistema elettorale sono le pluricandidature. In pratica, un candidato si può presentare in un collegio uninominale e, al massimo, anche in tre listini bloccati. Questo che vuol dire? Significa che un candidato, secondo una scelta insindacabile operata esclusivamente dal leader del proprio partito, può correre in un collegio uninominale e, per sicurezza, come paracadute può candidarsi in tre collegi come capolista nel listino proporzionale bloccato. In altri termini, esisterà per molti una corsia preferenziale per essere eletti e quindi la possibilità per i segretari di partito di scegliere buona parte dei prossimi parlamentari, ovviamente quelli a lui politicamente più vicino.

Previste anche le quote di genere: nei listini bloccati devono esserci alternanza di genere, mentre riguardo i candidati nei collegi uninominali “nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60%, con arrotondamento all’unità più prossima”. (foto Angelo Tortorella)

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