Emessa dalla Corte dei Conti la sentenza sullo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari. La soddisfazione di Antonio Barbuti

0
467

Ricordate la vicenda dei contributi ai gruppi consiliari con grandi titoli dei giornali sullo scandalo dei pubblici quattrini buttati dalla finestra dai consiglieri comunali di Cava de’ Tirreni? Bene, ieri è stata notificata la sentenza n. 6/17 emessa nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti di Napoli che riguarda politici e dirigenti del Comune metelliano. Alla fine, la montagna ha partorito, quasi per tutti gli imputati, il più classico dei topolini.

Procediamo con ordine.

A salire sul banco degli imputati della magistratura contabile furono, come si ricorderà, gli ex presidenti del Consiglio comunale Antonio Barbuti e Lucio Panza, nonché i dirigenti comunali dell’epoca ovvero Nobile Montefusco e Claudio de Giacomo, oltre al consigliere comunale e capogruppo Michele Mazzeo.

Per la precisione, a Barbuti veniva richiesto un risarcimento per danno erariale di 57.599,30 euro, a Panza di 37.409,39, entrambi nella loro qualità di presidente del consiglio ma anche di capogruppi consiliari al Comune di Cava de’ Tirreni, e quali dirigenti comunali a Montefusco 36.659,39 euro e a de Giacomo 15,334,23. L’accusa era di irregolarità nella gestione dei fondi devoluti al finanziamento dei gruppi consiliari tra il 2006 e il 2012. Tutto ciò aveva comportato vari sequestri conservativi a favore del Comune a carico di Panza, Barbuti, Montefusco e de Giacomo, per complessivi oltre 100 mila euro. A Mazzeo, infine, nella qualità di capogruppo di Rifondazione Comunista, veniva chiamato a rispondere del danno di euro 10.620,44.

A Barbuti e Panza, in particolare, veniva contestato l’illecito doloso dell’omessa vigilanza sulla rendicontazione, a de Giacomo e Montefusco l’omesso controllo e recupero delle somme indebitamente utilizzate.

Alla fine la Corte dei Conti di Napoli assolve Panza e Barbuti nella loro qualità di Presidenti del Consiglio comunale metelliano e li condanna solo per le spese effettuate quali capigruppo, ovvero rispettivamente a 375 euro e 2.670 euro da pagare a favore del Comune di Cava, de Giacomo viene condannato a pagare 3.833 euro, infine, Michele Mazzeo nella qualità di capogruppo di Rifondazione Comunista viene condannato a 8.500 euro. Assolto, infine, per prescrizione, Nobile Montefusco.

Per quanto riguarda Lucio Panza, difeso dall’avvocato Francesco Accarino, va precisato che i 375 euro contestati riguardano l’acquisto di giornali, che, secondo il giudice penale, vanno correttamente rimborsati al Consigliere, mentre la Corte dei conti, invece, ritiene che non rientrerebbero tra le spese del gruppo consiliare. Una visione, questa della Corte dei Conti, che contraddice l’icona del politico con la mazzetta dei giornali che ci ha accompagnato soprattutto nella prima repubblica. Insomma, e poi ci lamentiamo dell’ignoranza degli attuali politici!

Per quanto riguarda Mazzeo le spese contestate sono quelle relative all’acquisto di materiali di studio, fotografici e informatici, dall’associazione “Afan de Rivera”, di cui era lui stesso presidente, per la preparazione di un convegno dal tema “Cava territorio fragile ed a rischio quali proposte”. Per la Corte l’illegittimita di tale spesa emerge “in base all’evidente conflitto d’interesse determinato dall’averla assunta il Mazzeo nella duplice veste di committente e presidente dell’associazione commissionaria”

E’ evidente la soddisfazione di quasi tutti gli imputati per questa sentenza.

Antonio Barbuti, infatti, è stato tra i primi a dichiarare che “in linea con la recente decisione del GUP di Nocera Inferiore anche la Corte dei Conti ha, con sentenza n. 6/17, escluso ogni mia responsabilità contabile nell’esercizio delle mie funzioni di Presidente del Consiglio Comunale”.
“Ho dovuto subire ingiustificatamente sino ad oggi un sequestro di circa 60.000 euro -ricorda poi l’avvocato Antonio Barbuti- Ci sono voluti 2 anni e 4 mesi ma alla fine il teorema accusatorio è stato prima smantellato dal giudice penale e poi da quello contabile”.
“La sentenza -puntualizza poi Barbuti- individua una presunta mia responsabilità come capogruppo che anche se limitata ad euro 2700 in aggiunta ad euro 700 spese di giustizia non fermerà le mie iniziative a tutela della mia correttezza e trasparenza che non ha prezzo”.
“Un grazie -conclude Barbuti- agli avvocati Francesco Accarino e Marcello Brescia Morra per l’eccezionale risultato conseguito e con i quali sto valutando le iniziative del caso  per  una vicenda che ha dell’incredibile. Oggi è solo un disdicevole ricordo”.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.