Napoli, al Castel dell’Ovo la mostra “Tutankhamon, viaggio verso l’eternità”

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Sarà possibile visitarla fino al prossimo 23 aprile, la mostra “Tutankhamon, viaggio verso l’eternità”, allestita negli spazi del Castel dell’Ovo a Napoli.

Nel 2022 ricorrono i cento anni della scoperta della tomba forse più famosa della storia dell’egittologia e la mostra permette di immergersi in quel segmento della civiltà egizia che tanta suggestione procura ancora oggi, a distanza di un secolo dal suo svelarsi ai moderni.

Una mostra divulgativa, fortemente mirata ad un pubblico non di specialisti, destinata a visitatori curiosi pronti a scoprire le riproduzioni di quei tesori dell’antichità, dinanzi al trono d’oro, ai carri da guerra, ai sarcofagi, alle mummie che sono copie esatte di quelle trovate dall’archeologo Howard Carter nel novembre del 1922.

“Riproduzioni originali” infatti le definisce la curatrice della mostra, Clarissa Decembri, spiegando che sono originali “in quanto realizzati in Egitto, al Cairo, in collaborazione con il Ministero delle Antichità Egizie, da artigiani che hanno cercato di usare le stesse tecniche di tremila anni fa e, quando possibile, anche gli stessi materiali”.

E ci sono anche 60 reperti originali, tutti provenienti dalla collezione egizia del Museo Archeologico nazionale di Firenze, in gran parte gioielli e pezzi del corredo funerario che accompagnava i faraoni nel loro viaggio verso l’aldilà. Corredo ricco, quello di Tutankhamon, grazie al fatto che la sua tomba era rimasta inviolata per millenni, mentre le piramidi, come le altre sepolture trovate nella Valle dei Re erano state a lungo oggetto di saccheggi.

La tomba non fu ritrovata intatta ma già visitata dai tombaroli dell’epoca.  Lo stesso Carter stimò che venne depredato il 60% dei reperti, soprattutto gioielli.

Il visitatore si può sentirsi un po’ archeologo e rivivere l’emozione della scoperta.

E’ stato infatti ricostruito un muro, attraverso il quale, con dei finti squarci è possibile vedere gli oggetti preziosi che erano all’interno della tomba.

A raccontare non solo la breve vita del “Faraone Bambino”, della sua famiglia, ma anche la sua malattia, i reperti della sua sepoltura e la scoperta stessa della tomba è, nella mostra organizzata da Innovation con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, l’ologramma dell’archeologo che ne svelò le ricchezze, Howard Carter.

Interpretato dall’attore Bruno Santini, Carter racconta la sua cocciutaggine nella ricerca e la meraviglia quando si trovò dinanzi a quel tesoro, la tenace ricostruzione storica e persino la nascita della leggenda della “maledizione di Tutankhamon” che avrebbe colpito chi ne violava la sepoltura.

Una leggenda inventata ad arte dai giornali ai quali Carter non dava notizie circa le sue scoperte (avendo scelto un solo organo di stampa al quale rivelare l’avanzamento del suo lavoro), una leggenda inventata per poter comunque produrre articoli su articoli e accontentare i lettori.

Una “leggenda” nata per la morte improvvisa e prematura del finanziatore di Carter, Lord Carnarvon, che morì di polmonite al Cairo poco dopo la scoperta della tomba.

La enorme copertura mediatica della scoperta archeologica produsse la fake – di grande impatto sull’opinione pubblica di tutto il mondo – secondo la quale una maledizione colpiva chi disturbava la mummia di Tutankhamon. Una mummia, tra l’altro, assai malridotta, come mostra la fedele riproduzione: un’azione di lenta autocombustione dei tessuti del faraone mostra Tutankhamon quasi come fosse carbonizzato.

Al termine del percorso la ricostruzione molto dettagliata di come venivano trattati i corpi per la mummificazione con la puntuale estrazione degli organi interni inseriti in apposti vasi di terracotta e del cervello che invece ritenuto non degno di nota veniva eliminato.

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