L’indomita richiesta di aiuto del libro
Il danno prodotto dalla pirateria non è, infatti, solo economico bensì un vero e proprio attentato alla democrazia che genera una rete informativa friabile
Le cifre statistiche dell’attuale crisi editoriale nel settore librario sono spaventose, tali da giustificare l’urgente SOS da parte degli editori, che si trovano dinanzi ad una lotta impari per frenare la bancarotta. Le cause ce l’abbiamo sotto gli occhi, la principale è la pirateria che continua ad attestarsi a livelli drammatici, sottraendo agli editori circa un terzo del mercato.
C’è da aggiungervi, purtroppo, un altro dato non di facile quantificazione ossia delle vendite perse a causa dell’utilizzo di riassunti e compendi generati dall’Intelligenza Artificiale, che sono molto diffusi. Tali rielaborazioni generati dall’IA sono utilizzati dai giovani sopra i 15 anni per i libri di lettura, una buona parte dagli studenti universitari, altri ancora dai liberi professionisti, secondo le rilevazioni analitiche dell’Associazione Italiana Editori sulla pirateria nel mondo del libro. I rimaneggiamenti di testi ottenuti tramite l’IA, oltre ad essere di larga diffusione, sono conservati dagli studenti universitari e spesso condivisi con conoscenti e amici, o tramite sistemi di comunicazione elettronici.
La statistica evidenzia inesorabilmente l’incremento della percentuale di chi ritiene probabile essere scoperto e sanzionato per reati riconducibili alla pirateria, tuttavia solo un terzo del settore giovanile è consapevole che è illegale caricare sui sistemi di IA materiali coperti dal copyright senza averne l’autorizzazione. E intanto la pirateria dei libri a stampa dilaga vertiginosamente, con la conseguenza di una perdita di posti di lavoro per il settore editoriale -conteggiando anche l’indotto-. che supera di gran lunga le 15.000 unità, che in termini economici vogliono dire quasi 2 miliardi di euro, sia per l’editoria sia per l’Agenzia delle Entrate.
Il danno prodotto dalla pirateria non è, infatti, solo economico bensì un vero e proprio attentato alla democrazia che genera una rete informativa friabile, esponendo i cittadini a concetti non verificati e riducendo, in questo modo. la qualità del dibattito pubblico con relativo indebolimento della fiducia nelle stesse istituzioni.
Quali misure adottare? Crediamo che accanto al contrasto alla pirateria tradizionale e all’educazione alla legalità è il caso di affrontare il toro per le corna, ovvero l’impatto dell’Intelligenza Artificiale.
L’irrefrenabile dilagare delle sintesi dei libri ottenute tramite quest’ultima, alternative ad essi, ha quasi raggiunto la zona rossa e questo pone due ordini di problemi. Il decremento della qualità dello studio negli atenei italiani e nella formazione professionale, che deve essere preservata, nonché il nocumento che già oggi la filiera del libro subisce in maniera cospicua, nonostante la difficoltà ad avere una precisa quantificazione economica. Va da sé che l’IA devono essere utilizzata nel rispetto delle leggi a tutela del diritto d’autore, perché calpestando il copyright non c’è industria culturale e creativa e senza industria culturale e creativa non esisterebbero nemmeno i sistemi di IA, che sono nati e si sono sviluppati sui contenuti editoriali, spesso ottenuti e utilizzati in maniera illecita.
Da tutto ciò nasce una profonda riflessione: mentre i lettori scompaiono, il settore si concentra. Cosa vuol dire questa concentrazione per il lettore, per l’autore, per la cultura? Significa che l’editoria italiana ha smesso di essere un’industria culturale per diventare un’industria dello spettacolo. Gli editori dei grandi gruppi non pubblicano più libri: producono prodotti. I cataloghi sono costruiti intorno a pochi titoli “traino”, quelli che devono vendere decine di migliaia di copie per coprire i costi fissi della macchina distributiva. Tutto il resto (letteratura di qualità, saggistica specializzata, poesia, traduzione di opere straniere non commerciali) sopravvive come complemento decorativo.
Dal feedback scaturisce una sorta di standardizzazione del gusto. Nelle vetrine di quelle stoiche librerie ancora in vita (basti pensare alla recentissima chiusura della Hoepli di Milano e non per deficienza di libri bensì di gente che vuole ancora leggere: smorzando definitivamente una storica luce civile, nell’apatia di un Paese) si espongono sempre gli stessi volti: influencer che firmano romanzi scritti da altri, politici che raccontano la “loro” verità, sportivi che confessano traumi e trionfi. Le autobiografie di personaggi televisivi vendono più di Eco, Pasolini, Morante o Pavese.
Qualcuno ascriverà la colpa ad Amazon ma sarebbe troppo comodo, e dunque la più gettonata. Ma la verità è meno epica e più domestica. L’azienda di e-commerce più nota al mondo vende quello che noi chiediamo. E noi chiediamo velocità, sconti, consegna in ventiquattr’ore e la possibilità di restituire un libro come fosse una camicia che non ci dona. La Hoepli, come del resto la storica Guida di Napoli, invece vendevano tempo. E il tempo, nell’epoca dell’incessante ”fast life” rimane un prodotto fuori mercato
Tali siti culturali non sono scomparsi per cause naturali ma perché li abbiamo abbandonati perché abbiamo preferito la comodità alla curiosità, la velocità alla profondità, il risparmio alla qualità. Perché le istituzioni hanno scelto di non scegliere, lasciando che il mercato decidesse tutto. E il mercato, come sempre, ha deciso secondo logiche di profitto immediate, non di valore culturale a lungo termine. Non è Guida o la Hoepli che chiudono, siamo noi che ci chiudiamo. Chiudiamo la curiosità, la pazienza, la voglia di approfondire. E mentre le serrande scendono miseramente, continuiamo a dirci che va tutto bene, che è il progresso, che il mondo cambia.
Forse è così, assistiamo inerti al mutamento del nostro mondo, ma ciò non vuol dire che esso migliori.






