Ottant’anni di voto
L’anniversario del primo voto femminile richiama i progressi compiuti e le disuguaglianze ancora presenti. La parità resta un diritto da rendere pienamente effettivo
Ottant’anni dopo il primo voto femminile del 1946, la piena cittadinanza politica delle donne resta un traguardo incompiuto. Nonostante i progressi, i Comuni guidati da sindache sono ancora pochi e la parità di genere continua a essere un obiettivo da consolidare. L’anniversario è stato al centro dell’incontro “1946-2026. Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant’anni”, a Roma, occasione per riflettere su conquiste e ritardi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato che la parità è un diritto, non una concessione, e che la vera libertà consiste nel potersi affermare senza meccanismi di favore, purché lo Stato garantisca condizioni eque e una competizione non “truccata”. Il cammino verso una società davvero meritocratica e inclusiva è ancora lontano dall’essere compiuto. In politica, per esempio, la presenza femminile ai vertici delle istituzioni resta limitata a tutti i livelli. Resta ancora molto cammino da fare. E anche le donne devono sentirsi legittimate a osare di più. Le quote rosa possono favorire l’accesso, ma non rappresentano certo la soluzione definitiva.





