L’addio alla Rai di Lucia Annunziata

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foto Giovanni Armenante

Lucia Annunziata lascia la Rai in quanto non si ritrova con l’azione del governo Meloni. Decisione legittima. Magari non condivisibile, ma legittima. Tuttavia, alcune riflessioni sembrano scontate. La Rai da sempre è stata oggetto di lottizzazione politica. Non si vede dove sia la novità e lo scandalo. D’altro canto, la sua trasmissione è stata confermata anche per l’anno prossimo. L’Annunziata non avrebbe fatto meglio a restare alla conduzione del suo programma di informazione? C’è poi da domandarsi: perché mai il conduttore di una trasmissione di informazione dovrebbe condividere le idee del governo? Anzi, un giornalista esalterebbe le sue doti di professionalità facendo il controcanto proprio al governo. In altri termini, a maggior ragione Lucia Annunziata poteva e doveva continuare a condurre la sua trasmissione televisiva. Sarebbe stata così una garanzia di pluralismo per il servizio pubblico. In conclusione, la motivazione dell’Annunziata non convince.

Certo, Lucia Annunziata resta un’eccellente professionista. Ruvida, poco simpatica, passionale, persino aggressiva nelle sue interviste, ma brava senza nessunissima ombra di dubbio. Lasciamo poi perdere tutto il resto. E cioè che l’Annunziata non è una dipendente, ma da tempo una pensionata. E’ stata direttore del TG3 e perfino presidente della Rai. Incarichi avuti non per aver vinto un concorso pubblico, bensì allo stesso modo di quelli che li hanno avuti oggi e come quelli che li hanno ricoperti in passato.

Parliamo sempre della stessa Rai. Quella lottizzata dai partiti. Un pezzo a me e un pezzo a te. Il vero problema è che ora a lottizzarla è la Meloni. Sempre dando, però, un pezzo a te e un pezzo a me. A tavola restano tutti. Cambiano i posti dei commensali-partiti e la grandezza delle loro porzioni nel piatto, ma le dinamiche restano le stesse. In conclusione, spiace che la Rai perda una giornalista del suo calibro e che il servizio pubblico debba fare a meno di una professionista le cui interviste hanno in alcuni casi segnato un’epoca. Non sembra, però, che sia proprio il caso di fare le verginelle. Peggio ancora, fare acqua santa dall’ombelico.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore delle pubblicazioni Testimone di parte, edita nel 2006, Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009, e insieme a Silvia Lamberti Maionese impazzita - Comunicazione pubblica ed istituzionale, istruzioni per l'uso, edita nel 2018, nonché curatore di Tornare Grandi (2011) e Salerno, la Provincia del buongoverno (2013), entrambe edite dall’Amministrazione Provinciale di Salerno.

1 commento

  1. 26.05.2023 – By Nino Maiorino – Pure rispettando l’opinione del Collega Ciancimino, e pure comprendendo i motivi delle dimissioni dell’Annunziata, non posso non riflettere su ciò che ha scritto proprio oggi il Direttore Petrillo nella sua quotidiana rubrica “Cornetto e caffè – L’addio alla Rai di Lucia Annunziata”.
    “Lucia Annunziata lascia la Rai in quanto non si ritrova con l’azione del governo Meloni. Decisione legittima. Magari non condivisibile, ma legittima. Tuttavia, alcune riflessioni sembrano scontate. La Rai da sempre è stata oggetto di lottizzazione politica. Non si vede dove sia la novità e lo scandalo. D’altro canto, la sua trasmissione è stata confermata anche per l’anno prossimo. L’Annunziata non avrebbe fatto meglio a restare alla conduzione del suo programma di informazione? C’è poi da domandarsi: perché mai il conduttore di una trasmissione di informazione dovrebbe condividere le idee del governo? Anzi, un giornalista esalterebbe le sue doti di professionalità facendo il controcanto proprio al governo. In altri termini, a maggior ragione Lucia Annunziata poteva e doveva continuare a condurre la sua trasmissione televisiva. Sarebbe stata così una garanzia di pluralismo per il servizio pubblico. In conclusione, la motivazione dell’Annunziata non convince.
    Certo, Lucia Annunziata resta un’eccellente professionista. Ruvida, poco simpatica, passionale, persino aggressiva nelle sue interviste, ma brava senza nessunissima ombra di dubbio. Lasciamo poi perdere tutto il resto. E cioè che l’Annunziata non è una dipendente, ma da tempo una pensionata. E’ stata direttore del TG3 e perfino presidente della Rai. Incarichi avuti non per aver vinto un concorso pubblico, bensì allo stesso modo di quelli che li hanno avuti oggi e come quelli che li hanno ricoperti in passato.
    Parliamo sempre della stessa Rai. Quella lottizzata dai partiti. Un pezzo a me e un pezzo a te. Il vero problema è che ora a lottizzarla è la Meloni. Sempre dando, però, un pezzo a te e un pezzo a me. A tavola restano tutti. Cambiano i posti dei commensali-partiti e la grandezza delle loro porzioni nel piatto, ma le dinamiche restano le stesse. In conclusione, spiace che la Rai perda una giornalista del suo calibro e che il servizio pubblico debba fare a meno di una professionista le cui interviste hanno in alcuni casi segnato un’epoca. Non sembra, però, che sia proprio il caso di fare le verginelle. Peggio ancora, fare acqua santa dall’ombelico”.

    Se tutti i migliori e più indipendenti giornalisti vanno via dalla Rai, chi rimarrà in questa azienda a fare le ‘pulci’ al potere?

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