Zaira, l’asinella uccisa da un cacciatore

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Non sempre le storiacce, qualcuna delle quali pubblicata anche da questo giornale, sono quelle eclatanti attribuite a stragi o persecuzioni da parte di serial-killer o sadici, le quali in genere vengono scoperte a distanza di tempo, spesso per puro caso.

Vi sono storiacce anche meno violente e sadiche, fatte di una strisciante violenza quotidiana, spesso compiute da persone non solo insospettabili ma anche miti, come un nonno che stravede per il proprio nipotino e magari gli concede tutto e anche di più.

E vi sono assassinii che lasciano ancora di più sconcertati, pure se sono cose che capitano tutti i giorni, dappertutto.

Ciononostante ve ne sono alcuni prevedibili, come ad esempio quello di Willy, il povero giovane trucidato a Colleferro da un gruppo di violenti seriali, che avevano l’abitudine di menare le mani per dimostrare la loro virilità, la loro potenza, e la loro capacità di assassinare.

Ma ve ne sono altri che lasciano sconcertati, come quello denunciato dal programma “Le Iene” qualche giorno fa, che ha lasciato quasi basiti, e mi ha molto rattristato, e, sebbene la vittima non sia un essere umano, ha suscitato molta commozione, e non solo a me.

Parlo della vicenda dell’asinella Zaira, ammazzata da un pseudo-cacciatore: ho volutamente usato il termine di assassinio, perché non ne trovo altro termine per definire l’accaduto; in verità il termine dovrebbe essere usato solo per gli esseri umani, ma ammazzare una pacifica asinella sembra una bravata che, a mio avviso, non può essere altrimenti classificata.

Parlo dell’assassinio, incredibile, effettuato da un anziano che, armato di carabina, ha preso di mira un’asinella, Zaira, che tranquillamente pascolava insieme ad altri asini, nella fattoria di Andrea Lo Cicero, l’ex campione di Rugby che ha organizzato la fattoria per aiutare i bambini con problemi di disabilità, i quali trovano beneficio nelle terapie basate sul contatto con gli animali: la pet-therapy.

Sapevo che queste terapie potessero giovarsi dei cani, dei cavalli e dei delfini, poi ho scoperto, grazie a questo violento episodio, che anche gli asini, i gatti, gli uccellini, i pesci, i conigli e i rettili, possono essere di aiuto, ed è merito di Lo Cicero averlo fatto per aiutare i bambini disabili della zona, nei dintorni di Nepi (VT).

Personalmente ho un pregiudizio per i rettili, ma so che ci sono bambini che li amano, purché stiano chiusi in un’urna come i pesciolini.

Da quello che hanno denunciato Le Iene e Lo Cicero sembra che l’anziano, un 77.enne, abilitato alla caccia, munito di una carabina, si sia appostato a poche decine di metri dalla fattoria, abbia preso accuratamente la mira ed abbia mirato al cuore dell’asinella, ammazzandola sul colpo.

C’è chi dice che la responsabilità è dell’età e chi, invece, accusa indiscriminatamente i cacciatori.

A mio avviso né l’una e né l’altra cosa: non è automaticamente collegabile l’età a una patologia di violenza, e nemmeno la caccia, perché vi sono cacciatori che hanno grande rispetto per la natura e per la fauna.

Ovviamente ogni regola ha la sua eccezione, ci sono persone anziane rimbambite o imbarbarite, come in questo caso, e ci sono cacciatori che sparano al primo animale che trovano, magari a un cane o a un gatto.

I dubbi, nel caso specifico, sono altri.

Un cacciatore, a meno che non sia abilitato alla caccia grossa (quella che si fa ad esempio in Africa, per intenderci), non porta in giro una carabina; se è per il tiro a segno se la porta al poligono di tiro per esercitarsi; un cacciatore al massimo se ne va in giro con una doppietta o un fucile da caccia caricato con cartucce adatte; e se va a caccia e spara in alto agli uccelli consentiti, tutto bene; e se va a caccia di cinghiali sta bene attento che oltre non ci siano persone o animali di altro tipo: se non lo fa è un criminale.

E se è un criminale, perché rimbambito dall’età o da altro, va drasticamente perseguito, e ben venga un provvedimento che imponga un accertamento periodico, oltre un determinato limite di età, volto ad accertare che, un cacciatore o chi è in possesso di un porto d’arma, sia nelle piene capacità di intendere e di volere.

Intanto la povera asina è morta, gli altri asini del suo gruppo sembrano guardare increduli il suo cadavere, i bambini della fattoria hanno subito un trauma che probabilmente li segnerà, speriamo non per sempre, e tutto perché un anziano demente (che potrebbe essere quel nonno amorevole cui accennavo prima) si è divertito a fare il tiro a segno, ad altezza d’uomo, con una carabina contro un branco di asini.

Ed è ben magra la soddisfazione di aver saputo che l’arma è stata immediatamente sequestrata e che lo sparatore sia sotto inchiesta; sappiamo come andrà a finire, la legge non prevede questo specifico reato, ben che vada potrà essere riconosciuto colpevole, condannato a qualche anno di carcere, ma la mancanza di precedenti e l’età certamente gli consentiranno di non fare nemmeno un giorno di prigione, magari sarà condannato a pagare le spese di giudizio e tutto finirà, come tante cose all’italiana, a tarallucci e vino.

Purtroppo questo è il paese nel quale viviamo, che è grande per tante cose, ma anche per l’abitudine di lasciar correre, salvo ad aspettare un prossimo grave episodio per mettere sul tappeto il problema e poi dimenticarsene dopo qualche giorno.

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