Storiacce, atrocità belghe

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Qualche mese fa avevamo iniziato la pubblicazione di “Storiacce”, una serie di racconti, tutti basati su fatti certi, riguardanti uomini violenti, stupratori, sadici, serial killer che erano sconosciuti al grosso pubblico.

Storie truculente che hanno riscosso il favore dei nostri lettori.

Desideriamo riprendere le pubblicazioni, basandoci però su personaggi anche storici, a volte molto noti, talvolta semisconosciuti, che hanno lasciato dietro di sé impronte indelebili di crudeltà ed efferatezze.

Vogliamo parlare oggi del Belgio, al quale la Conferenza di Berlino del 1884-85, detta anche Conferenza dell’Africa Occidentale o Conferenza sul Congo, aveva assegnato appunto quello Stato, anche per regolare il commercio europeo nell’Africa centro occidentale, nelle aree dei fiumi Congo e Niger, sancendo la nascita dello Stato libero del Congo, sotto la giurisdizione del Belgio.

Ovviamente parlare dello “Stato libero” è un eufemismo, perché quello Stato, che il Belgio tenne sotto dura repressione dal 1885 al 1908, era diventato di fatto proprietà privata del Re Leopoldo II del Belgio che in quei 23 anni fece massacrare 10 milioni di africani (all’epoca contava 20/25 milioni), e a tantissimi vennero praticate torture feroci, come amputazioni di mani, piedi e genitali, facendoli frustare a morte, lasciandoli morire di fame e sete, trattenendo come ostaggi i bambini per evitare che gli adulti facessero il minimo atto di resistenza, bruciando villaggi.

La cosa paradossale è che il Re Leopoldo, descritto da Joseph Conrad nel suo “Cuore di tenebra”, non mise mai piede nel Congo, si limitò a dare alle truppe rigidi regole che portarono a quelle conseguenze, e i suoi generali non si fecero il minimo scrupolo di compiere quelle efferatezze.

Sembra che le istruzioni fossero precise, Re Leopoldo aveva disposto: “Tagliate le teste degli uomini e appendetele nei villaggi, consumate rapporti sessuali con le donne locali, crocifiggetele e crocifiggete i bambini.”

Ovviamente il Congo venne sottoposto al depauperamento di tutte le sue risorse naturali, delle quali era ed è ricco.

In questo paese, grande quasi otto volte l’Italia, vi sono miniere di prodotti pregiatissimi che fanno gola al mondo intero, oggi dalle sue miniere dipende gran parte della tecnologia mondiale; oltre a diamanti e oro, nel sottosuolo vi sono miniere di uranio, rame, cobalto, stagno e tungsteno; il sottosuolo è anche ricco di petrolio, gas naturale; ma il paese è anche ricco di legni pregiati, e tutte queste risorse oggi vengono utilizzate dalle varie milizie armate che controllano le varie parti del paese, e che le contrabbandano in cambio di danaro, armi e munizioni.

Ovviamente alla fine dell’ottocento, pure essendo già pronti per le riserve del sottosuolo, facevano gola anche quelle del soprassuolo, e una di esse era il lattice dal quale si ricava il caucciù, del quale si faceva grande uso specialmente per la produzione della gomma e di tanti altri prodotti; ovviamente l’estrazione del lattice veniva effettuata dagli schiavi congolesi, ognuno dei quali doveva prelevarne un determinato quantitativo, e se non riusciva a farlo veniva sottoposto ad angherie.

Un villaggio che osava rifiutarsi di fornire la gomma sarebbe stato completamente spazzato via.

Era stata creata la “ABIR Congo Company”, fondata come “Anglo-Belgian India Rubber Company” e in seguito conosciuta come “Compagnie du Congo Belge”: era la società incaricata di sfruttare la gomma naturale nello Stato Libero del Congo.

La ABIR ebbe un boom fino alla fine degli anni 1890, il Belgio vendeva un kg di gomma a 10 franchi, gliene costava solo 1,35.

Si racconta che la famiglia di un tale Boali, che non aveva raggiunto la sua quota di caucciù, venne sottoposta a sevizie: alla figlia di cinque anni tagliarono una mano e un piede, poi la ammazzarono; non contenti ammazzarono anche Boali e la moglie e li cannibalizzarono.

Un prete cattolico cita le parole di un uomo congolese, Tswambe, in merito all’odiato ufficiale di stato Léon Fiévez: “A tutti i corpi uccisi in campo dovevano essere tagliate le mani. Voleva vedere il numero di mani tagliate da ogni soldato, dovevamo portargliele in ceste”.

Sembra che l’abitudine di tagliare mani, piedi e genitali fosse diventata una costante ed atroce abitudine delle truppe belghe.

Un villaggio che si rifiutava di fornire la gomma sarebbe stato completamente spazzato via.

Ma in quel periodo pure la fauna selvatica unica del Congo divenne bersaglio facile dello sport venatorio, per qualsiasi cacciatore che potesse prenotare un passaggio e pagarsi una licenza di caccia.

Tutte le torture e atrocità sono ampiamente documentate anche fotograficamente, e queste foto, qualcuna delle quali correda questo articolo, sono custodite in vari archivi che conservano la documentazione delle atrocità commesse dagli Stati imperialisti ai danni di quelli che essi dominavano.

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