Nautilus, quota periscopica dell’Immacolata

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Riprendo, nonostante l’allerta meteo arancione -oramai dobbiamo rassegnarci ai colori rosso, arancione e giallo, che vengono usati dappertutto, tranne che nei semafori- a viaggiare col Nautilus; “a mare, si dice, non ci stanno taverne”, ma con il sommergibile si viaggia in sicurezza, se la quota periscopica è pericolosa, ci si inabissa fino a quando non è possibile risalire.

E in una fase di allerta rientrata, proprio risalendo a quota periscopica, ho visto il nuovo Albero di Natale di Cava, il quale, checché se ne dica, finalmente somiglia a un albero; io l’ho chiamato “spelacchio” ricordando quello di Roma di qualche anno fa, ma non perché non mi piaccia, solo per sentirmi un po’ capitolino.

C‘è chi ha proposto una lotteria per attribuirgli un nome più serio, qualcuno ha pensato di chiamarlo “l’Albero del Covid-19”: pazzesco, se vogliamo scrollarci di dosso questo anno terribile, non possiamo lasciare un ricordo proprio con l’albero natalizio; personalmente lo chiamerei l’”Albero della speranza” che, proiettato negli anni futuri, penso non sia male; ma non voglio partecipare alla lotteria, visto che il primo premio sarà un panettone e una bottiglia, di quelli super-economici.

Ovviamente i Cavaiuoli su FB si sono scatenati, molti dileggiandolo l’albero e l’Amministrazione, in tanti hanno bacchettato Servalli per aver speso soldi che avrebbe potuto destinare ad altro; molti commenti sono gustosi, chi lo ha paragonato ad una spazzola per fare i ricci, chi a una lisca di pesce, chi ad una antenna per cellulari, chi ad una specie di missile a bordo del quale sta per mettere piede proprio Servalli, in tuta astronautica, probabilmente è qualcuno che ce se ne vorrebbe liberare proiettandolo nel vuoto stellare: comunque  non c’è che dire, i nostri concittadini hanno il senso dell’ironia.

Ci manca solo qualche ecologista che venga a chiedere di cosa è fatto, e magari poi criticare che se è di plastica si danneggia l’ambiente, e se invece è naturale, poi imbiancato, pure, perché gli alberi non vanno tagliati.

Insomma, nessuno è contento, ma tanti lo fanno per punzecchiare l’amministrazione.

E’ stato opportuno farlo, non lo è stato in queste feste sotto la cappa della pandemia inarrestabile? Non so, ma un segnale pubblico delle festività ci voleva, secondo me ha fatto bene Servalli a farlo, anche come segnale di speranza, di continuità, per i bambini e noi tutti.

A Salerno niente “Luci d’artista” –  Qualunque cosa si fa, si sbaglia: il Sindaco di Salerno è stato molto criticato per la scelta di non montare quest’anno le luminarie natalizie; secondo me è stata una scelta oculata, opportuna e sensata, certamente pilotata da De Luca, suo sponsor: le luci avrebbero richiamato migliaia di turisti, determinando assembramenti; ma, guarda caso, si sono lamentati proprio quelli che negli anni precedenti hanno sempre criticato le luminarie proprio per le folle che invadevano le strade della città vecchia disturbando la tranquillità della gente.

Strana gente quella del salernitano e del suo hinterland.

Il Covid nel mondo, in Europa, in Italia – Proprio non siamo messi bene, il virus ci sta sommergendo, ormai i decessi in Italia sono a quota 60.mila, praticamente una numero di morti pari agli abitanti della nostra città.

Nell’Unione Europea i decessi sono 457.mila, nel Mondo sono oltre 67.milioni (fonte Ministero della Salute all’8 dicembre).

E non è una gran consolazione sapere che la “Spagnola” all’inizio del secolo scorso fece circa 100 milioni di morti, dati non comparabili per le rilevanti differenze sociali e scientifiche; speriamo bene per il futuro e speriamo che venga presto vaccinata la maggior parte della gente, solo allora potremo essere al sicuro.

E fa venire i brividi sapere che in tanti non saranno disponibili a vaccinarsi, quei pochi che qualche anno fa si definivano “no-vax” e influenzarono tanti a rifiutare i vaccini, oggi sono diventati milioni. Negazionisti e imbecilli.

E le esperienze altrui non li hanno scossi: come quella del capelluto Premier britannico, Premier britannico Boris Jonson che all’inizio dei contagi sperava si arrivasse velocemente alla immunità di gregge, ma che ora, dopo il contagio e la guarigione, non vede l’ora di vaccinarsi, nonostante non ne abbia più bisogno perché chi ha sconfitto il virus sembra possa ritenersi immunizzato.

Ma “la paura fa 90”, e la situazione anche nel Regno Unito è veramente preoccupante

Il vaccino lo renderei obbligatorio, con pene severe a chi lo rifiuta.

Nonostante tutto la Ministra Azzolina insiste perché la Scuola riapra. E non ne vuol sapere di DAD (didattica a distanza), vuole subito la DIP (in presenza), e moltissime sono le famiglie che l’appoggiano.

Posso capire, ma non condividere, l’Azzolina, ma a quelle mamme che la sostengono chiedo con quale coraggio manderebbero i figli a scuola per farli contagiare e portare il virus a casa: cose da folli. Bene hanno fatto Conte e Speranza e molte Regioni a rimandare tutto a dopo la Befana.

E veniamo alle vacanze natalizie e di fine anno che tanti auspicano: per tanti le prossime feste hanno solo il significato della vacanza, sugli di sci o altrove, cenoni e veglioni, sentendosi tutti campioni della neve e delle luculliane tavolate. Ma ai tanti che lamentano la caduta vertiginosa degli incassi e contemporaneamente la mancanza delle vacanze, vorrei chiedere dove li trovano i soldi: misteri fiscali.

Prima si ritirare il periscopio voglio chiudo con una vicenda incredibile, quella delle reciproche interferenze tra Governo centrale e Regioni sulla Sanità.

Ormai tutti sanno ciò che è avvenuto nella Regione Molise dove il Governatore ha pensato bene di anticipare il transito dal colore rosso a quello arancione di qualche giorno. Ha fatto un ragionamento semplice; prima che il Governo decidesse di colorarci di rosso, io l’avevo già fatto con qualche giorno di anticipo, e così ora ho deciso di anticipare il percorso inverso. Per il Governatore Marco Marsilio la cosa è ben fatta, dimenticando che uno dei decreti di Conte lascia libertà di decisioni alle Regioni purché più restrittive, quindi più tutelanti, di quelle del Governo, vietando il contrario.

Ma ormai il guaio è fatto, e a nulla varranno le impugnative che Conte e Speranza hanno deciso di fare, giacché avranno solo il sostegno della validità del principio, ma in pratica non serviranno a nulla perché il passaggio era stato già deciso proprio dal Governo a decorrere da due giorni dopo.

Virtù della modifica, certamente non assennata, del Titolo V° della Costituzione, croce della Consulta e delizia degli Amministrativisti.

E ora si torna in rada, fino al prossimo viaggio.

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