La lasagna napoletana di Carnevale: origini e curiosità

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La lasagna è simbolo del Carnevale partenopeo per eccellenza. Che Carnevale sarebbe senza lasagna? Non la lasagna classica ma la vera e propria lasagna di Carnevale simbolo di abbondanza che precede i rigori della Quaresima. Fumante, ricca e abbondante di ingredienti succulenti, in ogni casa campana che si rispetti troneggia a tavola questo godurioso e luculliano piatto della tradizione napoletana.

Via libera quindi a ricotta, polpettine fritte, mozzarella, salame, uova sode e pomodoro per l’immancabile ragù con l’utilizzo della sola carne di maiale (a base di braciole napoletane, “tracchiulelle” e cotenna) che avvolge ogni strato della lasagna napoletana, che più che una pietanza è una filosofia di vita. E’ esplosione di sapori e sensazioni, emblema della trasgressione, gioiosa goduria, amore dei sensi e amore dell’anima.

La lasagna di Carnevale è uno di quei piatti che tutti fanno in maniera diversa, in ogni famiglia c’è una variante, così come accade per la pastiera, ognuno ha la propria ricetta, il suo segreto, che la rende la migliore di tutte. Alcuni preferiscono la provola o il caciocavallo alla mozzarella, c’è chi omette il salame e chi aggiunge la salsiccia. Una cosa sola è certa, a dispetto della dieta e delle mode, nessuno riesce a rinunciare alla lasagna napoletana di Carnevale.

La lasagna, in realtà, è un piatto antichissimo, le cui radici sono da ricercare nell’Antica Roma, ai tempi Cicerone e Orazio. Apicio, nel suo “De re coquinaria”, un ricettario della cucina romana del tempo, descriveva un timballo racchiuso entro la làgana, una sorta di schiacciata di farina, senza lievito, cotta in acqua. Ma le origini moderne di questa pietanza vanno ricercate nel periodo del Regno delle due Sicilie, a fine ‘700. I monzù, i cuochi francesi delle case aristocratiche, alla corte borbonica partenopea mescolavano la propria tradizione culinaria d’oltralpe con quella popolana, riuscendo così a realizzare delle gustosissime pietanze. Tra queste la lasagna come la conosciamo noi oggi. Non a caso il re borbone Ferdinando II era chiamato anche “Re lasagna” per la sua smodata passione per questo piatto. Pare che amasse introdursi nelle cucine di Corte durante i giorni di Carnevale per intingere le dita nel ragù e seguire di persona la preparazione.

E’ un piatto che richiede tanta dedizione e pazienza, ma regala anche tante soddisfazioni. A noi non resta che augurare a tutti buon appetito!

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