La fortuna miliardaria di Berlusconi

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Non siamo certi che quello che stiamo per scrivere sia la verità, ma l’argomento è intrigante e proviene da uno scritto di Luca Accomazzi, uno scrittore che ha pubblicato diversi libri con note case editrici (Feltrinelli, Mondadori, Apogeo) e che qualche giorno fa ha scritto su un Blog ciò che stiamo per raccontare.

Di tutto quello che scriveremo  non assumiamo, quindi, alcuna responsabilità, limitandoci a riportare ciò che altri hanno raccontato: ma da cronisti siamo attratti da notizie di questo genere, specialmente se riguardano personaggi politici da sempre “chiacchierati”, come lo è stato Silvio Berlusconi da quando decise di entrare in politica dopo aver perduto il suo nume tutelare, Bettino Craxi, Presidente del Consiglio e Segretario del PSI, che dallo scandalo delle tangenti e dei finanziamenti ai partiti, compreso il PSI, uscì con le ossa rotte, fu costretto, per evitare la galera, a rifugiarsi in Tunisia, dove è poi deceduto..

Craxi è stato un uomo politico di indubbio valore, che ebbe il coraggio di denunciare pubblicamente che tutti i partiti vivevano grazie alle tangenti, e pure da questo punto di vista va apprezzato.

Processato e condannato, fu costretto ad andare in esilio in Tunisia dove visse in una lussuosa dimora ad Hammamet, messagli a disposizione dal Presidente tunisino, nel cui cimitero è sepolto.

Ma tornando a Silvio Berlusconi lo scrittore e blogger Accomazzi ha pubblicato quello che, a suo parere, è la sua origine miliardaria, vale a dire quando e come ha avuto inizio il patrimonio dell’uomo più ricco d’Italia (si parla di oltre 61.miliardi di dollari) e uno dei più ricchi del mondo, in pratica chi all’origine lo finanziò.

Non risulta che Berlusconi abbia mai querelato Accomazzi per ciò che ha scritto.

Il tutto sembra degno di interesse proprio in questo caotico periodo pre-elettorale, durante il quale, oltre ad accadere cose turche, accordi che si sottoscrivono e poi si ripudiano, alleanze che si stringono e poi si sciolgono, tutti parlano di tutto, molto spesso a sproposito, e Berlusconi non fa eccezione, spaziando dalle pensione minima a tutti, alle obbligatorie dimissioni del Presidente Mattarella quando la “volontà popolare”, da lui guidata e incitata, deciderà l’elezione diretta del Capo dello Stato: purtroppo sembra aver dimenticato che questo potrà avvenire solo dopo una complicata riforma della nostra Costituzione la quale prevede che per una modifica del genere deve avvenire dopo una doppia approvazione da parte di ciascun ramo del Parlamento, e poi sancita da un referendum popolare; se tutto andasse liscio come l’olio, per una riforma del genere ci vorrebbero anni.

Quindi non si può non dire che Berlusconi dice solo baggianate, che vengono sparate ad arte perché il popolo crede che tutto possa avvenire in un batter d’occhio, quasi dall’oggi al domani.

Vediamo ora cosa ha scritto Luca Accomazzi in merito alla improvvisa ricchezza di Berlusconi.

Ricordiamo che lo stesso è figlio di un impiegato della Banca Rasini di Milano, nella quale fece una splendida carriera fino a diventarne Direttore Generale; la madre Rosa aveva lavorato in gioventù alla Pirelli, poi fece la casalinga.

Tutto questo per dire che Berlusconi proviene da una famiglia della media borghesia, la quale non aveva risorse economiche tali da potergli consentire di diventare miliardario nel giro di qualche decennio, tant’è che in gioventù si era dato da fare in mille modi, facendo anche il cabarettista e il cantante, esperienza che si sarebbe portata sempre dietro; poi tentò la strada dell’edilizia, ma si rese subito conto che per costruire fabbricati e quartieri occorrono molti quattrini.

E se si tiene conto che è nato il 29 settembre 1936, e che già prima dei quarant’anni aveva risorse allora milionarie, è giustificata la teoria di Accomazzi che ad aprile 1977 Berlusconi sia stato beneficiato da un colpo di fortuna, non una vincita al totocalcio o un evento simile, ma abbia ricevuto 8 miliardi dell’epoca tramite un bonifico del quale non si è mai accertata la provenienza, né egli l’ha mai svelata; poi ne sarebbero arrivati molti altri fino al 1983.

Secondo Accomazzi, un giovane giornalista non tanto noto alla fine dello scorso secolo, Marco Travaglio, ha scritto in proposito un libro nel 2001, dal titolo “L’odore dei soldi” considerato una bella prova di giornalismo investigativo.

Travaglio sembra che all’epoca fosse decisamente schierato a destra, cresciuto nella redazione de Il Giornale sotto la direzione di Indro Montanelli, un direttore spesso accusato di simpatie ultra-conservatrici e che venne addirittura gambizzato durante gli anni di piombo dagli ultrà di sinistra.

Quindi se qualcuno scrivesse che quel libro sia un falso ideologico di sinistra, non saprebbe quel che dice.

Poco dopo, un comico abile e caustico, Daniele Luttazzi, invitò Travaglio nella sua trasmissione in diretta, Satyricon, per raccontare i punti salienti della vicenda.

Tale intervista è un episodio tra i più notevoli della storia della televisione italiana, perché andò a finire che il giornalista e il conduttore vennero denunciati.

Dopo l’intervista a Satyricon vennero prodotte otto distinte cause civili per danni contro i responsabili della trasmissione e contro gli autori e l’editore del libro.

I querelanti furono Berlusconi, la sua azienda, il suo partito, i parlamentari del suo partito, eccetera.

Tutte le cause vennero vinte da Luttazzi e Travaglio: non si era trattato dunque, secondo otto diversi giudici, di diffamazione, ma di giornalismo: in parole più chiare i due avevano detto la verità.

Il che non impedì ai due di collezionare debiti, perché gli avvocati costano cari e in Italia anche quando stravinci una causa con pagamento delle spese legali in capo alla parte attrice -cioè a chi ti ha denunciato- la somma che il denunciante ti versa è sempre inferiore a quel che ti è costato davvero difenderti.

Alcune di quelle cause diventarono processi di secondo grado, anch’essi vinti dalla parte convenuta (i tre giudici dell’appello diedero, insomma, ragione a Travaglio).

In seguito all’intervista e nonostante ascolti e gradimento altissimi, Luttazzi divenne “persona non grata” in tutte le TV italiane, complice il fatto che di lì a pochissimo Berlusconi sarebbe diventato Primo Ministro ed avrebbe emesso il cosiddetto “Editto bulgaro” contro Enzo Biagi e Daniele Luttazzi.

Marco Travaglio in quella occasione si salvò, divenendo nemico acerrimo di Berlusconi qualche anno dopo, scrivendo anche parecchi libri su tanti intrecci poco chiari, e su episodi che confermerebbero i legami tra Berlusconi e Cosa Nostra, ad iniziare dagli strettissimi rapporti con Marcello Dell’Utri, fino alla assunzione dello stalliere Mangano noto mafioso italiano, pluriomicida legato a Cosa Nostra, conosciuto con il soprannome de «lo stalliere di Arcore», data l’attività che svolgeva presso la villa brianzola di Silvio Berlusconi: fu definito da Paolo Borsellino una delle «teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia».

E non è che Dell’Utri, altro intimo amico di Berlusconi, sia da meno: nel 2014 viene condannato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (ne ha scontati 4 in carcere e più di 1 ai domiciliari) essendo stato riconosciuto mediatore tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

Poi, nell’aprile 2018, ha ricevuto una nuova condanna in primo grado a 12 anni di reclusione a conclusione del processo sulla trattativa Stato-mafia, poi è stato assolto assolto nel settembre 2021 per non avere commesso il fatto.

Quindi, per tornare alla domanda iniziale, quando (e da dove) arrivano, secondo il libro di Accomazzi, i soldi di Silvio Berlusconi? Andrebbe letto il libro, o perlomeno ascoltata l’intervista; la già citata pagina di Satyricon, riportata pure da Wikipedia, ne fa un riassunto ai minimi termini da cui citeremo un capoverso.

Eccolo.

Luttazzi comincia dalla domanda principale: “Dove ha preso i soldi?” e Travaglio riferisce delle indagini del dottor Francesco Giuffrida, tecnico della Banca d’Italia, che fu incaricato dalla procura di Palermo di scoprire l’origine dei 113 miliardi di lire che arrivarono in contanti alla Fininvest di Berlusconi tra il 1978 e il 1983. Ma un complicato sistema di società holding, tra le quali passò il danaro, rese impossibile al tecnico individuarne la provenienza.

Travaglio, su domanda di Luttazzi, accenna anche alle banche presso cui Giuffrida si era documentato riguardo a tali finanziamenti, e al fatto che la più famosa di queste fosse la Banca Rasini, dove Luigi Berlusconi, padre di Silvio, aveva lavorato prima come impiegato per poi diventare direttore generale; questa banca, aggiunge Travaglio, è stata indicata dai giudici di Palermo come una di quelle utilizzate dalla mafia per il riciclaggio del denaro.

In conclusione, per una persona di questo calibro, che ha fondato un partito, seguitissimo nei primi anni, è stato più volte Presidente del Consiglio, è diventato amico dei più importanti leader mondiali, divenendo l’uomo più ricco d’Italia e costruendo un solido impero economico, il minimo che si può dire è che ci sappia fare.

E se Berlusconi ha avuto l’ardire di proporsi come Presidente della Repubblica al posto di Mattarella, non si può non attribuirgli una bella “faccia di bronzo”; ma tutto questo è risaputo, le tante vicende sul Berlusconi del Bunga-Bunga, denunciate persino e dalla moglie Veronica Lario pubblicamente, lo hanno ampiamente dimostrato.

Il problema, però, rimane, perché, nonostante il grosso calo di consensi, è ancora uno che nel centro-destra conta, e se continua a pontificare come un padre-nobile della Repubblica, c’è ancora una fetta dell’elettorato che gli crede, e questo alimenta un gioco che piace poco.

Almeno a noi.

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