Festa dell’Immacolata, le origini pagane e profane del dogma cattolico

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Oggi ricorre una delle festività più care al mondo cattolico, la ricorrenza dell’Immacolata Concezione. Questa ricorrenza è così importante in Italia da essere riconosciuta, dalle istituzioni pubbliche, fra i giorni festivi insieme alla Domenica, al Natale e alla Pasqua.
Dietro alla celebrazione dell’8 dicembre c’è una storia antica, ma, prima ancora, un diffuso errore da sfatare: contrariamente a quanto molti erroneamente credono, l’Immacolata Concezione non riguarda il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, bensì la concezione della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna.

La celebrazione dell’Immacolata Concezione giunse in Europa dall’Oriente e si ispirava al racconto della concezione di Sant’Anna, madre di Maria, presente nel Protovangelo di Giacomo. Secondo questo testo apocrifo Anna era sterile. Angosciata, la donna pregò in lacrime Jhavè affinché concedesse la fertilità al suo ventre e, quando un angelo le annunciò che il suo desiderio sarebbe stato esaudito, promise che la sua prole sarebbe stata consacrata a Dio.

La festa fu inserita nel calendario della Chiesa Cattolica da papa Alessandro VII con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum dell’8 dicembre 1661, e fu poi papa Pio IX, l’8 dicembre 1857, con la bolla Ineffabilis Deus, a sancire il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria. Ma è stato soltanto nel 1958 che ha assunto significato solenne, quando Papa Giovanni XXIII si recò in Piazza di Spagna per deporre ai piedi della Vergine Maria un cesto di rose bianche, e successivamente fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore.
In molte culture la festa più importante dell’Avvento, l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, rievoca l’antichissimo rito dell’accensione dei falò, una tradizione che risale all’VIII secolo.

Nell’occasione si compivano rituali legati al tema della purificazione, ecco perché protagonista assoluto di questo giorno è il fuoco che rappresenta la rigenerazione periodica della natura. Accendere dei grandi falò davanti le chiese o lungo le strade che saranno il tragitto della processione dell’Immacolata è tutt’ora tradizione di molti comuni italiani. Il rito dell’accensione di fuochi doveva esorcizzare la paura dell’inverno e donava fertilità della terra: scoppiettii e una fiamma consistente erano di buon presagio, come anche il vento che soffia da nord, a preannunciare una buona annata.

Ma facendo un passo indietro nel tempo e allargando il nostro campo di ricerca, ci rendiamo conto che l’8 dicembre è stata ed è tuttora una data importante per molte culture. Gli antichi egizi celebravano in questo giorno Nieth di Sais, dea guerriera raffigurata con arco e frecce, protettrice della caccia, in seguito assimilata da greci e romani ed incarnata nella figura della dea Diana ed Atena.

Sempre l’8 dicembre, in Grecia avevano luogo i festeggiamenti in onore della dea, figlia di Zeus, conosciuta come una delle tre Ore (Eunomie, Dike e Eirenie) vergine protettrice della giustizia, dei tribunali ed inflessibile punitrice dei delitti; mentre al tempo dei romani, l’8 dicembre cadeva un’importante festività, i Tiberinalia, che celebrava l’anniversario della nascita del tempio di Tiberinus sull’isola Tiberina. La leggenda racconta che Tiberio, descritto da Virgilio come un vecchio dio canuto e dal capo ornato di corna, cadde per impudenza nel Tevere ed annegò donando il suo nome al fiume. Il suo spirito si trasferì così nelle acque stesse, ove riversò la sua rabbia e violenza, rendendone il corso tortuoso ed impetuoso.

C’è da dire, poi, che in molti sono convinti che il culto della Vergine Maria derivi da quello egiziano della dea Iside. Iside, o Isis, era il simbolo della fertilità e della purezza. Suo figlio Horus, detto anche “Dio Sole” nasceva il 25 dicembre, era il figlio di Dio, veniva considerato un messia e nella sua vita terrena compiva molti miracoli. Il culto della divinità si sviluppò soprattutto in Campania, attraverso i grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis. Tracce del culto di Iside si possono trovare a Napoli dove c’era una vera e propria comunità alessandrina che aveva il suo centro tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai, dove oggi si trova la famosa statua del Nilo.

E’ plausibile supporre che vi sia un’affinità tra la vergine Iside e la concezione che noi oggi abbiamo della Vergine Maria. Proprio come la nostra vergine, Iside veniva rappresentata seduta mentre allattava Horus, in una posa molto simile a quella della Madonna, oppure in tunica ed con il capo ornato dal disco solare, rappresentazione che poi i cristiani riprenderanno proprio per l’iconografia dell’Immacolata Concezione.
Al di là di queste sovrapposizioni tra sacro e profano, che fanno parte del nostro humus culturale, una cosa è certa: da domani sarà impossibile sfuggire alla magia del Natale che si avvicina!

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