Alitalia, ma quanto mi costi!

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foto tratta dal profilo FB

Anzi è il caso di dire: ma quanto mi sei costata in 75 anni!

Di Alitalia, nata nel 1946, abbiamo già parlato in passato, commentando più volte ciò che è accaduto da una ventina di anni a questa parte, cioè da quando, oramai già cotta e decotta, continuando a perdere soldi e a ricorrere all’aiuto dello Stato, si sarebbe dovuto fare una cosa molto semplice, portare i libri contabili al Tribunale e chiederne il fallimento.

Ma Berlusconi si oppose, Alitalia era la compagnia aerea di bandiera, mai avrebbe potuto fare la fine che la logica e il codice suggerivano, bisognava salvarla a tutti i costi, eventualmente far intervenire una società di volo che la supportasse, purché marchio e colori rimanessero.

Infatti, furono parecchi i tentativi da parte di Compagnie aeree straniere, la prima fu Air-France, la quale a dicembre 2018 ha fatturato 16.miliardi di euro, importo che per effetto della pandemia evidentemente ha subito qualche flessione, mentre Alitalia, o quello che ne è rimasto, nel 2019 ha fatturato 2,67 miliardi di euro, e nel 2020 si è ridotto a 590 milioni: dati forniti dal Commissario straordinario Giuseppe Leogrande, all’epoca in carica.

Altri elementi che lasciano riflettere: nel 1965 Alitalia risultava la settima compagnia aerea a livello mondiale, con dimensioni superiori a quelle della Lufthansa, la principale compagnia aerea tedesca, che oggi è sette volte più grande, e nel 2019 ha fatturato 36,42 miliardi di euro.

Il confronto con altri possibili partner non è da meno.

Prendiamo, ad esempio, British Airways, la compagnia aerea del Regno Unito, che nel 2018 fatturò 13,2 miliardi di sterline (15,52 miliardi di euro), la KLM, compagnia dei Paesi Bassi, la quale nel 2019 fatturò 11,8 miliardi di euro.

Non occorre andare avanti.

E nessun governo è esente da responsabilità in quanto tutti quelli che si sono succeduti a Berlusconi, fino a quello attuale, non hanno mai avuto il coraggio di fare il passo definitivo, vale a dire farla fallire, e solo la lente di ingrandimento dell’UE ha in parte frenato ulteriori travasi di miliardi nelle casse di Alitalia, finalizzati a salvare non si sa bene cosa, salvo il personale dipendente rimasto, che negli anni passati è stato uno dei responsabili del “profondo rosso” della compagnia, complici le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa.

Recentemente la grande stampa ha fatto qualche conto su questo disastro, costato, in 75 anni, 21,3 miliardi, di cui 13 miliardi a carico della finanza pubblica, 3,3 miliardi a carico di compagnie private che hanno tentato di salvarla, altri 5 miliardi rifusi dallo Stato nello stesso periodo in affiancamento alle compagnie private.

In 75 anni Alitalia è riuscita a perdere 1 milione di euro al giorno, e solo in tre anni di fila è riuscita a chiudere i bilanci in attivo, grazie al manager Domenico Cempella, scomparso lo scorso aprile.

La domanda, legittima, è: ma se Cempella era riuscito a chiudere i suoi bilanci in attivo, quali salti mortali hanno dovuto fare gli altri manager per fare il contrario in 72 anni?

Ovviamente Alitalia continua a spargere fumo positivo sul suo passato, ricordando tutti i viaggi compiuti in 75 anni di attività per pontefici, politici, personalità di prestigio, trasportati con voli singoli dall’Italia in tutti i paesi del mondo, cosa che tutte le compagnie aeree di bandiera hanno fatto e continuano a fare, ma non per questo chiudono i conti in rosso, e non crediamo che Alitalia abbia chiuso in rosso 72 bilanci a causa degli stessi.

Ovviamente Alitalia “dimentica” di parlare degli incredibili sprechi fatti, né dei ricatti subiti dallo stesso personale, complici, ripetiamo, le organizzazioni sindacali.

Ne ricordiamo solo uno, del quale abbiamo già parlato in passato, e cioè che il personale di volo veniva gratificato con uno strano sistema di calcolo delle trasferte: se un pilota risiedeva, ad esempio a Milano, ma doveva guidare un aereo sulla tratta Roma-Milano e ritorno, riceveva la trasferta per andare da Milano, città di residenza, a Roma, e non ci è dato di sapere se non ricevesse pure la trasferta per il percorso inverso.

In una normale azienda la trasferta è dovuta al dipendente solo se, avendo la sede di lavoro, per esempio, a Napoli, l’azienda lo invia temporaneamente, ad esempio, a Firenze, e per un limitato periodo di tempo; se, invece, l’azienda decide di trasferirlo definitivamente a Firenze, gli paga le spese di trasloco, magari lo aiuta economicamente solo per il disagio, ma poi basta.

Per non parlare di buonuscite troppo generose, corsi di formazione costosissimi (abbiamo letto le relazioni di chi lo ha denunciato), e altri sprechi come champagne, aragoste e molti altri benefit che Alitalia ha fatto.

Altre testimonianze: la compagnia garantiva ai dipendenti, oltre ad un lauto stipendio, anche numerosi benefit. “La diaria di missione era talmente alta che non ce la facevamo a spenderne nemmeno un terzo, poiché tutte le spese erano pagate dalla compagnia -racconta una hostess- il personale veniva fatto alloggiare in alberghi lussuosi per questione di immagine, e quando atterravamo in aeroporti lontani come quelli sudamericani venivano concessi quattro o cinque giorni di riposo all’interno di strutture a cinque stelle dotate di ogni comfort. Quando ci trovavamo a Caracas si alloggiava in un hotel dotato di piscina e spiaggia privata, in pratica una breve ma lussuosa vacanza pagata dall’azienda. Era evidente che non potesse durare una situazione così”.

E questo è quello che si sa; è difficile sapere quali altri sprechi ha fatto Alitalia nella sua vita.

Alla fine il conto è arrivato, e l’abbiamo pagato noi, e probabilmente continueremo a pagarlo anche in futuro.

 

1 commento

  1. Purtroppo, come sempre accade la colpa ricade sempre sui lavoratori o sul sindacato. Sicuramente hanno le loro responsabilità’.
    Questo fallimento parte da lontano, quando la politica invece di nominare manager esperti del settore inviò personaggi che del settore del volo non sapeva nulla. La diatriba dell’ hub tra l’aeroporto di Malpensa e Fiumicino fu deleteria per Alitalia. Saltò tutto il modello organizzativo e i manager spinti dalla politica non seppero reagire scientemente. Altro colpa fatale fu quando Berlusconi con i famosi imprenditori si affidò a loro che avevano al loro interno un imprenditore privato che era il proprietario della compagnia Air -One . Una compagnia low cost che per certi versi toglieva viaggiatori all’Alitalia. Il colpo finale fu l’accordo con la compagnia aerea Ethiad che si approprio dei voli internazionali che erano voli attivi lasciando ad Alitalia voli nazionali e internazionali che non avevano scali diretti. Esempio. Se da Napoli vuoi andare a Barcellona in Spagna prima ti portano a Milano e dopo a Barcellona. Questo non solo determina il doppio dei tempi di volo, ma anche il doppio e in alcuni casi il triplo del costo del viaggio. Questo vale per buona parte degli aeroporti ove Alitalia opera. In definitiva questa compagnia gestita da manager che pensavano ad altro e non come organizzare i lavoratori e i voli hanno in tutti questi anni depauperato l’Alitalia. Oggi questa nuova compagnia ITA nasce con le stesse caratteristiche della ex Alitalia quindi al massimo durerà 2 o 3 anni e dopo sarà ceduta ad una compagnia di un altra nazione. Questa battaglia incominciata tanti anni fa si sta concludendo in maniera drammatica per noi Italiani. Si tratta di organizzare milioni di turisti che vogliono ogni anno venire in Italia. In questa battaglia vi sono i Francesi e i Tedeschi e forse anche gli Inglesi che faranno atterrare prima nei loro aeroporti chi vuole venire in Italia e dopo portali da noi. Questa è la battaglia che si sta facendo da svariati anni. La compagnia che vincerà appoggiata dal proprio governo francese o tedesca organizzerà i volo in funzione dei propri interessi nazionali.

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