A colloquio con Julian Mazzariello, il talentuoso jazzista cavese proveniente dall’Inghilterra

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foto tratta dal profilo Fb

E’ ormai un piacevole ed apprezzatissimo ospite del Pub “Il Moro” Julian Oliver Mazzariello, talentuoso e giovane musicista che ha saputo imporsi  nel “gotha” del jazz italiano e che si è esibito una decina di giorni fa nel Complesso Monumentale di San Giovanni, a Cava de’ Tirreni, insieme a Fabrizio Bosso con cui forma un duo stabile.

Abbiamo incontrato Julian per una assai interessante chiacchierata sull’onda delle note musicali, andando a ritroso negli anni della sua carriera, per poi parlare dei progetti futuri.

La prima cosa che ci ha colpito di questo musicista italo-inglese (Julian è nato in Inghilterra, ad Hatfield, e lì ha vissuto i primi anni della sua vita) è stata la sensibilità umana unita a una gentilezza e a una semplicità genuini. Sono quasi venticinque anni che Julian è rientrato nella città d’origine del padre, Cava de’ Tirreni, dove è tornato  a 17 anni e dove ha iniziato la sua ventennale e brillante carriera.

“Da sempre sono stato attratto dal genere jazz – ci ha raccontato – e a Salerno ho trovato una importante e rinomata scuola di jazzisti conosciuti a livello internazionale. Sono cresciuto musicalmente con i fratelli Deidda e ognuno di loro mi ha fatto acquisire una grandissima esperienza”.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Mio padre è musicista. La musica è sempre stata protagonista in casa mia. Fin da piccolo ho avuto un approccio di “improvvisazione” tipico del jazz, poi a 7 anni ho cominciato a prendere lezioni di pianoforte.

Quando suoni hai una mimica leggiadra ed agile sui tasti, sembra che sia una cosa facile che tutti possono fare, ma in realtà non è così…

Mi fa molto piacere che traspaia questo. Dietro c’è un gran lavoro, ma lo scopo è proprio quello di divertirsi e far divertire. Per me questo è un grande complimento.  Negli anni ho fatto un percorso articolato, mi sono abnegato alla musica  e al jazz in particolare. Io imparo e studio quotidianamente. L’improvvisazione del momento ha un bagaglio metodico alle spalle, non è frutto di magia.

Consiglieresti ai giovani di avvicinarsi al jazz?

Vedo che soprattutto ultimamente un sacco di ragazzi sono attratti da questo genere, quindi lo consiglio caldamente.

Attualmente suoni in un gruppo, giusto?

Sì, faccio parte di un trio con il quale abbiamo anche fatto un disco.

Con Fabrizio Bosso, con il quale hai suonato a San Giovanni, c’è un grande affiatamento musicale.

Sì, vero. Abbiamo iniziato vent’anni fa. Ci siamo conosciuti quando facevamo parte del gruppo “The High Five Quintet” che collaborava con Mario Biondi. Tra noi c’è molta sintonia ed empatia.

Hai collaborato anche con Gegè Telesforo.

Gegè è stato il primo a notarmi quando suonavo in un locale a Salerno, si chiamava “Cercopiteco”, e da lì abbiamo iniziato una collaborazione durata circa due anni. Poi ho conosciuto Stefano Di Battista, il sassofonista, ed ho cominciato a suonare con lui e la moglie Nicky Nicolai. Con loro sono andato al Festival di Sanremo e tramite Stefano ho conosciuto Lucio Dalla con cui ho collaborato per cinque anni. Un’esperienza unica, per descriverlo mi viene in mente un’unica parola: carisma. Normalmente quando suoni con un artista, dopo un po’ ti assuefi al suo talento; invece ogni volta che Lucio cantava Caruso erano brividi indescrivibili.

Adesso stai lavorando con un altro “mostro sacro” della musica italiana: Eduardo De Crescenzo. Com’è  suonare con lui?

Il suo ultimo lavoro artistico si chiama “Essenze jazz” e io suono con lui da due anni. Mi sto divertendo tantissimo. Per me lavorare con lui è un lusso. Normalmente con l’artista c’è una sorta di distacco gerarchico, con lui invece non si avverte questa distanza. Dà tutto se stesso alla musica.

Salerno è stata per te un’importante culla di sviluppo e perfezionamento del jazz, ma anche Cava ultimamente, soprattutto con il lavoro artistico del pub “Il Moro”, sta dando una spinta propulsiva in questa direzione, vero?

Direi proprio di sì. Pian piano è diventato una tappa fondamentale per tutta la Campania ed è riuscito a entrare nel circuito dei grandi jazzisti nazionali e internazionali. Cava è segnata sulla mappa dell’ambiente jazz ed è una cosa di cui sono molto fiero e orgoglioso anche io.

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