Il Governo approva il Decreto di Natale, entro oggi il DPCM

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Entro stasera sarà firmato il Dpcm che potrebbe valere fino al 15 gennaio. Conferma del coprifuoco (dalle 22 alle 6) dal 4 dicembre al 6 gennaio, senza eccezioni per Natale e Capodanno.

Sarà firmato entro stasera, per essere in vigore da domani, il Dpcm di Natale, contenente divieti e regole anti-contagio per il periodo delle feste. Ieri sera l Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Covid, che tra i suoi effetti ha anche quello di estendere la durata dei Dpcm fino a 50 giorni. Si tratta della cornice normativa dentro alla quale s’inserirà il nuovo decreto del presidente del consiglio che dovrà entrare in vigore il 4. Sono in corso le ultime limature, e in giornata è previsto anche confronto finale tra Governo e Regioni.

E’ attesa la conferma del coprifuoco (dalle 22 alle 6) dal 4 dicembre al 6 gennaio, senza eccezioni per i giorni di Natale e Capodanno, e dal 20 dicembre all’Epifania dovrebbe essere vietato spostarsi tra le Regioni, anche se sono in zona gialla. Tuttavia, si prospetta di rendere sempre possibile muoversi per raggiungere la propria residenza o il domicilio. Non si è ancora presa una decisione riguardo alla possibilità di consentire una deroga ad hoc, in ipotesi, con autocertificazione, per andare a trovare un genitore solo, e per il 25, 26 e 31 dicembre si va verso il divieto di muoversi dal proprio Comune di residenza.

I contenuti del Dpcm  

CAPITOLO CENONI E PRANZI A CASA: la raccomandazione dovrebbe essere di trascorrere queste occasioni solo con i conviventi o i parenti stretti, e si sta valutando se inserire anche una seconda raccomandazione sul numero massimo (in ipotesi, 10) di persone a tavola. Per quanto riguarda bar e ristoranti, si ipotizza l’apertura solo a pranzo (nelle zone gialle) con chiusura alle 18.

GLI ALBERGHI RESTERANNO APERTI: il via libera dovrebbe valere anche per le strutture di montagna, per cui si era a lungo pronosticata la chiusura durante le feste. In ogni caso, agli hotel verrebbero estese le stesse regole dei ristoranti per il cenone di Capodanno, con la possibilità di servire pasti ai clienti solo tramite il servizio in camera. Non sembrano invece esserci speranze per impianti e piste da sci, che resteranno chiusi. Per lo shopping sarebbe in arrivo una boccata d’ossigeno, con le attività commerciali, che potrebbero rimanere aperte fino alle 21, e nei weekend si prospetta la riapertura anche dei centri commerciali.

VIAGGI E SCUOLA: Per i viaggi si va verso la quarantena di 10 giorni per chi, dopo il 20 dicembre, rientra in Italia da un qualsiasi Paese estero. Infine, la scuola: sembra tramontare l’idea di riaprire, anche solo per un giorno, i licei nel mese di dicembre, e quindi per il ritorno in aula si guarda al primo lunedì dopo l’Epifania, l’11 gennaio. Si attende di conoscere le decisioni definitive del Governo, a maggior ragione dopo che il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha annunciato che nel nuovo DPCM “ci saranno misure per un graduale rientro a scuola”.

La didattica per elementari e medie dovrebbe rimanere quella attualmente prevista, fermo restando che sul punto le Regioni si sono mosse in ordine sparso e quindi non c’è omogeneità sul territorio nazionale. Uno dei nodi è il trasporto pubblico, e al riguardo si ipotizza di dare incarico ai prefetti per organizzare i servizi di Tpl.

Parte l’8 dicembre il cashback, il meccanismo che premia i pagamenti con carta di credito, bancomat e app.

Ed è online il sito Cashlessitalia.it, dove viene spiegato come accedere a tutti i sistemi premianti dei pagamenti digitali, inclusa la lotteria degli scontrini. In particolare, dall’8 al 31 dicembre, con l’extra cashback di Natale, basteranno “dieci acquisti con carte di credito, carte di debito, Bancomat e Satispay per avere il 10% di rimborso, fino a un massimo di 150 euro che saranno accreditati – si legge sul sito – nei primi mesi del 2021”.

Senza le cene di Natale e Capodanno, i ristoranti rischiano di perdere 720 milioni di fatturato. È la stima di Fipe-Confcommercio, che chiede ristori al 100% per compensare le perdite subite. “Lo scorso anno 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85mila locali aperti per l’occasione, spendendo 270 milioni di euro in tutto.

A questi – calcola la Federazione – si aggiungono 445 milioni di euro spesi a Capodanno da 5,6 milioni di persone per il cenone, per un totale di quasi 720 milioni di euro“.

“Dicembre non è un mese come gli altri, da solo vale 7,9 miliardi di euro, praticamente il 20% dei fatturati di un anno. Quindi se si vuole impedire ai ristoranti di lavorare a cena, bisogna compensare le perdite al 100%, basandosi sui fatturati dello scorso dicembre”, conclude Fipe puntualizzando che “l’idea di imporre un coprifuoco generalizzato alle 22 per tutte le feste natalizie, con lo stop a bar e ristoranti alle 18 il 25 e 31 dicembre non ha alcun senso né motivazione scientifica”.

“Gli albergatori italiani sposano la proposta degli assessori regionali al turismo e allo sport per le vacanze sulla neve in sicurezza”.

E’ il commento del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca in relazione alla proposta delle Regioni alpine di tenere aperti i comprensori sciistici per coloro che durante le festività natalizie pernotteranno nella seconda casa o in una struttura ricettiva.

“Chi trascorre le vacanze in hotel – evidenzia Bocca – è solito prenotare con discreto anticipo. Il che ci consente di aiutare le comunità a organizzare i servizi necessari per accogliere i vacanzieri in condizioni di sicurezza. Inoltre, le strutture ricettive s’impegnano a invitare tutti i propri ospiti a prenotare gli skipass, per prevenire le code agli impianti di risalita, e ne garantiscono la totale tracciabilità, grazie alle procedure di registrazione, obbligatorie per legge”.

Bocca sottolinea infine che le strutture ricettive italiane garantiscono un elevato grado di sicurezza, anche grazie al protocollo “Accoglienza sicura”, realizzato da Federalberghi a tutela degli ospiti e dei collaboratori.

Chiudere gli impianti nei comprensori sciistici “costa” – tra alloggio, ristorazione, impianti sciistici, shopping, intrattenimento e servizi vari – circa 2,4 miliardi di euro solo nell’arco alpino tra dicembre e marzo. Una cifra a cui si devono aggiungere anche la mancata spesa per l’acquisto di accessori, abbigliamento e attrezzature per lo sci e l’ulteriore perdita di spesa complessiva derivante dalle altre località sciistiche del nostro Paese. È una situazione che preoccupa fortemente imprese e lavoratori del settore, che corrono il rischio di vedere compromessa la stagione invernale e che rende necessario e urgente un “coordinamento neve”, anche a livello europeo. È la posizione di Confturismo-Confcommercio, che sottolinea che “in condizioni di normalità il numero di presenze turistiche complessive atteso nello stesso periodo in quell’area, inteso come numero di notti a destinazione, è di circa 20 milioni. Cifra che contempla anche il numero dei turisti presso le seconde case di proprietà ed esclude gli ‘escursionisti’, cioè coloro che vanno e vengono in giornata senza pernottare”.

“E anche nell’ipotesi di una riapertura degli impianti – conclude Confturismo – sempre tenendo conto delle restrizioni alla mobilità dei turisti sia per l’ingresso dai confini nazionali sia per lo spostamento tra regioni/aree del Paese, verrebbero a mancare oltre 12 milioni di notti a destinazione, pari ad una perdita stimata di spesa di almeno 1,7 miliardi di euro”.

La questione dell’apertura degli impianti di risalita non è un fatto circoscritto agli sciatori o alle piste: in gioco c’è l’intero settore del terziario che, tra turismo e commercio rischia un danno di 1 miliardo di euroConfcommercio Trentino, per bocca del presidente Giovanni Bort, chiede che vengano assunte scelte in modo estremamente responsabile e ponderato, considerando in maniera realistica e accurata l’impatto che far saltare o anche solo rinviare la stagione invernale provocherà sul Trentino. No alle chiusure indiscriminate, dunque, e si faccia un’analisi seria che salvaguardi le imprese.

“Non è solo una questione limitata alle piste. Lo sci per il Trentino – spiega Bort – significa alberghi, bar, ristoranti, negozi, grossisti, servizi. È ormai acclarato che il turismo valga un 20% del nostro Pil. Chiudere gli impianti significa far chiudere per sempre centinaia di imprese, con un effetto a cascata incalcolabile sull’intera economia provinciale”.

“Chiediamo – è l’appello del presidente di Confcommercio Trentino – che si valuti rigorosamente ogni possibile opzione, consapevoli dell’efficacia dei protocolli attuali e di altri possibili, sottoscritti ad hoc per far funzionare la ‘macchina’ del turismo invernale. Di certo non accetteremo una chiusura come via più semplice. Mi fa piacere che la Giunta provinciale dimostri sensibilità verso la questione e sia al fianco degli operatori: abbiamo bisogno che Governo ed Europa riflettano attentamente e lavorino per garantire questa stagione turistica. Una stagione che già in queste condizioni porterà cali a due cifre: annullarla sarebbe il disastro”. (fonte Confcommercio)

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