I seminatori di morte

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Gli attentati di Bruxelles fanno ripiombiare l’intera Europa nella paura. Ai cittadini belgi va tutta la nostra solidarietà, questo però non impedisce di evidenziare che la polizia e in generale le autorità del Belgio non sono all’altezza della situazione. E’ evidente che non funzionano per nulla i servizi di intelligence, ma è l’intera organizzazione belga ad non essere adeguata a gestire il fenomeno terroristico. Non esiste una legge sui pentiti, i vari distretti di polizia della capitale belga non comunicano al meglio tra loro e sono condizionati dalla rivalità fra fiamminghi e valloni, persino le perquisizioni sono limitate da norme iper-garantiste superate dalla realtà dei fatti. Di contro, è forte la presenza della comunità musulmana, tant’è che interi quartieri di Bruxelles sono a maggioranza islamica. D’altra parte, non è un caso che Salah, l’attentatore di Parigi, per quattro mesi ha vissuto indisturbato nel quartiere natio di Molenbeek nonostante fosse il ricercato numero uno al mondo. Insomma, il Belgio è più di qualsiasi altro paese europeo l’anello debole del vecchio continente. Ancora una volta, però, è l’Unione Europa ad essere chiamata ad un ruolo di coordinamento che, purtroppo, è finora mancato in tutto: dalla politiche anti-terrorismo alla politica internazionale, dalla politica di difesa dei confini alla gestione dei migranti. Sotto attacco, quindi, non è solo il Belgio e la sua capitale, ma la nostra civiltà, la nostra democrazia, quindi anche l’Unione Europea e le sue istituzioni. Il problema vero è che come europei non stiamo dando prova di saper fornire risposte appropriate a queste sfide. D’altra parte, finora siamo stati capaci di chiudere i confini, di innalzare muri e filo spinato per respingere un’umanità sofferente, mentre a Molenbeek in Belgio, come a Saint-Denis in Francia e altrove, vivono indisturbati i seminatori di morte cresciuti nelle periferie delle nostre città. (foto Giovanni Armenante)

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore delle pubblicazioni Testimone di parte, edita nel 2006, Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009, e insieme a Silvia Lamberti Maionese impazzita - Comunicazione pubblica ed istituzionale, istruzioni per l'uso, edita nel 2018, nonché curatore di Tornare Grandi (2011) e Salerno, la Provincia del buongoverno (2013), entrambe edite dall’Amministrazione Provinciale di Salerno.

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