Guerra all’Iran, gli italiani frenano: più paura per la benzina che per i missili
Il sondaggio SWG: il 59% boccia l’attacco Usa-Israele e chiede una condanna. Ma la prima preoccupazione non sono le vittime: è il rischio di una nuova crisi energetica
La guerra contro l’Iran trova gli italiani profondamente scettici. L’opinione pubblica, da anni contraria agli interventi militari, conferma la propria inclinazione pacifista anche di fronte all’attacco condotto da Stati Uniti e Israele. Secondo l’ultimo Radar SWG, quasi sei cittadini su dieci giudicano sbagliata l’operazione militare, mentre solo una minoranza la ritiene giustificata.
La distanza è ancora più netta tra gli elettori dei partiti di opposizione, dove prevale una bocciatura quasi unanime. Nel campo del centrodestra, invece, il fronte è più diviso: circa un elettore su due approva l’attacco. Un segnale che riflette un Paese politicamente polarizzato, ma accomunato da un forte timore per le conseguenze del conflitto.
La richiesta al governo: condannare i bombardamenti
La maggioranza degli italiani si aspetterebbe una posizione più netta da parte del governo italiano. Il 41% ritiene che Roma avrebbe dovuto condannare gli attacchi statunitensi e israeliani, mentre una quota minore pensa che si dovesse censurare il contrattacco iraniano o mantenere una posizione di neutralità.
Il dato mostra uno scarto tra l’orientamento dell’opinione pubblica e la linea istituzionale percepita, che secondo molti cittadini avrebbe posto l’accento soprattutto sulla risposta militare di Teheran.
Il futuro dell’Iran: pochi credono nella democrazia
Nonostante la contrarietà alla guerra, gli italiani intravedono possibili cambiamenti negli equilibri interni del Paese. Circa quattro intervistati su dieci ritengono plausibile un cambio di regime dopo il conflitto. Tuttavia, la fiducia nella nascita di una vera democrazia è limitata: lo scenario più probabile, secondo molti, è un indebolimento del sistema degli ayatollah o la sua sostituzione con un governo diverso ma non pienamente democratico.
In altre parole, l’opinione pubblica immagina trasformazioni politiche, ma non una svolta radicale.
Prima la benzina, poi la solidarietà
Il dato forse più rivelatore riguarda le paure legate alla guerra. In cima alle preoccupazioni degli italiani non ci sono le vittime civili né la stabilità geopolitica, ma l’impatto economico.
La principale ansia riguarda infatti l’aumento del prezzo di benzina e gas, seguita dal timore di molte vittime e dalle sofferenze del popolo iraniano. Subito dopo compaiono il rischio di un conflitto lungo, l’allargamento della guerra ad altri Paesi del Medio Oriente e la possibilità di attentati terroristici in Europa.
È un quadro che restituisce una fotografia realistica, quasi cinica: gli italiani guardano alla guerra soprattutto attraverso la lente delle conseguenze sulla propria vita quotidiana.
Un pacifismo alimentato dalla paura delle crisi
Il moltiplicarsi dei fronti di guerra nel mondo sembra rafforzare un orientamento già radicato nella società italiana. Più che un pacifismo ideologico, emerge un pacifismo pragmatico: la contrarietà ai conflitti nasce anche dalla consapevolezza dei loro effetti economici e sociali.
Energia, inflazione, sicurezza. Sono queste le variabili che oggi influenzano la percezione della guerra più delle dinamiche geopolitiche. E che rischiano di diventare, ancora una volta, il vero campo di battaglia percepito dai cittadini.
clicca qui per leggere l’indagine integrale SWG Radar 2-8mar2026







