Cava de’ Tirreni, a colloquio con Giuseppe Benevento del M5S: «Discontinuità con il passato: ora serve un sindaco capace»
L'esponente di spicco del Movimento 5 Stelle cavese apre alla coalizione progressista puntando su competenze e trasparenza: l'obiettivo è archiviare la stagione dell'uomo solo al comando per ricostruire il rapporto con periferie e dipendenti comunali
Giuseppe Benevento, cavese, sessantadue anni, sposato, 2 figli, laureato in ingegneria civile per la difesa suolo e la pianificazione territoriale, esperto in problematiche di difesa del suolo, lavora presso un Centro di Ricerca Universitario oltre a svolgere attività di libero professionista. Da anni, ormai, è il classico professionista prestato alla politica, militando nel M5S dove ha ricoperto un ruolo importante, candidandosi a sindaco di Cava nel 2020, quindi alla Camera nel 2022 e poi alle ultime regionali. Come esponente politico si è distinto in varie iniziative in difesa dei beni comuni, dell’acqua pubblica, per i rifiuti zero, sempre dalla parte dei più deboli e nell’interesse della comunità in cui vive. Avvicinandosi le prossime elezioni comunali lo incontriamo per avere capire cosa succede nel panorama politico cittadino, in particolare nel campo progressista.
foto Christopher Spatuzzi
“Campo largo: schema vincente anche a Cava”
In vista delle prossime comunali, il Movimento Cinque Stelle si sta muovendo nella prospettiva di un campo largo del centrosinistra in salsa locale. Politicamente una scelta strategica, una necessità elettorale o un obbligo morale?
Gentile Direttore, innanzitutto grazie per lo spazio che mi offre e per l’intervista a cui, dopo la tornata elettorale per le regionali, mi sottopongo volentieri.
Premetto che parlo a titolo del tutto personale in quanto ancora non abbiamo assunto alcuna decisione come Gruppo Territoriale del M5S di Cava. Nei prossimi giorni il rappresentate del gruppo ci convocherà per discutere di questo e di altro.
Veniamo alla domanda.
Se il Movimento a Cava de’ Tirreni dovesse scegliere di investire su una scelta di campo largo, o campo progressista, non ci vedrei nulla di male, anzi mi sembra nella logica delle cose provare a riproporre anche a Cava uno schema che si sta dimostrando vincente, laddove ci sono le condizioni. E’ successo, solo per citare le regioni, in Sardegna dove abbiamo una presidente del M5S, è successo in Toscana, in Puglia e in Campania, dove abbiamo, per la prima volta, in una regione a statuto ordinario, un Presidente del M5S: Roberto Fico, un attivista della prima ora, come tanti di noi. Ma sta succedendo in tanti comuni non ultimo Genova e prima ancora Napoli con Manfredi.
Ad ogni modo, Lei come tutti i militanti Cinque Stelle non provate un certo disagio a costruire un percorso politico con gli attuali esponenti del centrosinistra che avete ampiamente e giustamente fatto oggetto di critiche tanto puntute quanto giustificate in questi anni di governo Servalli?
Mi scuserà ma nel prosieguo farò spesso riferimento a ciò che sta succedendo ed è successo alle ultime regionali.
Le proposte elettorali, e Fico lo ha dimostrato, non si fanno contro qualcuno ma sulla costruzione di un programma di cose realizzabili.
Nell’ultima assemblea costituente – NOVA, sì è deciso quale forma dovesse prendere il M5S, la scelta è stata la collocazione nel campo progressista, sebbene da «indipendenti», per cui anche a Cava abbiamo il dovere di provare a stare dalla parte progressista del campo.
Nel passato anche recente, abbiamo mosso varie critiche alle forze di maggioranza, non ultima quella di amministrare, in questo momento, la città con una forza di destra, senza che questo provochi alcun disagio in loro.
Se dovessimo avviare un nuovo percorso si farà sulla condivisione di una scelta di discontinuità con il passato. Discontinuità non tante nelle cose (molte opere utili alla città sono state realizzate o ultimate e la città ne beneficerà in futuro) ma nelle persone e nel modo di amministrare.
L’amministrazione Servalli oramai è alle spalle.
Negli ultimi giorni c’è stato un incontro del campo largo, cui Lei ha partecipato in rappresentanza del Movimento, nel corso del quale si sono cominciati a discutere dei possibili candidati a sindaco. Usciamo però dalla trappola del nominalismo. Ad un candidato sindaco voi Cinque Stelle cosa chiedete? In altre parole, non essendo solo una questione di onestà, voi Cinque Stelle quali competenze cercate in un candidato sindaco e qual è la missione primaria da affidargli?
Negli ultimi mesi abbiamo preso parte a tanti incontri. Ci siamo confrontati praticamente con tutti gli attori politici cavesi, o quasi. Nelle ultime settimane sono varie le occasioni di incontro cui sta partecipando il rappresentante del gruppo (che da giugno scorso non sono più io) e quando invitato, visto ciò che ho fatto e faccio per il M5S a Cava, partecipo volentieri anche io.
Nel primo incontro, con i rappresentanti del possibile campo progressista non si è discusso di nomi ma si è valutata la possibilità di riproporre lo schema risultato vincente con Fico in Regione; e le varie forze politiche (erano presenti il M5S, il PD, il PSI, e Casa Riformista, qualcun altro pur avendo data disponibilità, visto lo scarso preavviso, non era riuscito ad organizzarsi) si sono tutti riservate di decidere dopo aver consultato i loro iscritti e/o direttivi.
In ogni caso non mi sottraggo alla domanda. L’onestà è una precondizione, qui si deve parlare di capacità. Il candidato sindaco dovrà essere capace di amministrare una città che in questo momento è disorientata anche alla luce degli ultimi accadimenti (vicenda ammanchi, vicenda ASCCCA, etc). Amministrare circondandosi di persone capaci e che agiscano nell’interesse della città e non per occupare una posizione di privilegio.
Non starò qui a delineare il programma elettorale ma la cosa da fare nei primi 10 gg (se non addirittura prima delle elezioni) è un confronto franco con i dirigenti dei vari settori comunali, per avere l’immediata consapevolezza della situazione in cui versa l’ente. Dall’esterno si ha la sensazione di una pressoché totale disaffezione dei dipendenti al servizio che svolgono. La casa comunale deve essere una casa di vetro e contemporaneamente una barca su cui si rema tutti dalla stessa parte.
“Basta poltronifici, il cittadino torni al centro”
In effetti, prima che discutere delle persone, cosa sempre poco agevole e per nulla simpatica, è più utile soffermarsi sulle sofferenze della politica cittadina, dell’Ente Comune e della nostra città. In questa ottica, il prossimo sindaco e la sua maggioranza secondo Lei quali emergenze dovranno affrontare in primo luogo e quali dovrebbero essere le priorità programmatiche?
Si deve partire dal recuperare il rapporto con i cittadini che si devono sentire parte di un progetto. A Cava l’emergenza è diventata la quotidianità, quindi io partirei dal benessere dei cittadini. Noi Cavesi dobbiamo tornare ad essere contenti ed orgogliosi di vivere un territorio che ci invidiano tutti.
Si stabilirà insieme una visione di città (qual è la Cava che vogliamo lasciare alle future generazioni) e si concentreranno tutti gli sforzi verso l’obiettivo. Andranno coinvolti tutti gli attori dagli imprenditori nei vari settori agli organismi del terzo settore, dall’artigiano alle partecipate (Metellia, Ausino, ASI etc). Con queste ultime andrà individuato e valutato un nuovo percorso di collaborazione sinergica, sempre nell’interesse del cittadino. Un punto deve e essere chiaro: questi enti, come il comune, sono li per offrire un servizio e non per rendite di posizione o come postifici e/o poltronifici.
foto Christopher Spatuzzi
“Niente primarie, serve una scelta condivisa subito”
C’è anche chi, come Rifondazione Comunista, propone le primarie per l’individuazione del candidato sindaco. Qual è la sua opinione in merito?
Non so cosa voglia fare RC, mi pare che abbiano scelto di stare fuori da un eventuale campo progressista, almeno questa è la scelta che è stata fatta alle regionali.
Io auspico una scelta condivisa del candidato sindaco, senza fughe in avanti, anche perché si prefigura una aggregazione di forze diverse nel modo di concepire la politica e anche il semplice fissare le regole per eventuali primarie ci porterebbe via tempo che in questo momento non abbiamo.
Penso, inoltre che bisogna essere aperti e disponibili a collaborare con chiunque. A tal proposito non escludo che ci sarà la disponibilità di forze civiche nella costruzione del progetto. Lo valuteremo tutti insieme, l’importante è non creare una nuova armata Brancaleone che poi avrà difficoltà nel governare una città complessa in un momento storico difficile.
Qual è, in poche battute, il progetto di città di cui sono portatori i pentastellati metelliani?
Una città è la manifestazione dei cittadini che la abitano. Cittadini soddisfatti fanno una città vivibile. Auspico una città in cui nessuno venga lasciato indietro.
Il vivere insieme significa fissare delle regole, regole che devono rispettare da tutti senza sconti o scorciatoie, anche reprimendo con forza chi le regole non le rispetta. Non si possono tollerare gli atteggiamenti di quanti, nel disprezzo totale bei beni pubblici e del benessere collettivo, fanno scempio della nostra città.
I servizi che i cittadini pagano (la tassazione deve essere equa e tutti ce ne dobbiamo far carico) devono essere assicurati a tutti in ugual misura, senza che ci sia bisogno del politico di turno che dica: “non ti preoccupare me la vedo io”. Basta con le clientele.
Mi riferisco ad un diverso modello di vivere la comunità.
Se invece ci vogliamo riferire alle cose da fare, se vado a rileggere il programma che presentammo alle ultime amministrative del 2020, le priorità sono ancora tutte li: trasporti e viabilità, rifiuti zero (il modello chi inquina paga); smart city, gestione dei beni comuni, comunità energetiche.
Se proprio vogliamo uno slogan direi “Rialziamo la Città”.
Oggi Cava è ripiegata su se stessa e ha bisogno di nuove energie che spero vengano da nuovi attori che si impegnino in prima persona.
foto Christopher Spatuzzi
“Non mi ricandido, resto al servizio della città”
Lei ha affrontato in prima persona e con coraggio diversi appuntamenti elettorali, tra cui l’ultimo alle regionali e cinque anni fa la candidatura a sindaco. Ora, in vista delle comunali della prossima primavera, ha rinunciato ad una nuova candidatura a sindaco? In caso affermativo, quale ruolo intende ritagliarsi?
Come mi disse qualche mese fa un caro amico, che purtroppo non c’è più, non ci sono le condizioni per una mia ricandidatura. Lui lo diceva per portare acqua al suo mulino, io ho maturato la convinzione che non sia il caso dopo essermi confrontato innanzitutto in famiglia e poi con il Gruppo Territoriale del MoVimento.
Come dice Lei, caro Direttore, per certe candidature, a volte di servizio (come nel caso delle politiche, il cui il M5S mi chiese di candidarmi all’Uninominale nel collegio di Salerno in cui i giochi allora sembravano già fatti) ci vuole coraggio, e io ho dimostrato che non mi manca. A Cava ho avute tante belle manifestazioni di stima ed affetto e questo ripaga di tanti sacrifici fatti, e le posso garantire che ne ho fatti.
Io sono e resto un professionista prestato alla politica, troverò il modo insieme al gruppo di dare il mio modesto contributo.
Qual è il messaggio che attraverso il nostro giornale vuole inviare agli elettori cavesi?
Ai cavesi dico di non rassegnarsi, un altro modo di fare comunità c’è e lo si costruisce tutti insieme. Bisogna archiviare il modello dell’uomo (o donna) solo al comando. E a chi si appresta ad amministrare la città, chiunque egli (o ella) sia, dico di partire da una fase di ascolto dalle periferie al centro città. Chi vive il territorio conosce le esigenze dello stesso.
Auspico si riparta dal “Libro Bianco” le cui pagine vanno scritte con l’aiuto di tutti.











