Un mondo che brucia troppi sogni
Dalla violenza quotidiana ai conflitti internazionali, una sola trama unisce le notizie di questi giorni: il primato della forza sul diritto. In un mondo che invoca la pace ma pratica l’arbitrio, resta aperta la domanda su quale futuro abbia davvero la convivenza civile
Davanti alla cronaca di queste ore, la domanda si ripete ossessiva: siamo davvero così lontani da quel mondo che vorremmo definire civile? Oggi le notizie sembrano tutte segnate da un unico filo rosso: l’abuso della forza, in patria e nel mondo, e lo svuotamento del diritto come principio regolatore delle relazioni tra Stati e cittadini.
All’inizio dell’anno, mentre si invocava la pace nei messaggi ufficiali, il conflitto in Ucraina rimane senza soluzione, con le armi ancora ruggenti, mentre i negoziati si trascinano e le parti faticano a immaginare davvero un tavolo di dialogo senza precondizioni. Papa Leone XIV ha ricordato che la pace non è un’utopia e che “si vis pacem, para pacem” (se vuoi la pace, preparati alla pace) non può restare solo uno slogan spirituale, ma deve essere traducibile nelle scelte politiche e diplomatiche di tutti.
Eppure, nel mondo reale, quelle parole sembrano evaporare: una potenza globale ha appena catturato il capo di stato di un altro paese – Nicolás Maduro in Venezuela – e lo ha portato via con un’operazione militare controversa che ha suscitato condanne internazionali e interroga il diritto internazionale.
Ma continuano a manifestarsi segnali di una società che sembra faticare a mantenere il tessuto di civiltà: un ferroviere accoltellato senza motivo — episodio che riporta sotto i riflettori la fragilità del nostro vivere urbano — e i colpi di pistola partiti all’incrocio di Cava de’ Tirreni contro un imprenditore ricordano come la violenza, piccola o grande, domestica o pubblica, si insinui nella quotidianità. Sempre qui a Cava, a casa nostra per capirci, un uomo ubriaco aggredisce un carabiniere, episodio di degrado sociale che arriva mentre tutti auspicavamo un anno migliore, in linea con le parole di speranza e fraternità del Messaggio di Pace del Papa per l’inizio del 2026.
Per finire, non dimentichiamo le inquietanti tensioni internazionali legate alla Groenlandia: dopo l’operazione in Venezuela, la possibilità evocata di un’acquisizione forzata della vasta isola artica da parte degli Stati Uniti ha riportato alla ribalta vecchie ombre di imperialismo e di violazione delle sovranità nazionali. Leader groenlandesi e danesi hanno dovuto ribadire con fermezza che “la Groenlandia non è in vendita”, mentre l’Unione Europea discute possibili risposte politiche a queste reiterate minacce.
In una settimana, tragedie, minacce e violenze, dall’individuo alla comunità internazionale, ci presentano un quadro in cui la forza sembra spesso prevalere sul diritto. Le grandi istituzioni, a volte, appaiono impotenti, e i cittadini percepiscono come un vecchio equilibrio sia rotto: non è più legge ad imporre i vincoli, ma la paura e l’arbitrio.
E allora la provocazione resta aperta per chi legge: se persino la pace proclamata dai più alti messaggi spirituali sembra non riuscire a penetrare le scelte politiche, e se le urla della violenza coprono le voci della diplomazia e del dialogo, siamo ancora in grado di immaginare e costruire un mondo dove la forza del diritto sopravviva al diritto della forza? Oppure dobbiamo rivedere le nostre categorie di pensiero e ripensare la convivenza civile dall’interno, prima che sia troppo tardi?







