Regionali, in Campania avvio di legislatura tra malumori e recite a soggetto
I criteri di formazione della Giunta con figure non elette al Consiglio Regionale anticipata dal neo Governatore, Roberto Fico, lascia l’amaro in bocca già manifestato da Clemente Mastella e suscita umori di disappunto nel Gruppo di “A Testa Alta” il cui ispiratore Vincenzo De Luca in campagna elettorale aveva più volte ribadito che “il capotavola” sarebbe stato dove lui si sarebbe “seduto”
La legislatura che sta per cominciare in Campania si preannunzia travagliata e per certi aspetti anche innovativa.
I criteri di formazione della Giunta con figure non elette al Consiglio Regionale anticipata dal neo Governatore, Roberto Fico, lascia l’amaro in bocca già manifestato da Clemente Mastella e suscita umori di disappunto nel Gruppo di “A Testa Alta” il cui ispiratore Vincenzo De Luca in campagna elettorale aveva più volte ribadito che “il capotavola” sarebbe stato dove lui si sarebbe “seduto”.
E non era necessario ricorrere al responso della “zingara” per comprendere, già in campagna elettorale, le incompatibilità di convergenze di storie umane e politiche diverse, di divergenze di interessi territoriali e, per certi aspetti, personali e/o clientelari. La configurazione degli eletti nella coalizione del cosiddetto campo progressista più che riconoscersi in un comune progetto di sviluppo integrato offre l’immagine di una somma di convenienze di distinte aree territoriali.
Il relativo snodo, emargina politicamente il PD della testardamente unitaria Elly Schlein, a fronte delle aspettative rivendicate dal Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, sponsor di Fico, la cui area metropolitana rappresenta un terzo dell’intera Regione e oltre la metà del suo corpo elettorale. Inoltre, vi sono le altre aree socio-economiche nelle quali i territori hanno come dominus Vincenzo De Luca, dal salernitano al Vallo di Diano, e Clemente Mastella, nell’entroterra beneventano ed irpino.
Altro motivo di malumore non può non essere anche l’intento del Presidente Fico di trattenere per sé la delega per la Sanità fino al rientro dal debito. Il che vuol dire che la gestione della maggiore quota di risorse umane e finanziarie, disponibili in bilancio, e fonte di coltivazione di clientele.
Punto nodale del rapporto di fiducia o sfiducia che andrà ad instaurarsi tra le linee guida assunte da Fico e la continuità dell’opera condotta per un decennio da De Luca, uno degli azionisti di riferimento della nuova maggioranza consiliare. L’elezione del Presidente del Consiglio Regionale è il primo appuntamento istituzionale significativo per i rapporti funzionali che intercorrono tra le attività dello stesso Consiglio nell’impegno legislativo ed il Governatore investito da poteri di proposta e programmazione.
Si tratta di una scelta di equilibrio a fronte del cambio di paradigma nella formazione della Giunta con uomini esterni alle liste proposte dai partiti per caccia e raccolta di voti: da un lato si supera la ipocrita finzione del consigliere supplente, identificato nel primo dei non eletti nella lista del consigliere elevato ad Assessore, e dall’altro mortifica o ridimensiona chi ha esposta la propria faccia di fronte all’elettorato, clientelare o di opinione. Ma va anche considerato che il sistema di separazione di funzioni legislative dall’esecutivo può rivelarsi uno strumento di buon lavoro, di maggiore studio. A meno che il confronto, tra l’Aula ed il Governo, in autonomia di pensiero e di vedute entrato dalla porta non esca dalla finestra con personale di appartenenza partitica irresponsabile di fronte al corpo elettorale. Sarebbe un’altra forma di clientelismo più pervasivo.
Fico riuscirà nel suo intento innovativo? Ha forza ed autorevolezza per tenere unita e sulla stessa traiettoria una somma elettorale di partner, ciascuno dei quali recita politicamente a soggetto?







