scritto da Gennaro Pierri - 27 Gennaio 2026 08:04

La camera del cuore: dove batte ciò che non si vede

Attraverso il tema dei trapianti, una riflessione sul cuore come luogo simbolico dell’identità e della responsabilità verso l’altro. Donare diventa così un gesto etico profondo, che interroga la nostra disponibilità a condividere la vita

cuore

C’è una stanza che nessuna TAC riesce a fotografare. Non compare nei manuali di anatomia, non ha pareti né porte, eppure è affollata come poche. È la camera del cuore: il luogo invisibile dove si depositano le scelte che contano, le paure che non confessiamo, il coraggio che a volte ci sorprende.

Insegno al liceo scientifico qui a Cava e con qualche collega (per la cronaca ho colleghi e colleghe stupendi!) si parla di trapianti e roba del genere: compatibilità, interventi, percentuali di successo. È inevitabile. Ma poi arriva sempre una domanda che spiazza: se ricevo il cuore di un altro, cosa ricevo davvero? È una domanda ingenua solo in apparenza. In realtà ci obbliga a guardare oltre il dato clinico e a interrogarci su ciò che rende una vita “nostra”.

Un trapianto è uno degli atti più radicali che l’essere umano conosca: vivere perché qualcun altro ha smesso di farlo. Dentro questa soglia sottile tra fine e inizio, la medicina fa miracoli, ma è l’etica a tremare. Donare un organo non è solo un gesto sanitario: è un atto di fiducia verso l’umanità, una scommessa sul fatto che il bene possa attraversare i corpi e continuare a circolare.

Per i più giovani, abituati a pensare il cuore come emoji o metafora romantica, scoprire che può passare di mano è quasi disturbante. Eppure è proprio qui la provocazione: se un cuore può continuare a battere in un altro petto, allora forse l’identità non è una fortezza chiusa, ma una casa con stanze comunicanti. Forse siamo più “condivisibili” di quanto immaginiamo.

La camera del cuore non riguarda solo chi dona o riceve. Riguarda tutti noi, ogni volta che scegliamo se restare indifferenti o farci toccare. È lo spazio in cui decidiamo se la vita dell’altro ci riguarda oppure no.

Alla fine, la domanda resta aperta e scomoda: se domani qualcuno potesse vivere grazie a una parte di noi, la nostra camera del cuore sarebbe pronta ad aprirsi? O preferiamo tenerla chiusa, anche a costo di lasciarla in silenzio?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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