scritto da Gennaro Pierri - 24 Gennaio 2026 18:24

Cuore tatuato: quando l’amore ti incendia dentro

Il nostro cuore è pieno di amore o solo di rumore? In un'epoca di relazioni "usa e getta", il testo celebra l'amore che "graffia dentro", quello che non cerca filtri e non scappa davanti al dolore. Amare davvero significa consegnare una parte di sé all'altro, accettando la vulnerabilità come unica via per scoprire chi siamo veramente

Nei corridoi della scuola e anche fra colleghi si parla della serie televisiva “La preside”. E ad un certo punto c’è una canzone che i ragazzi e le ragazze canticchiano con lo sguardo perso (in verità anche qualche collega e anche io ma senza sguardo perso però): Eterno Amore  di Andrea Zeta e Giusy Attanasio (cantanti che non conoscevo neanche).

Se il tuo cuore potesse parlare, che versione di te racconterebbe? Un cuore vuoto, un cuore pieno di like, o un cuore tatuato dentro — segnato da qualcosa che non se ne va, neanche quando tutto cambia?

La canzone Eterno Amore  non è un pop romantico qualunque. È una dichiarazione che suona come un manifesto: non perdiamo tempo con emozioni leggere come piume nel vento, parliamo di amore che ti graffia dentro, che resta anche quando vorresti dimenticare tutto.

In un mondo che confonde contatti con connessioni, emoji con passione, e screenshot di cuori con esperienze profonde, questa canzone ci ricorda che l’amore vero non si scorre via strisciando il dito sullo schermo del telefonino. Non è qualcosa che si riempie a caso per riempire un feed o una domenica noiosa. È qualcosa che entra, rimane, ti cambia l’ossigeno, ti scrive sotto la pelle.

Amare non è facile. Non è Instagram, non è Tinder. È guardare qualcuno negli occhi sapendo che potresti ferirti, ma lo fai comunque. È consegnare una parte di te a qualcun altro, e sì, a volte quella parte ritorna a pezzi. Ma resta dentro, tatuata.

Pensaci: quanti di noi parlano d’amore come se fosse una moda passeggera? Qualcosa da indossare finché non arriva una versione più lucente? Ma l’amore che vale, quello che ti tatuato dentro al cuore, non se ne va alla prima difficoltà. Ti chiede di restare anche quando fa male. Ti chiede di guardare la verità senza filtri.

E qui sta il punto: l’amore non è solo felicità. È un mandato alla vulnerabilità. È stare svegli a mezzanotte con qualcuno e sentire che il mondo fuori continua a respirare, ma dentro tu senti qualcosa di diverso: una promessa non detta, un legame che ti attraversa.

In una società iper-connessa, dove tutto è veloce, usa e getta, ti chiedo: cosa succederebbe se cominciassimo a trattare l’amore come qualcosa da vivere — non da collezionare? Se la prossima volta che usi quella parola tu la usassi con il peso della tua storia, della tua passione, del rischio che comporta?

Allora, ti chiedo davvero: il tuo cuore è pieno di amore… oppure è solo pieno di rumore? E se l’amore fosse davvero ciò che scegli di tenere dentro, anche quando fa più paura che piacere? Forse è lì, nel dolore e nella gioia indistinguibili, che capiamo chi siamo davvero.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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