scritto da Emiliana Senatore - 04 Gennaio 2026 14:53

Cava de’ Tirreni, dodicenne ubriaca: un campanello d’allarme sociale che interpella tutta la comunità

Una ragazza di 12 anni finisce in ospedale dopo aver assunto alcol durante i festeggiamenti di fine anno. L’episodio, fortunatamente senza gravi conseguenze, rivela però una fragilità educativa e sociale che interpella l’intera comunità: famiglie, scuole, istituzioni, esercenti e luoghi di aggregazione. Serve una rete territoriale capace di prevenire, ascoltare e offrire ai giovani alternative sane alla cultura dello sballo

Una ragazza di appena 12 anni, colta da malore dopo aver assunto alcolici durante festeggiamenti di fine anno, finisce in ospedale. Fortunatamente le sue condizioni non hanno avuto conseguenze gravi, ma l’episodio – avvenuto nei giorni scorsi nel comune metelliano – apre una riflessione profonda che va oltre la cronaca e chiama in causa l’intera comunità educante.

Non si tratta di un caso isolato né di una semplice “ragazzata”. La precocità del consumo di alcol tra i giovanissimi è un fenomeno sempre più diffuso, che trova terreno fertile in una combinazione di fattori sociali, culturali ed educativi.

Un fenomeno che parla alla società
Dal punto di vista sociologico, l’episodio riflette una anticipazione dei comportamenti adulti: l’alcol diventa simbolo di appartenenza, di emancipazione, di riconoscimento nel gruppo dei pari. A 12 anni, però, manca ancora la maturità emotiva e cognitiva per valutare il rischio, mentre il bisogno di sentirsi “accettati” prevale sul senso del limite.
Accanto alla pressione del gruppo, emerge una fragilità del presidio adulto: famiglie spesso assenti per motivi lavorativi o inconsapevoli dei contesti frequentati dai figli; spazi pubblici e privati dove il controllo è debole; una cultura della “movida” che normalizza l’alcol anche per i minorenni.
L’accessibilità alle bevande alcoliche, nonostante il divieto di vendita ai minori, resta un nodo critico. Ma il problema non è solo normativo: è culturale. L’alcol è ancora percepito come un rito di passaggio, minimizzandone i rischi per un corpo e un cervello in fase di sviluppo.
La responsabilità della comunità c’ e’ tutta!
Episodi come questo ci ricordano che l’educazione non può essere delegata solo alla famiglia o alla scuola. Serve una alleanza educativa territoriale che coinvolga istituzioni, servizi sanitari, associazioni, esercenti, parrocchie, mondo sportivo e culturale.
Ignorare o banalizzare significa accettare una deriva che espone i ragazzi a rischi sempre più precoci: intossicazioni, incidenti, comportamenti impulsivi, dipendenze…

Da questo episodio può e deve nascere un cambiamento. Alcune azioni possibili per Cava de’ Tirreni. Si potrebbero attivare interventi mirati a sostegno di un’ educazione precoce e strutturata nei diversi percorsi educativi, a partire dalle scuole medie, sui rischi dell’ alcol, sull’ importanza delle emozioni, sulle fragili e pericolose dinamiche del gruppo di pari e sulla fondamentale capacità di dire “no” e di imporre a sé stessi e agli altri il rispetto della propria vita e della propria salute .

Un maggiore coinvolgimento delle famiglie con incontri formativi e spazi di confronto è d’altro canto necessario se si vuole affrontare la problematica in modo concreto.

Pensare a presidi educativi nei luoghi di aggregazione con la presenza di educatori di strada o mediatori sociali durante eventi e serate potrebbe essere un’ ulteriore proposta.
Si potrebbero creare, in sostanza, spazi sicuri, alternativi alla logica dello sballo.
Non sono scevri da responsabilità gli esercenti che dovrebbero essere i primi destinatari insieme ai giovani di campagne locali di sensibilizzazione contro la vendita di alcol ai minori. Non meno importante è pensare di siglare Patti di corresponsabilità tra Comune e attività commerciali. E poi ancora occorre sostenere soluzioni efficaci di ascolto e supporto psicologico per preadolescenti e adolescenti con sportelli dedicati a loro e ai genitori in difficoltà educativa.
Anche coinvolgere i ragazzi nella progettazione di eventi culturali e ricreativi “alcol free” dove i giovani parlano ai giovani sarebbe una proposta efficace da considerare.

La comunità tutta deve ricavare da questo episodio allarmante, l’occasione per un doveroso mea culpa e per una radicale inversione di tendenza, avviando un’ attenta riflessione, tessendo una rete sociale e di scopo per contrastare le fragilità emotive. culturali, sociali .

Perché crescere non può significare perdersi. E nessun ragazzo può essere lasciato solo

Emiliana Senatore

Docente e pedagogista

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