scritto da Gennaro Pierri - 03 Marzo 2026 12:39

Cava de’ Tirreni, il silenzio delle candidate: davvero nessuna donna è pronta?

Possibile che in una città viva, colta, piena di energie come Cava de’ Tirreni non ci sia una sola donna pronta a guidare la macchina amministrativa?

C’è un’assenza che fa più rumore di mille comizi. A Cava, al momento, nessuna donna è candidata a sindaco. Nessuna. Zero. E la domanda non è polemica, è semplice: possibile che in una città viva, colta, piena di energie come Cava de’ Tirreni non ci sia una sola donna pronta a guidare la macchina amministrativa?

Non è una questione di quote rosa, né di bandierine ideologiche. È una questione di sguardo. Le città non si governano solo con i numeri di bilancio, ma con la capacità di leggere i bisogni: scuola, mobilità, lavoro, spazi per i giovani, cura degli anziani. Temi che attraversano la vita quotidiana e che troppo spesso restano intrappolati in un linguaggio politico autoreferenziale, quasi da club privato.

Qualcuno dirà: “Se non si candidano, un motivo ci sarà”. Vero. Ma il punto è chiedersi quale. La politica locale, specie nei centri medi, è ancora percepita come un’arena logorante, fatta di equilibri opachi, pacche sulle spalle e reti consolidate. Non sempre è un ambiente che incoraggia chi non appartiene già a certe dinamiche. E questo non riguarda solo le donne, ma con le donne diventa più evidente.

Il paradosso è che fuori dai palazzi c’è un mondo femminile che regge pezzi interi di comunità: professioniste, imprenditrici, docenti, volontarie. Donne che decidono, organizzano, mediano conflitti, costruiscono reti. Governano già, ma senza fascia tricolore. Allora la domanda cambia: non è “perché non si candidano?”, ma “perché il sistema non le intercetta?”.

In Italia le sindache non sono un’eccezione folkloristica, ma restano una minoranza. E ogni volta che una città sceglie una donna, non compie un atto simbolico: amplia l’immaginario. Dice alle ragazze che la politica non è un territorio ostile per definizione.

Forse il problema non è l’assenza di candidature femminili. Forse è l’assenza di un clima che le renda naturali. E qui la responsabilità non è solo dei partiti, ma di tutti noi. Perché una comunità che non si abitua a vedere donne nei luoghi decisionali finisce per non immaginarle nemmeno.

Cava oggi non ha una candidata sindaco. Mah. È un dettaglio o un segnale? La vera provocazione è questa: se non ci stupisce più, non sarà che abbiamo abbassato l’asticella delle nostre aspettative democratiche?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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