Cava de’ Tirreni, ASCCCA: il pasticcio che arriva a Roma
Dalla nascita confusa dell’azienda speciale ai rilievi del sindaco di Atrani, fino all’interrogazione parlamentare di Imma Vietri. L’ASCCCA diventa un caso nazionale tra conti opachi, inattività gestionale e il rischio di compromettere i servizi sociali
Tanto tuonò che piovve.
Da Cava de’ Tirreni a Roma, passando per Atrani. Il “caso ASCCCA” non è più soltanto una vicenda locale, ma una questione che ha ormai assunto un rilievo nazionale. Dopo oltre un anno di rilievi, denunce politiche e atti amministrativi, la battaglia del sindaco di Atrani, Michele Siravo, contro l’Azienda speciale consortile Cava–Costa d’Amalfi approda in Parlamento.
A dare voce istituzionale a una lunga sequela di criticità è l’interrogazione presentata lo scorso 28 dicembre dall’onorevole Imma Vietri, deputata di Fratelli d’Italia clicca qui per leggere. Un atto che mette nero su bianco, con dovizia di particolari, tutte le anomalie gestionali e finanziarie dell’ASCCCA: un’azienda nata male e cresciuta peggio.
Alla base di tutto c’è un peccato originale che ha segnato la sua esistenza: un atto notarile pasticciato, non coerente con le delibere statutarie approvate dai consigli comunali aderenti. Un “papocchio” amministrativo che ha segnato fin dall’inizio il destino dell’ente e che ha offerto al sindaco Siravo terreno fertile per una battaglia improntata a trasparenza e legalità.
Nell’interrogazione parlamentare vengono richiamate le gravi anomalie nella fase di costituzione e di avvio dell’azienda speciale, che per legge avrebbe dovuto poggiare su una solida programmazione economico-finanziaria. Invece, il PEF (Piano Economico Finanziario) non c’è. Al suo posto un generico “piano di sostenibilità” che non quantifica né il fondo di dotazione né i costi strutturali.
Come se non bastasse, il fondo di dotazione è stato successivamente ridotto senza una vera istruttoria tecnica. Un’operazione talmente discutibile che lo stesso revisore dei conti ha ammesso che le risorse disponibili non sono sufficienti a garantire l’operatività dell’ente.
Il quadro diventa quasi surreale quando si passa alla gestione concreta. Alcuni atti amministrativi danno per scontato che l’ASCCCA sia pienamente operativa, mentre il revisore certifica l’esatto contrario: l’azienda non ha avviato alcuna attività, non dispone di una contabilità attiva e non registra movimentazioni finanziarie.
Altro nodo cruciale è quello dei residui attivi e passivi. Permane infatti un’incertezza sostanziale sul loro trasferimento dall’ente capofila, il Comune di Cava de’ Tirreni, all’azienda speciale. Un tema tutt’altro che secondario, considerando che Cava de’ Tirreni è sottoposta a un piano pluriennale di riequilibrio finanziario. L’onorevole Vietri non lo scrive apertamente, ma è evidente che la sua preoccupazione deriva da un fatto non di poco conto. Anche un solo euro movimentato senza adeguate garanzie potrebbe mettere a rischio la già delicata tenuta dei conti del Comune metelliano.
Ma il punto politicamente e socialmente più rilevante, sottolineato dall’onorevole Vietri, è un altro: l’intera e tormentata vicenda dell’ASCCCA rischia di compromettere la continuità e la qualità dei servizi sociali destinati alle fasce più fragili della popolazione. Da qui la richiesta al Governo di attivare verifiche attraverso i servizi ispettivi di finanza pubblica.
Le posizioni del sindaco Siravo, del resto, sono note da tempo. E trovano un atto dirompente nella delibera con cui il Comune di Atrani ha sospeso l’efficacia della propria adesione all’ente consortile. Un “no” secco al versamento della quota del fondo di dotazione. E anche l’annuncio della possibilità di rivolgersi alle autorità competenti qualora l’ASCCCA continui a formulare richieste ritenute illegittime. Tradotto: Atrani non intende fare da “bancomat” a un ente avvolto da fitte nubi istruttorie clicca qui per leggere.
In conclusione, non è affatto da escludere che attorno all’ASCCCA emergano problematiche ben più delicate e complesse di quelle finora emerse. Né si possono escludere sviluppi clamorosi se i Ministeri chiamati in causa dall’interrogazione parlamentare dovessero attivare verifiche ispettive. Senza dimenticare l’eventuale interesse della Corte dei Conti.
La telenovela dell’ASCCCA, insomma, sembra tutt’altro che finita. E le prossime puntate potrebbero essere le più esplosive.







